mercoledì 25 novembre 2015
Ho consumato 21 grammi di felicità per uso personale.
Stamani alle 6:30, in stazione, avevo avuto il presagio che sarebbe stata una giornata di merda, che mi sarebbe pesato tutto e invece ora sono sul treno di ritorno da Pisa e sorrido. Forse hanno ragione quando mi dicono che sono troppo pessimista, che vedo tutto in maniera troppo catastrofica o forse sono io che sto davvero imparando a vedere le cose belle in mezzo al marciume generale.
Stamani sono arrivata prestissimo a Pisa, così mi sono andata a godere la luce d'orata del sole sui monumenti in una Piazza dei Miracoli ancora addormentata, senza turisti accalcati a fare la foto reggendo la Torre. Mi sono goduta quello spettacolo beandomene come se non ci fosse un domani e quello spettacolo ha iniziato a raddrizzare la mia giornata.
Mi sono concessa di ridere fino a piangere con un compagno dopo che un vu cumprà stralunato, tra scene assurde, ha sancito che io e lui tra due anni ci sposeremo. Mi sono concessa di ridere, di sorridere, di bearmi in cose belle perché io me lo merito.
La vita è bella, nonostante tutto.
martedì 24 novembre 2015
Ho fatto l’abbonamento alla sfiga, pensando fosse quello per la pizzeria #1.
Ho un’unica vera dipendenza: i concerti. Forse è anche l’unica cosa che riesce a combattere la mia pigrizia facendomi correre a prendere i biglietti, correre per le prime file, insomma, per i concerti farei davvero i salti mortali, perché, dai, io sono una da divano mica una da muoversi, ma i concerti!
Niente, dopo giorni che ci rimugino su vado a vedere i prezzi per i The Cure, giusto per farsi un’idea, e proporlo ad E. che, pure lei, li ama e ama i concerti, insomma sarebbe stata una proposta da brava amica. I biglietti che costano meno costa sui settanta e passa euro... ma direi anche di no, sono troppo poveraccia nella vita per permettermi un biglietto in piccionaia da settanta e passa euro più il viaggio e il dormire. Insomma, ciao The Cure.
Sconsolata, chiudo Ticketone e capito su Facebook, chi è lo stronzo che esulta per il biglietto preso? Il ragazzo-uomo che ha la fidanzata cornuta che non passa per le porte aka mister ti limono come se non sapessi di avere la fidanzata aka “matelovaiapigliarenelculoocosa?”.
Insomma, ho fatto l’abbonameto alla sfiga pensando fosse quello per la pizzeria.
Niente, dopo giorni che ci rimugino su vado a vedere i prezzi per i The Cure, giusto per farsi un’idea, e proporlo ad E. che, pure lei, li ama e ama i concerti, insomma sarebbe stata una proposta da brava amica. I biglietti che costano meno costa sui settanta e passa euro... ma direi anche di no, sono troppo poveraccia nella vita per permettermi un biglietto in piccionaia da settanta e passa euro più il viaggio e il dormire. Insomma, ciao The Cure.
Sconsolata, chiudo Ticketone e capito su Facebook, chi è lo stronzo che esulta per il biglietto preso? Il ragazzo-uomo che ha la fidanzata cornuta che non passa per le porte aka mister ti limono come se non sapessi di avere la fidanzata aka “matelovaiapigliarenelculoocosa?”.
Insomma, ho fatto l’abbonameto alla sfiga pensando fosse quello per la pizzeria.
lunedì 23 novembre 2015
Avevo iniziato a scrivere una lettera a lui, una di quelle lettere piene di tutto che non si consegnano mai, ma poi mi sono detta "perché? Davvero ti farebbe sentire meglio?" e l'ho cancellata. Avevo iniziato a scrivere una lettera da me stessa a me stessa, per parlare di quello che mi sta succedendo, ma stava facendo crollare le dighe interiori che ho costruito e alla fine? Alla fine non scrivo, non affronto tutto quello che mi sta facendo male, mi chiudo a riccio, allontano tutti e resto da sola, senza poi sapere come si fa a farsi perdonare; passo il tempo bramando una sigaretta, qualcosa che mi riempia, nicotina e schifezze varie che mi facciano più male di tutto, della vita, di lui, di me, passo le ore a studiare per l'esame della teoria della patente che non passerò, per l'Università. Passo il tempo a pensare a quella storia che avevo iniziato "per riscatto" e che ho abbandonato, perché scrivere mi sta facendo male, come ora.
Avevo iniziato a scrivere per salvarmi un po', ho solo finito per condannarmi ancora.
Avevo iniziato a scrivere per salvarmi un po', ho solo finito per condannarmi ancora.
domenica 22 novembre 2015
E cosa mi manchi a fare?
L'ho pensato meno in questi giorni, grazie ad una mostra di Lautrec, alle amiche, alle lezioni in Università condite da un sacco di risate perché tra un eccesso di "aspetti erotici" in opere che, di erotico, non hanno nulla e un collega che continua a giocare a giochini stupidi sul telefono, distraendo anche me, il tempo mi è volato e poi è arrivata la febbre, quella bassa e fastidiosa, data dal raffreddore, che non fa che farmi dormire e poi lo studio del Neoclassicismo e per pensarlo mi è rimasto poco tempo. Meglio così.
Solo che ora ho finito di studiare, la febbre non è salita, ma ho un freddo cane, ma soprattutto è domenica sera e la domenica sera è un giorno triste. E' un giorno triste da anni, lo è da quando questo vuoto dentro è aumentato e ora, alle mancanze che sento sempre, sento anche quella di vita, di affetto, di qualcuno che abbia voglia di riempire questo cazzo di vuoto infame. E Cristo, perché ho pensato potesse essere lui? Perché ora mi manca così tanto?
E' domenica sera, sono le otto passate da poco, lui sarà a lavoro, con una di quelle camice bianche che quando ci siamo visti l'ultima volta s'è scusato di avere ancora appesa in macchina, quella del "non riesco ad immaginartici, sai?" detto lo stesso giorno di quello sguardo dopo un bacio che non riesco a togliermi dalla testa. O forse è domenica sera, magari questa settimana ce l'ha libero per qualche motivo, magari c'è poca gente, ed è con lei e chissà se è felice, chissà se lui c'ha mai pensato che, come dice qualcuno, lei m'assomiglia un po', chissà se lei gli interessa davvero, sotto quali aspetti sia migliore di me. Chissà dov'è, con chi, chissà se gli passo mai per la testa, magari passando da qualche vetrina in cui spiccano dei pantaloni/leggins in simil pelle, quelli che era convinto che mi sarebbero stati bene (ma dove!? Ma quando!?). Chissà.
E chissà cosa si prova ad avere qualcuno che riempie la domenica sera.
E chissà cosa si prova ad essere pazzo di qualcuno, che me lo chiedo da quando l'ho letto su "Tre volte all'alba".
E chissà se non sarebbe essere quel genere di gente che augura il male, anziché essere quella che augura il mare e felicità a chi, a me, mica c'ha pensato poi tanto a far del male.
E chissà se domani che è lunedì ritorno ai miei progressi di pensarlo meno, di non pensarlo più con cose banali.
E chissà cosa si prova ad avere qualcuno che ti riempie la domenica sera, ma anche tutti gli altri giorni.
Solo che ora ho finito di studiare, la febbre non è salita, ma ho un freddo cane, ma soprattutto è domenica sera e la domenica sera è un giorno triste. E' un giorno triste da anni, lo è da quando questo vuoto dentro è aumentato e ora, alle mancanze che sento sempre, sento anche quella di vita, di affetto, di qualcuno che abbia voglia di riempire questo cazzo di vuoto infame. E Cristo, perché ho pensato potesse essere lui? Perché ora mi manca così tanto?
E' domenica sera, sono le otto passate da poco, lui sarà a lavoro, con una di quelle camice bianche che quando ci siamo visti l'ultima volta s'è scusato di avere ancora appesa in macchina, quella del "non riesco ad immaginartici, sai?" detto lo stesso giorno di quello sguardo dopo un bacio che non riesco a togliermi dalla testa. O forse è domenica sera, magari questa settimana ce l'ha libero per qualche motivo, magari c'è poca gente, ed è con lei e chissà se è felice, chissà se lui c'ha mai pensato che, come dice qualcuno, lei m'assomiglia un po', chissà se lei gli interessa davvero, sotto quali aspetti sia migliore di me. Chissà dov'è, con chi, chissà se gli passo mai per la testa, magari passando da qualche vetrina in cui spiccano dei pantaloni/leggins in simil pelle, quelli che era convinto che mi sarebbero stati bene (ma dove!? Ma quando!?). Chissà.
E chissà cosa si prova ad avere qualcuno che riempie la domenica sera.
E chissà cosa si prova ad essere pazzo di qualcuno, che me lo chiedo da quando l'ho letto su "Tre volte all'alba".
E chissà se non sarebbe essere quel genere di gente che augura il male, anziché essere quella che augura il mare e felicità a chi, a me, mica c'ha pensato poi tanto a far del male.
E chissà se domani che è lunedì ritorno ai miei progressi di pensarlo meno, di non pensarlo più con cose banali.
E chissà cosa si prova ad avere qualcuno che ti riempie la domenica sera, ma anche tutti gli altri giorni.
mercoledì 18 novembre 2015
A bite of silly happiness #1.
Andare al bar con un mio collega dell'Università, chiacchierare del più e del meno, ridere, ritrovarsi con più braccialetti della fortuna rispetto a prima di sedersi al bar e poi migrare verso delle panchine da prima a leggere, ognuno il suo libro, e poi lui a leggere uno dei miei libri preferiti ed io a riportare come mi sento sotto forma di disegno. Il tutto in una grigia giornata d'autunno inoltrato, non poi così terribile.
lunedì 16 novembre 2015
Che poi vaffanculo, solo vaffanculo.
E’ lunedì, sono fiacca, è tutto il giorno che sono abbastanza demoralizzata anche se cerco sempre di ridere e scherzare, perché sia mai che io mi faccia vedere triste da altri, mi ritaglio solo una mezz’ora per scrivere un mare di pensieri indirizzati ad una persona che non leggerà mai. Scrivo per me, mica perché lui sappia, perché se scrivo a lui, sto solo cercando di togliermi di dosso questa cattiva giornata, questo cattivo periodo.
Il fatto che non sto bene, oggi, lo capisco dal fatto che voglio camminare, che per andare a prendere il treno vado in centrale per fare la strada con un compagno di corso per non stare da sola, perché a volte lo so che quando sono presa male mi prende così. Torno a casa, mi prendo una pausa mentre inizio a digerire la cena prima di finire di studiare un po’, scorro la home e lì, in bella vista, c’è la foto che una non vorrebbe vedere della persona che in questo periodo ti ha fatto sentire da prima migliore e poi la solita, solo che quando ti senti migliore poi torni a sentirti uno schifo, ti senti uno schifo doppio, con un’altra. Nel letto. E okay, non c’è scritto nulla, non è chiaro un cazzo, sono pure vestiti da quel poco che si vede, ma quando mia il mio sesto senso sbaglia, ultimamente? Mai. Non sbaglia mai.
E niente, dieci giorni a pensare che era colpa mia, che la merda fossi io, che avessi sbagliato io, poi la soluzione era semplicemente ha preferito un’altra, magari una meno complicata di te.
Che poi t’hanno pure detto che t’assomiglia.
Che c’ha i capelli come hai pensato di farteli per “cambiare drasticamente”.
Che poi vaffanculo, quanto meno dillo anziché sparire nel nulla. Alla fine tra noi c’era stato un niente, c’era niente, bastava avare le palle (ma quando mai la gente ha le palle a ‘sto mondo!?).
Che poi vaffanculo, era già un giorno di merda e mi sta passando la risata isterica e lo scherzare sul fatto che o ho un potere di far accoppiare la gente con altri e non con me o che rischio sempre di finire a fare l’amante.
Che poi vaffanculo a me, che sono pure stata male, ho distrutto il poco di autostima che avevo messo su giorno dopo giorno. A me che ora mi sta passando la risata, vorrei la non so più quale sigaretta, ma sicuramente più della decima, che vorrei un chilo di cioccolato, non dovermi alzare domani, un fottuto abbraccio e pensare che magari non è sempre colpa mia che le cose vanno bene ad altri e non a me.
Che poi vaffanculo, nella mia altra vita devo essere stata proprio una persona di merda per non avere una fortuna manco a pagarla ora.
Che poi vaffanculo, solo vaffanculo.
Il fatto che non sto bene, oggi, lo capisco dal fatto che voglio camminare, che per andare a prendere il treno vado in centrale per fare la strada con un compagno di corso per non stare da sola, perché a volte lo so che quando sono presa male mi prende così. Torno a casa, mi prendo una pausa mentre inizio a digerire la cena prima di finire di studiare un po’, scorro la home e lì, in bella vista, c’è la foto che una non vorrebbe vedere della persona che in questo periodo ti ha fatto sentire da prima migliore e poi la solita, solo che quando ti senti migliore poi torni a sentirti uno schifo, ti senti uno schifo doppio, con un’altra. Nel letto. E okay, non c’è scritto nulla, non è chiaro un cazzo, sono pure vestiti da quel poco che si vede, ma quando mia il mio sesto senso sbaglia, ultimamente? Mai. Non sbaglia mai.
E niente, dieci giorni a pensare che era colpa mia, che la merda fossi io, che avessi sbagliato io, poi la soluzione era semplicemente ha preferito un’altra, magari una meno complicata di te.
Che poi t’hanno pure detto che t’assomiglia.
Che c’ha i capelli come hai pensato di farteli per “cambiare drasticamente”.
Che poi vaffanculo, quanto meno dillo anziché sparire nel nulla. Alla fine tra noi c’era stato un niente, c’era niente, bastava avare le palle (ma quando mai la gente ha le palle a ‘sto mondo!?).
Che poi vaffanculo, era già un giorno di merda e mi sta passando la risata isterica e lo scherzare sul fatto che o ho un potere di far accoppiare la gente con altri e non con me o che rischio sempre di finire a fare l’amante.
Che poi vaffanculo a me, che sono pure stata male, ho distrutto il poco di autostima che avevo messo su giorno dopo giorno. A me che ora mi sta passando la risata, vorrei la non so più quale sigaretta, ma sicuramente più della decima, che vorrei un chilo di cioccolato, non dovermi alzare domani, un fottuto abbraccio e pensare che magari non è sempre colpa mia che le cose vanno bene ad altri e non a me.
Che poi vaffanculo, nella mia altra vita devo essere stata proprio una persona di merda per non avere una fortuna manco a pagarla ora.
Che poi vaffanculo, solo vaffanculo.
domenica 15 novembre 2015
E' raro che io metta foto su questo blog, alle foto preferisco le parole. Le parole sono parte di me, quelle scritte sono la cosa che so gestire meglio, so farle ballare come voglio io, nonostante a volte faccio fatica a farlo, perché con la scrittura ho questo rapporto complicato che, alla fine, è solo una prova del rapporto complicato che ho con me stessa.
A volte parlo della mia vita, quella oggettiva, quella intesa come quella in cui sono immersa, quella che è il contorno della mia vita interiore, ma, appunto la lascio sempre come un contorno di quello che mi succede dentro e, a volte, con gli altri, ma stasera è una sera strana. Sono tornata a casa, a casa nuova di mamma, e c'era il camino acceso che scoppiettava ed io ho un attrazione profonda per il fuoco che è paragonabile solo alla passione che ho per l'acqua, due cose, a modo loro, ugualmente distruttive e questa cosa mi lascia sempre interdetta, ma questa è un'altra storia. Stasera sono entrata a casa, mi sono seduta vicino al fuoco a guardarlo bruciare la legna,a sentirlo scoppiettare, a lasciare che scaldasse in modo innaturale la mia faccia. Era così bello che non ho potuto fare a meno di alzarmi e mettermi a fare qualche foto (sì, ho dovuto fare un po' la teenager fotografa che prende pure un libro da mettere nella foto, ma giuro che il libro lo sto (ri)leggendo davvero) per ricordarmi, nei momenti no, che la bellezza sta nelle piccole cose.
A volte parlo della mia vita, quella oggettiva, quella intesa come quella in cui sono immersa, quella che è il contorno della mia vita interiore, ma, appunto la lascio sempre come un contorno di quello che mi succede dentro e, a volte, con gli altri, ma stasera è una sera strana. Sono tornata a casa, a casa nuova di mamma, e c'era il camino acceso che scoppiettava ed io ho un attrazione profonda per il fuoco che è paragonabile solo alla passione che ho per l'acqua, due cose, a modo loro, ugualmente distruttive e questa cosa mi lascia sempre interdetta, ma questa è un'altra storia. Stasera sono entrata a casa, mi sono seduta vicino al fuoco a guardarlo bruciare la legna,a sentirlo scoppiettare, a lasciare che scaldasse in modo innaturale la mia faccia. Era così bello che non ho potuto fare a meno di alzarmi e mettermi a fare qualche foto (sì, ho dovuto fare un po' la teenager fotografa che prende pure un libro da mettere nella foto, ma giuro che il libro lo sto (ri)leggendo davvero) per ricordarmi, nei momenti no, che la bellezza sta nelle piccole cose.
E questo introduce per forza la seconda foto. Ero seduta in terra, con la faccia calda calda, così a bollore credo di non averla mai sentita neanche quando divento rossissima per l'imbarazzo e lì sì che la sento bruciare, ma a confronto era nulla dello stare lì vicina. Seduta a terra, si è avvicinato quel vecchietto che ho in casa da sempre, con cui bisticcio sempre perché a me non da mai retta, se esce con me fa il cazzo che vuole e porta in giro me, ma forse è stato l'unico ad essermi sempre stato vicino. Quando ero più piccola, piangevo seduta a terra, lui veniva e si metteva vicino a me ed era l'unica cosa, in tutto il marcio che cercava di soffocarmi, che mi faceva sorridere. Stasera ha allungato la sua zampa sul mio ginocchio, tra un avvicinarsi e uno scappare quando il fuoco scoppiettava, come a dire "è pericoloso, spostati".
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