domenica 16 novembre 2014

Ciao, è un giorno scuro e mi manchi parecchio.

Vorrei parlarti, lo vorrei così tanto che ho iniziato a scriverti come se tu potessi leggere, come se queste cose te le stessi dicendo e la cosa buffa è che se ora tu mi scrivessi, queste cose te le direi davvero, perché con te oramai non ho paura. Sì, forse ho qualche paranoia di troppo, ma se ti scrivo qualcosa lo faccio in maniera totale che tanto tu non giudichi, tu capisci.
Mi mancano i tuoi messaggi in piena notte, le nostre confessioni serie, i messaggi senza senso sulle cose più disparate e le dichiarazioni d'affetto quasi dal nulla. Mi manchi così tanto che inizio a finire in paranoia, soprattutto di notte quanto sono più abituata a "vederti" spuntare a scrivermi di sentire una canzone con cui ti sei fissato. In quei momenti mi chiedo se è davvero internet il problema o se sono io, se ti sei studato di avermi come amica. Se così fosse, io come farei? Io che di te ho così tanto bisogno da sentirmi persa, intrappolata in una pozza di catrame ce mi sta lentamente ingoiando, come farei se te ne andassi davvero? Se stato l'unico a cui ho permesso di starmi vicino in questi mesi, quindi so con assoluta certezza che ne uscirei menomata.
So che dovrei fidarmi, che tu hai sempre lottato per la mia fiducia, per farmi capire che tu non te ne andrai, che non vuoi andartene, ma le mie paranoie sono così forti che in questi giorni vincono su di me, su di te, sulla nostra amicizia.
(dove sei?)
Avrei così tante cose da raccontarti, così tante cose su cui vorrei una tua rassicurazione, ma più di tutto vorrei sapere che stai been, che non è come l'ultima volta che non ci siamo sentiti che ti hanno spezzato quel cuore enorme e bello che hai, perché non sopporterei di saperti ferito e di non esserti vicino.
Ti vorrei così tanto parlare che scrivo cose senza senso, perché ho troppe  cose per la testa, ma chissà, magari domani che sono a Firenze, quella città che entrambi amiamo, cedo a scriverti e tu, in qualche modo, risponderai e saprò che tutto ok.

venerdì 14 novembre 2014

Certe mancanze sono come l’autobus che non passa, in un giorno di sciopero, e tu non sai come arrivare a casa.

lunedì 27 ottobre 2014

It's alright to cry, even my dad does sometimes, so don't wipe your eyes, tears remind you you're alive.

Ed Sheeran canta a tutto volume, ma non copre il rumore dei pensieri, è solo un sottofondo che riscalda l'atmosfera, una dolce compagnia.
Non so cos'ho stasera, perché andava tutto bene fino a qualche ora fa, ma adesso ho solo tante cose che mi schiacciano e non ho forza per alzarmi, nonostante io mi finga forte per reggere tutti.
Cosa mi farebbe stare bene? Non lo so, non lo so più. Forse nulla, forse non esiste nulla che mi faccia star bene o anche solo meglio. Nonostante non sappia cosa mi potrebbe aiutare, so cosa vorrei fare mentre Ed Sheeran continua a cantare "Even My Dad Does Sometimes" vorrei scrivere ad un'amica che non sento da troppo che, nonostante faccia così sedicenni, io vorrei tanto un abbraccio ed un bacio in fronte, come in quelle mattinate in cui ero triste in quella scuola che neanche ricordo chiaramente. Vorrei scrivere ad un'altra amica, dirle che mi manca da matti, che questa distanza che si è creata "mi fa un sacco schifo", proprio così, in maniera poco corretta dal punto di vista del linguaggio. Vorrei dire a quell'amico che si è trasferito dalla parte di Milano di farmi davvero sapere quando scende, perché, oltre alla voglia matta di un suo abbraccio, voglio vedere quanto sia felice ore e conoscere chi l'ha reso così felice e ringraziarlo, perché se lo meritava tanto quel ragazza dalla voce dolce.Vorrei dire a tre amiche di scusarmi se non ci sono come un tempo, se sono più chiusa, ma non voglio dar loro più peso di quello che già hanno sulle spalle e soprattutto che mi mancano, mi mancano così tanto da far male. Vorrei dire a quell'amico che ho una fottuta paura di allontanarlo, di perderlo, ma che se andarsene fosse una sua scelta, lo accetterei anche se sarebbe come dire addio ad una piccola, grande, parte di me. Soprattutto vorrei dire tante cose a lui, così tante che non saprei neanche che dirgli e allora prenderei carta e penna e gli racconterei tutte le cose fatte insieme che mi ricordo e di quanto siano tutte le cose migliori che ricordi da un buon anno a questa parte, ma soprattutto gli scriverei di volergli far leggere tutte le cose che ho scritto su di lui. Tutte, dall'anno scorso ad ora. Se non è qualcosa di vicino all'amore questo, io non amerò mai.
Vorrei dire tante altre cose a tante altre persone, ma taccio e scrivo e vorrei piangere mentre Ed canta ancora "It's alright to cry / Even my dad does sometimes / So don't wipe your eyes / Tears remind you you're alive".

mercoledì 15 ottobre 2014

Another turning point, a fork stuck in the road.

Stasera mi sento ad un incrocio con troppe strade davanti a me che sono ferma nel tentativo di capire qual è quella da prendere, ma sono senza una mappa stradale, un gps, un'indicazione scarabocchiata su un foglietto o un segnale stradale a cui affidarmi.
Anche se passasse qualcuno, non saprei che indicazione chiedere, perché forse so che devo trovarla da sola, ma io, che non ho senso dell'orientamento, come faccio a muovermi da qui?
E non so dove andare ed ho paura, troppa paura, ma ferma non si può stare.

martedì 30 settembre 2014

Avrei voluto sfruttare il suo compleanno per dirgli tutte quelle cose che non ho mai detto da un anno a questa parte, ma anche solo scrivergli la frase più brutta di sempre è stata un'impresa.
E non capirò mai com'è possibile che, quando gli sono accanto, posso parlare di tutto senza problemi, ma quando è lontano, anche scrivergli la cosa più stupida sembra un'impresa.
("sarebbe bello se tu fossi qui, ti avrei offerto una crêpe per festeggiare e saremmo andati agli scogli dove quest'anno non siamo andati neanche una volta e avremmo parlato di futuri inverosimili col mare di settembre davanti".
Sarebbe bello potertelo scrivere, tutto d'un fiato senza pensare. Sarebbe bello)

domenica 28 settembre 2014

Fanculo (a me), perché non posso essermi davvero sentita a casa tra braccia che non hanno sentito lo stesso, che non sentono la (mia) mancanza, che per loro sarà mai casa.
Fanculo, fanculo, fanculo.
Non posso avere gli occhi lucidi e (ri)trovarlo ovunque.
Fanculo, fanculo, fanculo.

sabato 27 settembre 2014

E' sabato sera, io sono già in pigiama, con una coperta a fiori sulle spalle, a cercare informazioni su come seminare e far crescere una pianta carnivora mentre una compagnia di classe mi prende per folle per aver comprato i semi di pianta carnivora e dal piano di sotto si sente Masini che canta "T'innamorerai".
Oggi è stata una bella giornata, stasera sto uno schifo e mi pento persino di essermi buttata su una pianta carnivora, quando a mala pena so tenere una pianta grassa. Forse l'ho presa per dare a qualcosa le mie attenzioni, forse perché sono impazzita davvero e non devo fare acquisti nei periodi in cui mi fingo "felice".
C'è Masini che canta con Zarrillo, ora, e mi viene da dire da urlare di togliere l'audio: quello che sento mi facendo salire il mal di testa.

Ho appena letto che "le piante carnivore non sono difficili, vanno capite". Ho capito perché ho comprato i semi di una Dionaea Muscipula.