mercoledì 27 agosto 2014

I wish that I could wake up with amnesia and forget about the stupid little things.

Sto ripensando a dove fossi l'ultima volta che ha piovuto, non troppi giorni fa, ed era meglio se non ci pensavo, se non ricordavo ogni minimo dettaglio oltre alle grosse gocce di pioggia che cadevano sull'asfalto, lasciando che l'aria si impregnasse dell'odore dell'asfalto e della terra bagnata.
Mi stupisco di ricordare ogni minimo dettaglio, ma non le parole a cui, io, do sempre fin troppa importanza, come mi stupisco di rivolere indietro quella sera che era piena di tristezza e di casini. Ricordo anche quel momento in cui la macchina curvava veloce ed io lo perdevo di vista, ben sapendo che l'indomani non sarebbe rimasto, ma non sapendo quando l'avrei rivisto e ricordo quel dolore, come uno strappo dentro che mi ha accompagnato fino a casa, in casa, a letto.
Sto ripensando all'ultima volta che ha piovuto e ripenso a quando, qualche ora prima dei casini, quando la pioggia non aveva ancora incominciato a cadere, mi ritrovai, in mezzo agli scherzi, a ricevere un abbraccio. Ora invece diluvia, non c'è l'ombra di abbracci, neanche scherzando, e penso a quanto sia stupida a ricordare tutto.

domenica 24 agosto 2014

Come posso essermi sentita intera in rari e fugaci abbracci che non facevano sentire lo stesso a chi li ha dati?

Pensieri senza senso.

Stasera son triste, lo ero anche ieri, ma poi son riuscita a ridere un po’, prima che le cose degenerassero in un casino generale – se non fossero incasinati, probabilmente, non mi ci troverei così bene - e finissi col rientrare in casa incazzata ed in iperventilazione per tutto il nervoso e l’ansia del fine serata.
Ieri, mi sono allontanata da tutti e me ne sono andata sulla riva a guardare il mare, sgolando alla goccia un bicchiere quasi pieno di vodka che avevo riempito di nuovo poco prima e che tenevo da troppo tra le mani, senza berlo, facendola diventare troppo calda per i miei gusti. Non sono rimasta sola allungo, un’amica mi ha raggiunto, ricordandomi che anche se non la posso avere accanto ogni giorno, lei c’è e mi conosce sempre meglio di chiunque altro. Alla fine, poi, non mi son sentita così sola, nonostante quella tristezza infame che ieri mi è salita dentro, perché a me fa schifo ‘sta cosa che tutti partono e io resto qua. Mi fa schifo da anni, ma quest’anno più che mai. E la cosa peggiore è che ho in testa una canzone di un gruppo stupido da ieri sera e non riesco a togliermela dalla testa, di nuovo.
Sto reprimendo ogni cosa, sto fingendo di non essere a pezzi per questo e mille altri motivi. Mi piace fingermi intera quando mi son resa conto di essere a metà, a pezzi. Tornerò a passare dei giorni di merda, come prima, perché negli ultimi dieci giorni son riuscita a reprimere tutto, a ritrovare il mio equilibrio fatto di risate, di discorsi seri, di cagate, di serate assurde e di casini immani.
Ho degli occhiali da ridare ad una persona che mi ignora, ed io faccio lo stesso non dico di non farlo, e non so neanche come riconsegnarli, ho da pensare a questo, alla scuola sempre più vicina, ad un esame di stato che io non so mica se riuscirò ad affrontare, ad una classe in stragrande maggioranza composta da gente che mi sta profondamente sul cazzo, dove l’unica persona da cui avevo preso l’abitudine di farmi abbracciare mancherà perché tra poche settimane si trasferirà altrove. Dio, a cosa mi appiglio di buono stasera, domani e nei prossimi giorni?
Non riesco a scrivere, ho un peso addosso che mi schiaccia, quindi scrivo a telegramma, continuando a sentire la stessa canzone mentre aspetto che sto maledetto film si carichi. Dio, quanto odio tutto questo, quanto odio me.

giovedì 21 agosto 2014

Did you tattoo a lucky charm to keep you out of harms way?

Ieri a quest'ora, ero in ansia come non ero mai stata prima di ora, ma non per la paura di tatuarmi, per quello non ho avuto né dubbi né ripensamenti, nemmeno per un secondo. Avevo l'ansia perché stavo per macchiarmi la pelle a vita, perché stavo per mettere nero su bianco sulla mia pelle tutto quello che sono stata, che sono e che sarò, perché una volta finito, quando avrei sentito mancarmi la forza o mancarmi chi non è più qua, basterà che mi guarderò dietro per sapermi intera, forte, mai sola.
Ho avuto paura, seduta su uno sgabellino e mezza appoggiata ad un lettino, ho aspettato che la macchinetta toccasse la mia pelle stringendo tra i denti una maglia, ma il dolore non è mai arrivato. E' stata un'ora di lavoro, tra battutine di un'amica che lo pregava di farmi un po' male, perché così non c'era gusto, risate per cavolate (mie poche, avevo paura di muovermi!) e canzoni sparate a tutto volume. Ero tra amici, di cui una importantissima, non c'era dolore, ogni tanto ho lanciato un pensiero ad alcune persone che avrei voluto al mio fianco, ma non erano riuscite ad esserci fisicamente e persone che non hanno neanche provato ad esserci da lontano. Ha bruciato, dopo, la pelle era rossa vivo ed io non mi sono mai sentita così sicura di qualcosa nella mia vita.
Ora penso a quanto poco sappiano di me la maggior parte della gente che mi circonda, perché il significato vero e completo, lo sanno giusto le persone fidate e penso che forse sono anche tra le poche persone che sanno davvero chi sono, quindi mi convinco che non sia un caso. Forse, sono anche le uniche a sapere che con me non ci vuole tanto, basta solo esserci anche da lontano, anche solo dicendomi "voglio la foto u,u" nel giorno più importante dei miei vent'anni.
Mi sento pronta a prendere la mia vita in mano, ora. Pronta a mettere le mani sul timone per condurre questa nave dove voglio io che male che vada o bene che vada, se servisse, l'ancora a cui aggrapparmi c'è. C'è e ci sarà sempre.

martedì 19 agosto 2014

Ho ritirato il primo libro di quinta, arrivato qualche giorno fa. E' quello d'italiano, l'ho praticamente sfogliato tutto, soffermandomi su autori che conoscevo o su poesie che amo così tanto da non resistere a leggerle ad alta voce, come La pioggia nel pineto di D'Annunzio, che, però, non mi ispira poi così tanta simpatia, e La casa dei doganieri di Montale che è praticamente parte di me. La cosa più bella, però, è arrivata alla parte di "morfosintassi", dove ho trovato un breve capitolo sul corretto uso della è aperta e della é chiusa, dove, tra gli esempi, c'era "me" e "te", su cui l'altra sera si sono messi a discutere i miei amici. Forse, porterò con me queste serate senza senso durante un anno di tormenti.
Sto blaterando cose a caso, per non pensare che domani a quest'ora l'ansia per il tatuaggio sarà svanita, io avrò sulla pelle un disegno di un amico che riassume i miei (primi) vent'anni, lì tra i nei e le lentiggini che ho sulle spalle. Sarà lì, come un amuleto portafortuna, per quando sentirò la mancanza degli occhi di nonno e della cucina di nonna, sarà lì per ricordarmi che ce l'ho fatta e sempre ce la farò. Nonostante l'estrema convinzione, ho l'ansia, ma credo sia normale, è pur sempre una cosa definitiva.
E vorrei uscire, ma qua devo aspettare che mi dicano di scendere, ma qua secondo me si son persi tutti.

domenica 17 agosto 2014

Ho fatto la strada del ritorno cercando di spingere più possibile coi muscoli delle gambe per andare più veloce possibile con la bicicletta, nella vana speranza di togliermi dalla testa tutti i pensieri che lo riguardavano, ma non credo di esserci riuscita se sento ancora la sensazione della sua barbetta che pizzicava sulla mia pelle quando ha strusciato il mento tra le mie scapole, nonostante se la fosse fatta questa mattina.

sabato 16 agosto 2014

Sono le 4:41, scrivo qua per non perdere le parole che mi frullano in testa e non ho altri posti dove scriverle.
Sono a casa da quaranta minuti, i vestiti che ho buttato a lavare sanno di fumo e salsedine, gli anfibi sono sporchi di sabbia, ma io sto benone. Negli ultimi giorni, mi sto ricordando di avere vent’anni, che fare tardi a quest’estate è normale, anche se mia madre sta sveglia fino a quando non rientro e mi saluta scocciata per l’ora. E’ normale fare qualche stronzata, ritrovarsi davanti ad un falò improvvisatissimo, visto che in spiaggia ci siamo scesi tardi e per disperazione, osservare gli amici correre in mutande verso l’acqua e maledire il raffreddore per non poterli seguire se non rischiando di passare, poi, i prossimi giorni con la febbre.
Stasera, con il falò che a volte scaldava e a volte bruciava, ho accettato di avere vent'anni, non più “diciannove più uno”, e ho capito che a vent'anni si deve spegnere la testa e vivere un po’ di più.

(E' bello rientrare che potrebbe già considerarsi mattina, scrivere su Tumblr perché non si sa dove sia la Moleskine e dover poi copiare tutto alla mattina)