Firenze l’è piccina e l’è anche casa mia,Non necessariamente devi vivere o aver vissuto in un posto per considerarlo casa. Secondo alcuni casa è, banalmente, “dov’è il tuo cuore”. Altrettanto banalmente, per me casa è quel posto che ti porti nel cuore, che è diverso dal dire “dove si trova il tuo cuore”, perché potrei anche dimenticarcelo per sbaglio da qualche parte, mentre mettere un posto nel proprio cuore, costruirli un suo spazio, è una scelta. Casa è, per me, quel posto che mi permette di sorridere con poco, nonostante io mi trovi lì con la scuola e classe mia sa solo combinare casini, è dove ho qualcuno che mi accoglie a braccia aperte. Casa è, per me, quel posto che nonostante io non c’abbia mai abitato, abbia in sé buona parte delle mie radici, ma anche ricordi, belli ma anche meno belli. Casa non è per me quel posto “dov’è il mio cuore”, casa è quel posto che anche se non vedo da tempo, il giorno in cui ci rimetto piede non mi farà mai sentire un estranea, perché riconoscerò sempre il suo aspetto, quell’aria diversa che solo lì trovi, quell’accento che in autobus tentavano tutti di imitare, ma nessuno ci riesce. Casa è per me Firenze che ogni volta sa sempre abbracciarmi in un abbraccio calco anche quando la temperatura è bassa e gelano le mani.
ce l’ho sempre davanti anche quando vado via.
Firenze non cambiare che dopo non ci piaci,
rimani piccolina noi ti si porta i baci
mercoledì 17 dicembre 2014
Home is a place in my heart.
domenica 14 dicembre 2014
Trecentosessantatré.
Un anno fa, anzi trecentosessantatré giorni fa si avviava a spaccarmi il cuore come nessun'altro prima di lui.
Trecentosessantatré giorni dopo, quel taglio sul cuore me lo sono ricucita da sola, lui ha cucito tutti gli altri e non m'importa se quella cicatrice a volte mi dà ancora fastidio. E' guarita, lui è rimasto nella mia vita in modo diverso e inaspettatamente fondamentale mentre io sorrido, perché nonostante tutto, sono fortunata.
Trecentosessantatré giorni dopo, quel taglio sul cuore me lo sono ricucita da sola, lui ha cucito tutti gli altri e non m'importa se quella cicatrice a volte mi dà ancora fastidio. E' guarita, lui è rimasto nella mia vita in modo diverso e inaspettatamente fondamentale mentre io sorrido, perché nonostante tutto, sono fortunata.
domenica 7 dicembre 2014
Un mare di guai, un bel mare di guai.
E' quasi una settimana che cerco di evitate di scrivere quello che ho per la testa, che mi sta facendo uscire scema, perché se una cosa la pensi, se la dici ad alta c'è, ma non è tangibile, però se la scrivi è tangibile, reale, inevitabile.
"L'amore non c'è, non ti interessa nessuno, ma sei divisa tra due persone".
Sento ancora la professore di psicologia che parla mentre mi osserva, sento ancora i commenti delle compagne di classe farsi lontani mentre dentro sento un boato simile a quello che sentii anni fa quando il ponte crollò. Era una verità che avevo tenuto nascosta a tutti, compresa me stessa. Forse, qualcuno l'aveva intravista attraverso le crepe dei miei muri, ma io no, avevo chiuso gli occhi e non vedevo niente, neanche le ombre.
Ora, le ombre, mi stanno inghiottendo.
Se avesse ragione quell'amica che mi dice che "ti convinci di vederlo così per non star male" ed ho torto io a essere convinta delle cose, nel dire "ogni tanto ci penso che le cose potevano essere diverse, ma solo perché è passato un anno esatto da quando le cose promettevano di essere diverse"?
Se l'altro, anche se non lo penso tutti i giorni, anche se non lo sento e non lo vedo da troppo, me lo portassi dentro, in quei posti che ho sfiorato sulla sua schiena? Se io provassi davvero "qualcosa di più", perché mi "piacciono aspetti diversi di uno e dell'altro"? Cosa dovrei fare?
Per uno tremo, tremo quando lo intravedo da lontano, tremo così tanto da cambiare strada per non incrociarlo, per non tremare come la California.
Per l'altro... per l'altro scalerei le montagne, supererei la distanza come ho superato l'odio per il contatto fisico finendo a fargli i grattini standogli abbracciata ad ogni occasione, come ho pedalato sotto il sole solo perché lui mi aveva chiesto di andare.
Per uno ho affrontato un salto, mi sono rotta qualche osso, ma son guarita, c'è voluto tempo, ma sono guarita e credevo di stare bene prima che dicessero determinate cose.
Per l'altro faccio finta di non ricordare ogni minimo dettaglio, di non pensarlo quando l'ansia si mangia il mio ossigeno.
Cosa dovrei fare se quella professoressa tanto geniale avesse ragione, se fossi divisa tra due persone che in me non vedono lo stesso? Cosa dovrei fare per tornare a non sentire, a non pensare che forse ha ragione ed io sto come ha detto lei?
Vorrei silenzio, quiete, com'era prima, quando ero bendata e le cose le vedevano solo gli altri, perché tornare ad aver bisogno di chi non sente lo stesso fa male, male da far mancare l'aria.
"L'amore non c'è, non ti interessa nessuno, ma sei divisa tra due persone".
Sento ancora la professore di psicologia che parla mentre mi osserva, sento ancora i commenti delle compagne di classe farsi lontani mentre dentro sento un boato simile a quello che sentii anni fa quando il ponte crollò. Era una verità che avevo tenuto nascosta a tutti, compresa me stessa. Forse, qualcuno l'aveva intravista attraverso le crepe dei miei muri, ma io no, avevo chiuso gli occhi e non vedevo niente, neanche le ombre.
Ora, le ombre, mi stanno inghiottendo.
Se avesse ragione quell'amica che mi dice che "ti convinci di vederlo così per non star male" ed ho torto io a essere convinta delle cose, nel dire "ogni tanto ci penso che le cose potevano essere diverse, ma solo perché è passato un anno esatto da quando le cose promettevano di essere diverse"?
Se l'altro, anche se non lo penso tutti i giorni, anche se non lo sento e non lo vedo da troppo, me lo portassi dentro, in quei posti che ho sfiorato sulla sua schiena? Se io provassi davvero "qualcosa di più", perché mi "piacciono aspetti diversi di uno e dell'altro"? Cosa dovrei fare?
Per uno tremo, tremo quando lo intravedo da lontano, tremo così tanto da cambiare strada per non incrociarlo, per non tremare come la California.
Per l'altro... per l'altro scalerei le montagne, supererei la distanza come ho superato l'odio per il contatto fisico finendo a fargli i grattini standogli abbracciata ad ogni occasione, come ho pedalato sotto il sole solo perché lui mi aveva chiesto di andare.
Per uno ho affrontato un salto, mi sono rotta qualche osso, ma son guarita, c'è voluto tempo, ma sono guarita e credevo di stare bene prima che dicessero determinate cose.
Per l'altro faccio finta di non ricordare ogni minimo dettaglio, di non pensarlo quando l'ansia si mangia il mio ossigeno.
Cosa dovrei fare se quella professoressa tanto geniale avesse ragione, se fossi divisa tra due persone che in me non vedono lo stesso? Cosa dovrei fare per tornare a non sentire, a non pensare che forse ha ragione ed io sto come ha detto lei?
Vorrei silenzio, quiete, com'era prima, quando ero bendata e le cose le vedevano solo gli altri, perché tornare ad aver bisogno di chi non sente lo stesso fa male, male da far mancare l'aria.
domenica 16 novembre 2014
Ciao, è un giorno scuro e mi manchi parecchio.
Vorrei parlarti, lo vorrei così tanto che ho iniziato a scriverti come se tu potessi leggere, come se queste cose te le stessi dicendo e la cosa buffa è che se ora tu mi scrivessi, queste cose te le direi davvero, perché con te oramai non ho paura. Sì, forse ho qualche paranoia di troppo, ma se ti scrivo qualcosa lo faccio in maniera totale che tanto tu non giudichi, tu capisci.
Mi mancano i tuoi messaggi in piena notte, le nostre confessioni serie, i messaggi senza senso sulle cose più disparate e le dichiarazioni d'affetto quasi dal nulla. Mi manchi così tanto che inizio a finire in paranoia, soprattutto di notte quanto sono più abituata a "vederti" spuntare a scrivermi di sentire una canzone con cui ti sei fissato. In quei momenti mi chiedo se è davvero internet il problema o se sono io, se ti sei studato di avermi come amica. Se così fosse, io come farei? Io che di te ho così tanto bisogno da sentirmi persa, intrappolata in una pozza di catrame ce mi sta lentamente ingoiando, come farei se te ne andassi davvero? Se stato l'unico a cui ho permesso di starmi vicino in questi mesi, quindi so con assoluta certezza che ne uscirei menomata.
So che dovrei fidarmi, che tu hai sempre lottato per la mia fiducia, per farmi capire che tu non te ne andrai, che non vuoi andartene, ma le mie paranoie sono così forti che in questi giorni vincono su di me, su di te, sulla nostra amicizia.
(dove sei?)
Avrei così tante cose da raccontarti, così tante cose su cui vorrei una tua rassicurazione, ma più di tutto vorrei sapere che stai been, che non è come l'ultima volta che non ci siamo sentiti che ti hanno spezzato quel cuore enorme e bello che hai, perché non sopporterei di saperti ferito e di non esserti vicino.
Ti vorrei così tanto parlare che scrivo cose senza senso, perché ho troppe cose per la testa, ma chissà, magari domani che sono a Firenze, quella città che entrambi amiamo, cedo a scriverti e tu, in qualche modo, risponderai e saprò che tutto ok.
Mi mancano i tuoi messaggi in piena notte, le nostre confessioni serie, i messaggi senza senso sulle cose più disparate e le dichiarazioni d'affetto quasi dal nulla. Mi manchi così tanto che inizio a finire in paranoia, soprattutto di notte quanto sono più abituata a "vederti" spuntare a scrivermi di sentire una canzone con cui ti sei fissato. In quei momenti mi chiedo se è davvero internet il problema o se sono io, se ti sei studato di avermi come amica. Se così fosse, io come farei? Io che di te ho così tanto bisogno da sentirmi persa, intrappolata in una pozza di catrame ce mi sta lentamente ingoiando, come farei se te ne andassi davvero? Se stato l'unico a cui ho permesso di starmi vicino in questi mesi, quindi so con assoluta certezza che ne uscirei menomata.
So che dovrei fidarmi, che tu hai sempre lottato per la mia fiducia, per farmi capire che tu non te ne andrai, che non vuoi andartene, ma le mie paranoie sono così forti che in questi giorni vincono su di me, su di te, sulla nostra amicizia.
(dove sei?)
Avrei così tante cose da raccontarti, così tante cose su cui vorrei una tua rassicurazione, ma più di tutto vorrei sapere che stai been, che non è come l'ultima volta che non ci siamo sentiti che ti hanno spezzato quel cuore enorme e bello che hai, perché non sopporterei di saperti ferito e di non esserti vicino.
Ti vorrei così tanto parlare che scrivo cose senza senso, perché ho troppe cose per la testa, ma chissà, magari domani che sono a Firenze, quella città che entrambi amiamo, cedo a scriverti e tu, in qualche modo, risponderai e saprò che tutto ok.
venerdì 14 novembre 2014
lunedì 27 ottobre 2014
It's alright to cry, even my dad does sometimes, so don't wipe your eyes, tears remind you you're alive.
Ed Sheeran canta a tutto volume, ma non copre il rumore dei pensieri, è solo un sottofondo che riscalda l'atmosfera, una dolce compagnia.
Non so cos'ho stasera, perché andava tutto bene fino a qualche ora fa, ma adesso ho solo tante cose che mi schiacciano e non ho forza per alzarmi, nonostante io mi finga forte per reggere tutti.
Cosa mi farebbe stare bene? Non lo so, non lo so più. Forse nulla, forse non esiste nulla che mi faccia star bene o anche solo meglio. Nonostante non sappia cosa mi potrebbe aiutare, so cosa vorrei fare mentre Ed Sheeran continua a cantare "Even My Dad Does Sometimes" vorrei scrivere ad un'amica che non sento da troppo che, nonostante faccia così sedicenni, io vorrei tanto un abbraccio ed un bacio in fronte, come in quelle mattinate in cui ero triste in quella scuola che neanche ricordo chiaramente. Vorrei scrivere ad un'altra amica, dirle che mi manca da matti, che questa distanza che si è creata "mi fa un sacco schifo", proprio così, in maniera poco corretta dal punto di vista del linguaggio. Vorrei dire a quell'amico che si è trasferito dalla parte di Milano di farmi davvero sapere quando scende, perché, oltre alla voglia matta di un suo abbraccio, voglio vedere quanto sia felice ore e conoscere chi l'ha reso così felice e ringraziarlo, perché se lo meritava tanto quel ragazza dalla voce dolce.Vorrei dire a tre amiche di scusarmi se non ci sono come un tempo, se sono più chiusa, ma non voglio dar loro più peso di quello che già hanno sulle spalle e soprattutto che mi mancano, mi mancano così tanto da far male. Vorrei dire a quell'amico che ho una fottuta paura di allontanarlo, di perderlo, ma che se andarsene fosse una sua scelta, lo accetterei anche se sarebbe come dire addio ad una piccola, grande, parte di me. Soprattutto vorrei dire tante cose a lui, così tante che non saprei neanche che dirgli e allora prenderei carta e penna e gli racconterei tutte le cose fatte insieme che mi ricordo e di quanto siano tutte le cose migliori che ricordi da un buon anno a questa parte, ma soprattutto gli scriverei di volergli far leggere tutte le cose che ho scritto su di lui. Tutte, dall'anno scorso ad ora. Se non è qualcosa di vicino all'amore questo, io non amerò mai.
Vorrei dire tante altre cose a tante altre persone, ma taccio e scrivo e vorrei piangere mentre Ed canta ancora "It's alright to cry / Even my dad does sometimes / So don't wipe your eyes / Tears remind you you're alive".
Non so cos'ho stasera, perché andava tutto bene fino a qualche ora fa, ma adesso ho solo tante cose che mi schiacciano e non ho forza per alzarmi, nonostante io mi finga forte per reggere tutti.
Cosa mi farebbe stare bene? Non lo so, non lo so più. Forse nulla, forse non esiste nulla che mi faccia star bene o anche solo meglio. Nonostante non sappia cosa mi potrebbe aiutare, so cosa vorrei fare mentre Ed Sheeran continua a cantare "Even My Dad Does Sometimes" vorrei scrivere ad un'amica che non sento da troppo che, nonostante faccia così sedicenni, io vorrei tanto un abbraccio ed un bacio in fronte, come in quelle mattinate in cui ero triste in quella scuola che neanche ricordo chiaramente. Vorrei scrivere ad un'altra amica, dirle che mi manca da matti, che questa distanza che si è creata "mi fa un sacco schifo", proprio così, in maniera poco corretta dal punto di vista del linguaggio. Vorrei dire a quell'amico che si è trasferito dalla parte di Milano di farmi davvero sapere quando scende, perché, oltre alla voglia matta di un suo abbraccio, voglio vedere quanto sia felice ore e conoscere chi l'ha reso così felice e ringraziarlo, perché se lo meritava tanto quel ragazza dalla voce dolce.Vorrei dire a tre amiche di scusarmi se non ci sono come un tempo, se sono più chiusa, ma non voglio dar loro più peso di quello che già hanno sulle spalle e soprattutto che mi mancano, mi mancano così tanto da far male. Vorrei dire a quell'amico che ho una fottuta paura di allontanarlo, di perderlo, ma che se andarsene fosse una sua scelta, lo accetterei anche se sarebbe come dire addio ad una piccola, grande, parte di me. Soprattutto vorrei dire tante cose a lui, così tante che non saprei neanche che dirgli e allora prenderei carta e penna e gli racconterei tutte le cose fatte insieme che mi ricordo e di quanto siano tutte le cose migliori che ricordi da un buon anno a questa parte, ma soprattutto gli scriverei di volergli far leggere tutte le cose che ho scritto su di lui. Tutte, dall'anno scorso ad ora. Se non è qualcosa di vicino all'amore questo, io non amerò mai.
Vorrei dire tante altre cose a tante altre persone, ma taccio e scrivo e vorrei piangere mentre Ed canta ancora "It's alright to cry / Even my dad does sometimes / So don't wipe your eyes / Tears remind you you're alive".
mercoledì 15 ottobre 2014
Another turning point, a fork stuck in the road.
Stasera mi sento ad un incrocio con troppe strade davanti a me che sono ferma nel tentativo di capire qual è quella da prendere, ma sono senza una mappa stradale, un gps, un'indicazione scarabocchiata su un foglietto o un segnale stradale a cui affidarmi.
Anche se passasse qualcuno, non saprei che indicazione chiedere, perché forse so che devo trovarla da sola, ma io, che non ho senso dell'orientamento, come faccio a muovermi da qui?
E non so dove andare ed ho paura, troppa paura, ma ferma non si può stare.
Anche se passasse qualcuno, non saprei che indicazione chiedere, perché forse so che devo trovarla da sola, ma io, che non ho senso dell'orientamento, come faccio a muovermi da qui?
E non so dove andare ed ho paura, troppa paura, ma ferma non si può stare.
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