venerdì 22 febbraio 2019

Ultimamente ho una bassa tolleranza per le critiche, più o meno costruttive, che mi vengono mosse da determinate persone. Ad esempio è da ieri che rifletto sulla frase, “è vero, hai uno stile molto anni 90 e mi piace, ma spesso sei ancora troppo maschiaccio.”.
Sarà che, come ho scritto all'inizio, ho una bassa tolleranza verso le critiche che vengono mosse da determinate persone, ma piegando i panni e sistemando i vestiti sparsi per camera non ho ben capito cosa ci sia (ancora) di troppo maschiaccio. Il fatto che di base vado giro in jeans e felpa? Perché per vestirmi bene e sfoderare una gonna o un vestito aspetto un occasione decente anziché mettermela per andare a portare il cane?
Quello che mi perplime di più non è che nonostante tutti i miei sforzi per trovare il mio stile - trovando un equilibrio tra mio gusto, il mio voler stare comoda, la mia comfort zone e, perché no, un pizzico di maggiore femminilità - io venga ancora vista come un maschiaccio, come Mario, ma mi perplime di più il fatto che nel 2019 il fatto di non vestirsi sei giorni su sette con abiti considerati femminili e con delle scarpe alte - cosa che, essendo bassa, mi sento dire da anni - sia ancora stigmatizzato, come se dovessi vergognarmi di avere una mia personalità che si esprime anche attraverso i jeans e la felpa enorme della mostra di Andy Warhol.

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