Ed Sheeran canta a tutto volume, ma non copre il rumore dei pensieri, è solo un sottofondo che riscalda l'atmosfera, una dolce compagnia.
Non so cos'ho stasera, perché andava tutto bene fino a qualche ora fa, ma adesso ho solo tante cose che mi schiacciano e non ho forza per alzarmi, nonostante io mi finga forte per reggere tutti.
Cosa mi farebbe stare bene? Non lo so, non lo so più. Forse nulla, forse non esiste nulla che mi faccia star bene o anche solo meglio. Nonostante non sappia cosa mi potrebbe aiutare, so cosa vorrei fare mentre Ed Sheeran continua a cantare "Even My Dad Does Sometimes" vorrei scrivere ad un'amica che non sento da troppo che, nonostante faccia così sedicenni, io vorrei tanto un abbraccio ed un bacio in fronte, come in quelle mattinate in cui ero triste in quella scuola che neanche ricordo chiaramente. Vorrei scrivere ad un'altra amica, dirle che mi manca da matti, che questa distanza che si è creata "mi fa un sacco schifo", proprio così, in maniera poco corretta dal punto di vista del linguaggio. Vorrei dire a quell'amico che si è trasferito dalla parte di Milano di farmi davvero sapere quando scende, perché, oltre alla voglia matta di un suo abbraccio, voglio vedere quanto sia felice ore e conoscere chi l'ha reso così felice e ringraziarlo, perché se lo meritava tanto quel ragazza dalla voce dolce.Vorrei dire a tre amiche di scusarmi se non ci sono come un tempo, se sono più chiusa, ma non voglio dar loro più peso di quello che già hanno sulle spalle e soprattutto che mi mancano, mi mancano così tanto da far male. Vorrei dire a quell'amico che ho una fottuta paura di allontanarlo, di perderlo, ma che se andarsene fosse una sua scelta, lo accetterei anche se sarebbe come dire addio ad una piccola, grande, parte di me. Soprattutto vorrei dire tante cose a lui, così tante che non saprei neanche che dirgli e allora prenderei carta e penna e gli racconterei tutte le cose fatte insieme che mi ricordo e di quanto siano tutte le cose migliori che ricordi da un buon anno a questa parte, ma soprattutto gli scriverei di volergli far leggere tutte le cose che ho scritto su di lui. Tutte, dall'anno scorso ad ora. Se non è qualcosa di vicino all'amore questo, io non amerò mai.
Vorrei dire tante altre cose a tante altre persone, ma taccio e scrivo e vorrei piangere mentre Ed canta ancora "It's alright to cry / Even my dad does sometimes / So don't wipe your eyes / Tears remind you you're alive".
lunedì 27 ottobre 2014
mercoledì 15 ottobre 2014
Another turning point, a fork stuck in the road.
Stasera mi sento ad un incrocio con troppe strade davanti a me che sono ferma nel tentativo di capire qual è quella da prendere, ma sono senza una mappa stradale, un gps, un'indicazione scarabocchiata su un foglietto o un segnale stradale a cui affidarmi.
Anche se passasse qualcuno, non saprei che indicazione chiedere, perché forse so che devo trovarla da sola, ma io, che non ho senso dell'orientamento, come faccio a muovermi da qui?
E non so dove andare ed ho paura, troppa paura, ma ferma non si può stare.
Anche se passasse qualcuno, non saprei che indicazione chiedere, perché forse so che devo trovarla da sola, ma io, che non ho senso dell'orientamento, come faccio a muovermi da qui?
E non so dove andare ed ho paura, troppa paura, ma ferma non si può stare.
martedì 30 settembre 2014
Avrei voluto sfruttare il suo compleanno per dirgli tutte quelle cose che non ho mai detto da un anno a questa parte, ma anche solo scrivergli la frase più brutta di sempre è stata un'impresa.
E non capirò mai com'è possibile che, quando gli sono accanto, posso parlare di tutto senza problemi, ma quando è lontano, anche scrivergli la cosa più stupida sembra un'impresa.
("sarebbe bello se tu fossi qui, ti avrei offerto una crêpe per festeggiare e saremmo andati agli scogli dove quest'anno non siamo andati neanche una volta e avremmo parlato di futuri inverosimili col mare di settembre davanti".
Sarebbe bello potertelo scrivere, tutto d'un fiato senza pensare. Sarebbe bello)
E non capirò mai com'è possibile che, quando gli sono accanto, posso parlare di tutto senza problemi, ma quando è lontano, anche scrivergli la cosa più stupida sembra un'impresa.
("sarebbe bello se tu fossi qui, ti avrei offerto una crêpe per festeggiare e saremmo andati agli scogli dove quest'anno non siamo andati neanche una volta e avremmo parlato di futuri inverosimili col mare di settembre davanti".
Sarebbe bello potertelo scrivere, tutto d'un fiato senza pensare. Sarebbe bello)
domenica 28 settembre 2014
sabato 27 settembre 2014
E' sabato sera, io sono già in pigiama, con una coperta a fiori sulle spalle, a cercare informazioni su come seminare e far crescere una pianta carnivora mentre una compagnia di classe mi prende per folle per aver comprato i semi di pianta carnivora e dal piano di sotto si sente Masini che canta "T'innamorerai".
Oggi è stata una bella giornata, stasera sto uno schifo e mi pento persino di essermi buttata su una pianta carnivora, quando a mala pena so tenere una pianta grassa. Forse l'ho presa per dare a qualcosa le mie attenzioni, forse perché sono impazzita davvero e non devo fare acquisti nei periodi in cui mi fingo "felice".
C'è Masini che canta con Zarrillo, ora, e mi viene da dire da urlare di togliere l'audio: quello che sento mi facendo salire il mal di testa.
Ho appena letto che "le piante carnivore non sono difficili, vanno capite". Ho capito perché ho comprato i semi di una Dionaea Muscipula.
Oggi è stata una bella giornata, stasera sto uno schifo e mi pento persino di essermi buttata su una pianta carnivora, quando a mala pena so tenere una pianta grassa. Forse l'ho presa per dare a qualcosa le mie attenzioni, forse perché sono impazzita davvero e non devo fare acquisti nei periodi in cui mi fingo "felice".
C'è Masini che canta con Zarrillo, ora, e mi viene da dire da urlare di togliere l'audio: quello che sento mi facendo salire il mal di testa.
Ho appena letto che "le piante carnivore non sono difficili, vanno capite". Ho capito perché ho comprato i semi di una Dionaea Muscipula.
lunedì 22 settembre 2014
Quando i vuoti pesano più dei pieni.
Cerco di tenere occupata la testa in tutti i modi, per non sentire le paranoie, l'ansia e quel dannato senso di mancanza che mi fa sentire persa che mai.
Ho ripreso la mia routine, modificandola un po' rispetto agli altri anni: ogni mattina mi alzo alle sei e mezza, senza rimandare la sveglia, cercando di non fare tutto di corsa e con l'ansia di perdere l'autobus.
Cerco di essere amichevole con tutti, nonostante stia sulle mie senza farlo notare troppo, di scherzare, senza però star sempre a far la stupida. E poi studio senza rimandare, senza troppe pause.
Mi tengo occupata e per un po' funziona, però poi mi torno a preoccupare per tutti, cioè per quel gruppo ristretto di persone di cui mi importa davvero, per me stessa ed il mio futuro. Tutto questo finisce in paranoie, in ansia. Non ne parlo, sia mai che qualcuno si senta in colpa per rendermi partecipe e non voglio, mi va bene star in silenzio, sono abbastanza forte da sopportare, ma se ho bisogno chiedo aiuto. Ho imparato.
E poi c'è quel senso di manca che non è mai stata presenza e che fa malissimo per quello, perché ti sfiora, ti trapassa senza fermarsi mai. Ti fa sentire un senso di vertigine che è come il senso di acquolina quando il vento porta il profumo di pane caldo, ma non puoi mangiarlo. C'è chi si lamenta di una presenza diventata assenza, ma io gli farei provare cosa vuol dire avere un vuoto dentro che corrisponde perfettamente ad una persona che non hai avuto, non hai e non avrai mai, neanche per un giorno, ma solo per momenti inconsapevoli ed i momenti inconsapevoli non sono condividere, non sono riempire davvero un vuoto.
Ho un vuoto con la sua forma, lui non l'ha saputo un anno fa, non l'ha saputo otto mesi fa e neanche il mese scorso.
Ho un vuoto che ha la sua forma, ho ansie che si calmano solo col ricordo di uno abbraccio o di lui che legge ad alta voce. Ho una strana nostalgia che ha il suono della sua voce ed marea di canzoni che sanno di pop-corn e tè caldo, come quella volta ad inizio gennaio.
Ho tutte queste cose, ne ho anche tante altre, ma se non ho le mani sulla sua schiena per cercare di fargli capire le cose che non ha mai capito e che non ho mai avuto il coraggio di dire, che cos'ho?
Forse è meglio se torno a geografia, al è ed a "American History X".
Ho ripreso la mia routine, modificandola un po' rispetto agli altri anni: ogni mattina mi alzo alle sei e mezza, senza rimandare la sveglia, cercando di non fare tutto di corsa e con l'ansia di perdere l'autobus.
Cerco di essere amichevole con tutti, nonostante stia sulle mie senza farlo notare troppo, di scherzare, senza però star sempre a far la stupida. E poi studio senza rimandare, senza troppe pause.
Mi tengo occupata e per un po' funziona, però poi mi torno a preoccupare per tutti, cioè per quel gruppo ristretto di persone di cui mi importa davvero, per me stessa ed il mio futuro. Tutto questo finisce in paranoie, in ansia. Non ne parlo, sia mai che qualcuno si senta in colpa per rendermi partecipe e non voglio, mi va bene star in silenzio, sono abbastanza forte da sopportare, ma se ho bisogno chiedo aiuto. Ho imparato.
E poi c'è quel senso di manca che non è mai stata presenza e che fa malissimo per quello, perché ti sfiora, ti trapassa senza fermarsi mai. Ti fa sentire un senso di vertigine che è come il senso di acquolina quando il vento porta il profumo di pane caldo, ma non puoi mangiarlo. C'è chi si lamenta di una presenza diventata assenza, ma io gli farei provare cosa vuol dire avere un vuoto dentro che corrisponde perfettamente ad una persona che non hai avuto, non hai e non avrai mai, neanche per un giorno, ma solo per momenti inconsapevoli ed i momenti inconsapevoli non sono condividere, non sono riempire davvero un vuoto.
Ho un vuoto con la sua forma, lui non l'ha saputo un anno fa, non l'ha saputo otto mesi fa e neanche il mese scorso.
Ho un vuoto che ha la sua forma, ho ansie che si calmano solo col ricordo di uno abbraccio o di lui che legge ad alta voce. Ho una strana nostalgia che ha il suono della sua voce ed marea di canzoni che sanno di pop-corn e tè caldo, come quella volta ad inizio gennaio.
Ho tutte queste cose, ne ho anche tante altre, ma se non ho le mani sulla sua schiena per cercare di fargli capire le cose che non ha mai capito e che non ho mai avuto il coraggio di dire, che cos'ho?
Forse è meglio se torno a geografia, al è ed a "American History X".
sabato 20 settembre 2014
Voltare pagina.
Mi dico "volta pagina", tanto non ci sarà mai nulla che ti darà un motivo per scrivere, se non il dannatissimo senso di mancanza di cui hai già scritto troppo senza scrivere nulla.
Mi dico "volta pagina", lo faccio ogni volta che mi viene da imprecare perché ogni mio sforzo di (rI)dimenticarlo viene sabotato, lo faccio quando cedo e mi sfogo con quell'unico amico che sa la realtà dei fatti che mi dice che sì, devo andare avanti se non voglio rischiare - cosa c'è da rischiare, mi vien da dire, se non la mia stessa vita? E' l'unica cosa in ballo - ma che, però, la vita è troppo imprevedibile per escludere ogni probabilità.
Mi dico "volta pagina", ma poi mi chiedo "come cazzo si fa?".
Mi dico "volta pagina", mi chiedo come si fa, ma intanto continuo a sentire la stessa canzone maledicendomi per l'ennesime parole che sanno di assenza
Mi dico "volta pagina", lo faccio ogni volta che mi viene da imprecare perché ogni mio sforzo di (rI)dimenticarlo viene sabotato, lo faccio quando cedo e mi sfogo con quell'unico amico che sa la realtà dei fatti che mi dice che sì, devo andare avanti se non voglio rischiare - cosa c'è da rischiare, mi vien da dire, se non la mia stessa vita? E' l'unica cosa in ballo - ma che, però, la vita è troppo imprevedibile per escludere ogni probabilità.
Mi dico "volta pagina", ma poi mi chiedo "come cazzo si fa?".
Mi dico "volta pagina", mi chiedo come si fa, ma intanto continuo a sentire la stessa canzone maledicendomi per l'ennesime parole che sanno di assenza
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