giovedì 12 settembre 2013

Two years has gone so fast.

Ciao nonno,
è passata la mezzanotte, è ufficialmente il 12 settembre 2013, sono due anni.
Mi manchi.
Avrei voluto aspettare le sei e mezza di stasera per scriverti, ma non ho resistito, sono giorni che sento la necessità di scriverti. Nonno, sto usando la penna che uso per scrivere la storia che sto cercando di portare a diventare la mia prima storia finita. Non è una penna a caso, tu non sei una persona a caso.
Posso parlare a ruota libera? Il tuo silenzio, lo prendo come un sì, anziché come un’assenza.
Nonno, io non credo in Dio, nel paradiso, nell'inferno, in un aldilà o cose simili, quindi è stupido che io ti scriva, soprattutto se nelle pause penso “lui mi prenderebbe per stupida”. O forse non lo faresti. Non lo so, ma io, nonostante tutto, ti scrivo, come se tu potessi, chissà da dove, leggere tutto questo.
Sai nonno, ultimamente non è un periodo facile, ho pensato di non passare l’esame di francese (visto? Ci sono riuscita ed ho passato l’anno con una buona media!) e non avrei sopportato di fallire, di bocciare un’altra volta, soprattutto ora. Ora che a casa va uno schifo, ora che mamma e papà sono di nuovo in guerra ed io di nuovo in mezzo. Nonno, ti ricordi una volta che mamma e papà erano giù dagli zii a litigare e tu, per impedirmi di scendere, mi hai svelato che se appoggiavo l’orecchio allo stipite della porta della cucina, avrei sentito tutto? Ora, anni dopo, penso a quel tuo gesto come a dirmi “scegli se sentire o meno”. Ascoltai o no, te lo ricordi? Io no.
Sai, litigano, si fanno guerra, si fanno dispetti ed io sono qua in mezzo, con l’ansia perenne, che penso a quando me ne andrò da qua (me ne andrò nonno, vero?), a come faranno a coinvolgermi quando sarò lontana. Mi mancherebbe il mare, se me ne andassi, ma se restassi, mi mancherebbe me stessa, la pace. E’ questo pensiero a mandarmi avanti, a non farmi cadere, a farmi resistere.
Papà, l’altro giorno, mi ha chiesto da chi vado se ho un problema, perché sa che quest’età non è facile, ho risposto da nessuno. Era un po’ una bugia, ho le amiche, loro sono lì se ho bisogno, ma, se posso, evito anche loro. Lui dice che non è giusto, che “non va bene”, ma come posso andare da loro se in “passato” sono stati i primi a demolirmi?
Nonno, non pensare che stia andando tutto male.
Guardami!
Sono in piedi, tremo, inciampo, ma non cado e se cadessi, farei in modo di rialzarmi da sola e sempre da sola mi disinfetterei le ferite. No, non lo dico come prima che farei tutto da sola, lo dico convincendomi che potrei farcela da sola. E’ diverso, no?
Guardami!
Mi trema il cuore, brucia un po’, come quando cadevo in cortile e mi sbucciavo i gomiti, le ginocchia (mi disinfetti anche ora?) e bruciavano un po’ se le sfioravi, ma non fa così male da non sopportarlo. [...] Ma, te lo giuro, va bene così (mandami un bacio in fronte, un abbraccio, ne ho bisogno).
Guardami!
Sorrido. Una volta mi dicesti “vai e sorridi”, sto sorridendo. Lo faccio davvero. Sorrido senza limiti, “sorrido per hobby” come scrisse un chitarrista.
E’ quasi un’ora che ti scrivo, posso andare avanti?
Tra poco torno a scuola, mi impegnerò, te lo devo.
Nonna come sta? Mi manca anche lei. Ora, mi mancate forte… sì, forte, non tanto, perché il nodo che ho ora in gola è forte ed il peso della vostra assenza.
Nonno non ti arrabbiare se qualche volta faccio qualche cazzata, non esserne deluso. Non sono perfetta, lo so, lo sai.
Me ne stavo scordando!
La P. e M. aspettano una bambina! Sai, l’altra sera pensavano che sarebbe stato bello essere tutti, ma esserci davvero, non solo fisicamente o come ricordo.
Sai, essere tutti in ospedale, P. stanca, ma felice, M. che le sta accanto, la bambina tra le sue braccia mentre zio, duro come roccia, si scioglie e si commuove, piange, perché felice, è diventato nonno e zia si commuovere, la sua bambina è diventata mamma. D. e l’E. li invidiano un po’, ma so che D. – ce lo vedi a fare lo zio!? – sarebbe felice per sua sorella. Poi ci sarebbe papà… chissà che farà. E sarebbe bello ci foste anche tu e nonna, ora bisnonni ed io mi sentirei in famiglia.
Voi non ci sarete, ma fare in modo che potrò avere tra le braccia quella creaturina?

Nonno, tra qualche mese, mi macchio a vita. Non esserne inorridito o cose simili.

Non sono perfetta. Non posso esserlo, ma ti vado bene uguale?
Sarai fiero di me qualsiasi cosa sarò da grande?
Nonno, ti prego, fai in modo che io non molli, che tenga duro, che non smetta di credere in quello che mi ha detto una persona, che “il meglio arriva”. Non credo in Dio o nei santi vari, ma credo in te, nel tuo sangue che in parte è il mio, credo che tu mi renda forte, come in passato, come ora.
Scusa, sono stata debole. Non sono venuta in ospedale, se non una volta, ma non ci riuscivo proprio, non avercela con me.

Ciao nonno,
è passata l’una, è quasi l’una e mezza di notte, è ufficialmente il 12 settembre 2013, sono due anni.
Settecentotrenta giorni che mi manchi.
Ciao nonno,
ti verrò a trovare, ora so di essere abbastanza forte.
Ti voglio bene, più di quanto abbia mai saputo spiegare.

Ps. Ti ricordi gli omini di cartone attaccati alle buste di plastica con la colla fatta in casa? Ne facciamo “volare” un altro?

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