giovedì 7 febbraio 2019

E quindi per ogni volta che vorrò sentirti chiuderò gli occhi su questa realtà.

Ciao Nonno,
so che continuare a scriverti non ha più senso, l so da anni, ma ogni tanto avrei bisogno di sedermi in salotto con te - tu sulla poltrona a dondolo dal lato della finestra io o sull'altra poltrona o sul divano - e parlare, parlare, parlare. Non posso più farlo, quindi non mi resta che vomitare tutto su carta con l'inchiostro.
Io lo so che, ora, ti parlerei anche del mio mondo interiore, ora che ho superato l'adolescenza, ora che avrei bisogno della tua saggezza, dei tuoi consigli. Ora che sono sempre più vicina al quarto di secolo e mi sembra di sapere meno cose di dieci anni fa, ora che mi sembra di essermi dimenticata di come si cammina.
Mi manchi, mi manchi ogni volta che mi sento sbagliata mentre con te mi sono sempre sentita giusta, anche quando in casa tutti mio chiedevano di cambiare. Mi manchi ogni volta passo da casa degli zii, ogni volta che salgo e casa non più quella casa. Mi sei mancato quando ho la visto P. e abbiamo parlato un po' di te e, sai, non le ho detto che ho capito che per entrambe eri un po' come la bussola per un marinaio, avrei voluto dirglielo e sentirmi capita, sentirmi meno sola nel pensarti ancora come una bussola, quella bussola oramai persa sul fondo del mare.
Sai, a Sanremo c'è questa canzone scritta per un nonno che non c'è più. Sarà per quelli squarci di provincia che si sentono tra le parole, sarà che ogni provincia - in Toscana soprattutto - sono tutte uguali, sarà per la nostalgia delle parole, ma dal primo ascolto ti ho pensato, ti ho pensato tanto, ti ho ritrovato tra quelle parole. Vorrei tanto i tuoi consigli, vorrei potertela fartela sentire e dirti le cose che non ti dissi mai quando eri qua, chissà se, però, le hai capite anche senza che parlassi.


"Mi tengo stretto addosso i tuoi consigli
Perché lo sai che qua non è mai facile
Per chi fa muso contro, ancora
E quindi
Per ogni volta che vorrò sentirti
Chiuderò gli occhi su questa realtà
Nonno mi hai lasciato dentro ad un mondo a pile
 Una generazione che non so sentire
 Ma in fondo siamo storie con mille dettagli
 Fragili e bellissimi tra i nostri sbagli"
- Enrico Nigiotti, Nonno Hollywood.

domenica 3 febbraio 2019

You’re just another story I can’t tell anymore.

Non sapevo cosa mettermi domani, per una questione di sentirmi sempre inadatta tutto quello che avevo nell’armadio mi sembrava troppo o in un verso o in un altro. Volevo scegliere da sola, ma alla fine ho chiesto aiuto alle amiche lasciando scegliere loro tra due abbinamenti camicia+jeans, perché mi convincevano entrambi poco. Il voto ha unanimemente optato per una camicia blu con le ancore abbinata a dei jeans blu, quando ho scelto l’opzione non mi ero ricordata di una cosa: la camicia era quella del mio primo esame, quello dove mi feci volutamente bocciare allo scritto e ragazzo-xanax, il quale dava l’esame con me e ci eravamo sentiti quasi tutti i giorni mentre lo preparavamo (da cose serie a cagate pazzesche), si arrabbiò rompendo quella su aura di calma per la mia decisione di non rispondere o di sbagliare alcune risposte per non andare all’orale. Fu anche la volta in cui gli scrissi disperatamente di fermarsi a un tabacchino per prendermi le sigarette, arrivò e la prima cosa che mi disse, lo ricordo ancora, fu che non aveva trovato un tabacchino ma “ti faccio tutte quelle che vuoi”.
Questa camicia, alla sua discussione, mi sa di chiusura, del degno silenzioso addio che sarà (la tristezza la terrò per domani, quando finirò a scrivere su un treno di ritorno).

giovedì 31 gennaio 2019

Sono tornata a casa e mi sono chiusa in camera a lavorare maniacalmente all’articolo su Sanremo* con le cuffie ascoltando prima interviste e poi la musica, scelta accuratamente perché mi piacesse ma non l’associassi a niente. Non sono praticamente uscita di camera, ho limitato i contatti umani e ora dovrei farlo, dovrei uscire di qua  - oramai l’articolo è pronto e mandato in revisione, niente più scuse - per andarmi a preparare  per la palestra, dovrei riuscire ad articolare le parole per chiedere a mia madre se ha sentito suo fratello o mia cugina, se ci sono novità dal giro in ospedale, ma non mi riesce. Se provo a parlare mi fa male la gola, sento come una mano che stringe la presa nell’esatto momento in cui tento di parlare.
Ho sempre parlato tanto, ma non sono mai stata buona a farlo per le cose che so che possono ferirmi. A scrivere le cose che mi fanno male, ad articolare così le domande che non vorrei, sono bravissima.
Ogni volta che penso che le cose si siano stabilizzate, che io abbia trovato un equilibrio tutto trema e va al suolo. E’ una continua scossa di terremoto che mi tolgono la calma e quel poco sonno che riesco a concedermi la notte.
Vorrei sparire, vorrei chiudere gli occhi e rendermi conto di non essere qua, di essere altrove, in un’altra vita. Sono stanca, troppo.





* Tra l’altro, stranamente, mi piace, quindi - visto l’andazzo generale di merda di tutto - non andrà bene e beccherò un cazziatone

domenica 27 gennaio 2019

Riassunto di un periodo oscuro.

Ho dato un esame, è andato più che bene, ma per quanto stupido l'ho vissuto veramente male sia prima di darlo sia a darlo. L'ho preparato non dormendo, non solo per studiare, ma perché non riuscivo a dormire, era un incubo dietro l'altro. Forse mi sono sbloccata, a breve dovrei anche iniziare a pensare alla tesi e a risolvere un casino col tirocinio o rifarlo. Vedremo.
Il Cantante, per quanto mi incuriosisca e avrei voglia di conoscerlo, è un capitolo semi-chiuso. Semi perché ogni tanto capita che, dietro mia iniziativa, ci scambiamo dei messaggi, ma niente di che. L'altro giorno l'ho ringraziato per una sua canzone, se sono riuscita a dare l'esame è anche merito suo che mi ha aiutato a non scappare, a non avere un attacco di panico.
A breve si laurea un'altra amica, forse ci sarà un tizio che mi scrisse in maniera poco carina - il classico che, senza conoscerti, ti dice quanto sesso gli fai e altri imbarazzanti commenti sul mio collo - e spero veramente non ci sia, vorrei godermi una delle ultime rimpatriate delle Mozzarelle. Chissà quando poi ci rivedremo tutte insieme.
Ultimamente ho intolleranza generale verso molte persone, alcune anche mie care amiche, ma credo sia il periodo, credo sia perché non mi capiscono e non fanno che toccare tasti dolenti. O perché sono cambiata io e loro sono rimaste le stesse, quindi per quanto gli voglia bene non è facile trovare un punto d'incontro.
Ah! A breve si dovrebbe laureare anche ragazzo-xanax che, sicuramente, si dimenticherà di invitarmi anche se lo aveva "promesso". Io ci resterò male, ma non me la prenderò, anche se vorrei rivederlo anche solo un'ultima volta. Giusto oggi ho ritrovato una nostra foto al primo anno, durante una lezione con incontro con una professoressa di un'altra università: io a prendere appunti, lui a giocare al telefono. Quanto erano belli quei tempi.

Vabbe, questo post non ha senso, ma mi andava di scrivere un po'.

lunedì 24 dicembre 2018

Cose positive in ordine sparso 2018 edition.

Quest'anno ha avuto alti e bassi-bassissimi, ma ho deciso che è bene che io mi segni, in ordine totalmente casuale, tutte le cose belle successe quest'anno, per quando mi dimenticherò cosa mi ha dato un sorriso.

I lividi di aerea.
Le Melogrananas.
Il Cat Caffè.
La Queen.
La grigliata di luglio.
San Patrizio a Milano.
Andrea Delogu che retwitta un mio pezzo per il blog della radio dell'università definendosi "lusingata così".
Livigno 2018.
Le amiche.
Il Pop-It.
I miei capelli di nuovo corti.
Lucca Comics.
Le compagne di aerea.
Il concerto de Luci Della Centrale Elettrica.
Le serate a Pisa.
Il cd regalato alle tre di notte quando sei a ballare.
Gli space buns.
Gli space buns verdi a Saint Patrick.
Le paste di mandorle.
I traguardi raggiunti da determinate persone.
Io che imparo a socializzare.
Il ragazzo di Livigno e il suo mancare di senso.
Le serate a base di troppe sigarette con M.
Lo spettacolo di Dente e Guido Catalano.
La presentazione de "Il Re Bianco".
Toffolo.
Il cosplay di Winter Soldier.
Il Cantante.
Le frasi carinissime del cantante, prive di doppi fini.
Nuotare in mare dopo anni.
Il Fotografo, nonostante come sia andata.
Imparare ad andare in giro con la gonna senza farmi paranoie.
Socializzare di più.
Alle persone senza senso che mi hanno regalato una risata.
Narnia.
Preoccuparmi di meno.
Le amicizie dell'Università.
Milano. Sempre. Ancora.
Il concerto dei Negrita con E. e zia.
Riallacciare determinati rapporti, che anche se non tornano come prima, è sempre bello ritrovarli.
La musica nuova scoperta quest'anno.
Le bevute con le amiche, anche quando i cocktail hanno perso l'alcol per strada.

sabato 22 dicembre 2018

Post al sapore di vodka lemon.

Ero a ballare con la mia amica, è arrivato Cantante che mi ha preso, mi ha fatto fare una piroetta su un remix di De André e mi ha fatto segno di aspettare, prima di sparire. E' tornato, mi ha preso per mano e portato fuori - "copriti, fa freddo", guardandomi a mezze maniche con la camicia legata in vita - per regalarmi il suo cd. "Lo dovevo fare. Mi ero promesso che se ti vedevo, dovevo regalarartene una copia". Io completamente persa davanti al suo fare impacciato e quegli occhi azzurri da paura.
Siamo rimasti a parlare, lui che mi diceva di dover tornare a casa ad un'ora da qua - "solo un'ora!? Pensavo di più" "Sei tu che guidi piano" - e io non ho capito un cazzo, ma io in quegli occhi azzurri mi stavo perdendo e gli ho passato il bicchiere, scherzando che non voglio averlo sulla coscienza.
Ci siamo salutati, dopo quattro chiacchiere, rientrando lui dai suoi amici, io dai miei, per poi ritrovarmi a fumare da sola.
"Vado, mi ha fatto piacere" "Anche a me".
E dopo BFF mi ha informato che a L. piaccio, a me no, tanto più dopo quegli occhi azzurri bellissimi.


(Cose scritte alle 3:30am seduta su un divanetto in un locale).

venerdì 21 dicembre 2018

Quest'anno è l'anno degli Houdini.

Prima GorgeousBoy che ci prova - ricambiato - per una settimana, si crea la situazione per un limone che viene malamente sprecata da entrambi, poi al ritorno prima tenta di mandare avanti la conversazione per poi sparire dietro a un armadio (primo cittadino di Narnia).
 Poi c'è NarniaBoy che compare e scompare per poi scomparire del tutto dopo aver anche detto di essersi dimenticato di scriverti duecento volte (ne bastava mezza, comunque…).
Per finire il 2018, perché non c'è due senza tre, arriva il Cantante: tizio visto esibirsi durante un piccolo festival, bravo - la sua musica e la sua voce mi piacciono davvero! - e pure discretamente carino con questo capello lungo mosso che 'stica!; ci scambiamo dei messaggi, mi dice pure una mezza cosa carina perché si ricorda di me che canto le sue canzoni - consiglio: se siete a sentire un tizio e sotto al palco siete in pochi, non cantante. Verrete notate! -, ma poi iniziano a succedere cose strane, tipo ce prima dal nulla ti informa su dove suona, il giorno dopo ti suggerisce come andare per poi fare un passo indietro(?) e dire che non ti mettere mai nelle mani di quelle persone (e, sia chiaro, "mettere nelle mani" sono parole sue!). Oggi siamo arrivati al “stasera c'è la serata tale in tale paesino” con chiaro sottotitolo che ci sarà, gli dici che sei già organizzata per andare… sparisce, puff! Non ti dice più a.
Ora, io per il 2019 ho solo un buon proposito: andare io a Narnia e cacciarli da lì, perché Narnia me la merito io. Magari pure smetterla di avere una calamità per i D.U.P (Disagiati Umani Patologici) o smetterla di trovarli dannatamente carini per poi scoprire che sono dei D.U.P!