martedì 30 ottobre 2012

Centosessantotto.

Centosessantotto ore.
Le assenze andrebbero contate solo in giorni, così sembrerebbero più piccole.

lunedì 29 ottobre 2012

Qualcuno, su facebook, ha scritto che fa troppo freddo per andare a dormire da soli ed io che ci sto andando da sola, coperta fino ai denti e la borsa dell'acqua calda, mi sento ancora più sola.

domenica 28 ottobre 2012

Si rincorrono i ricordi come cani nel cortile.

Un giorno, per caso, rivedi una persona che non vedi da tempo e chiedi sigarette ad un’amica per non sprofondare, ma poi cadi, perché i ricordi sono lì, pronti ad arrivarti addosso alla prima distrazione.
Quella volta del mio mento che viene preso tra le sue dita per alzarmi il viso.
Quella volta del “come lei ne salto due!”.
Quella del “con questi riccioli mi sembri Slash!”.
Quelle volte degli abbracci in mezzo al corridoio dove finivo contro al suo petto e pensavo che quello fosse il posto più bello del mondo.
Quelle volte del distacco, dove gli abbracci diminuivano, come i saluti e le chiacchiere ed i “vieni a fumare fuori, domani?”.
Quel giorno non meglio definito dove un amico diventa uno sconosciuto. Dove il tuo sole tramonta e i ricci neri spariscono.
E poi, così, per caso, te lo ritrovi davanti, niente riccioli, niente saluti, due sconosciuti nello stesso posto. E ti manca tutto a livello fisco e allora fumi per non crollare, ma poi in macchina guardi il cielo e ti chiedi perché tutti si allontano da te.

venerdì 19 ottobre 2012

Hic sunt leones.

Ai tempi dei romani, i cartografi che riportavano sulle mappe i territori conosciuti all'epoca scrivevano "hic sunt leones", "qui ci sono i leoni", per indicare un territorio non ancora conosciuto, conquistato. L'ha raccontato la prof. di matematica parlando di Cartesio (che in realtà si chiama René Descartes, ma per moda(?) latinizzato, già all'epoca, in Cartesius) e aggiungendo anche che "i romani spostavano i leoni un po' più in là, dopo aver conquistato quel territorio".
Io, i miei leoni, li sposto sempre un po' più in là, ma ci sono sempre, così ho preso una penna e mi sono scritta "Hic sunt leones" sul braccio senza che nessuno capisse che senso abbia quella frase sulla mia pelle.
"Hic sunt leones".
Sono un territorio inesplorato, un territorio che deve essere ancora conquistato (da me).
"Hic sunt leones".
Qui, di leoni, ce ne sono tanti e finiranno col divorarmi.

lunedì 15 ottobre 2012

Black or white, no shades.

Le persone dovrebbero avere solo due opzioni: andare o restare.
Senza sfumature, senza ritorni, senza nuove partenze.
Si va o si resta. Semplice, chiaro, senza fraintendimenti.

domenica 14 ottobre 2012

Me, I'm a part of your circle of friends and we notice you don't come around.

Fino ad un anno fa, se fossi passato in motorino, avresti inchiodato per salutarmi, anche solo per dire ciao o se proprio non potevi, avresti alzato una mano che ti sarebbe costata un sms con scritto di non farlo più, di guidare e di non pensare a salutare me, invece oggi sei passato accanto, sfrecciando con lei dietro e so che mi hai visto, perché i tuoi movimenti li conosco bene, anche quelli di quando vuoi evitare qualcuno, di quando vuoi evitarmi.
Fino alla fine d'agosto, pensavo che potevamo farcela, che se ci fossimo visti in giro tu mi avresti salutato ed io avrei fatto il passo avanti di chiedertelo se potevamo parlare, se potevamo chiarire e ti avrei vomitato addosso tutto, ti avrei detto a valanga che non pensavo tutte le cose che ti ho detto a ferragosto che sì, mi sono sentita tradita, abbandonata, ma che non è vero che me l'hai messo in culo, che sei un pessimo amico. No, quello mai. Ti direi che sei stato il migliore, che ci sei sempre stato, che sapevi sempre cosa fare, come prendermi, come stringermi e quando. Ti direi di trovare un modo per stare con lei e per essermi amico, perché io non posso stare senza di te senza guardarmi attorno e sentirmi affogare in un mare di gente senza poterti scrivere che ho bisogno di una crepes e di un abbraccio.
Fino a qualche tempo fa ad alta voce dicevo che a te, di quella promessa non fregava un cazzo, ma poi ripensavo a quella sera, al tuo bacio sulla fronte mentre mi dicevi "Mara, io sono sempre tuo amico" e dentro ci credevo, ci credevo che saremo rimasti amici, che forse avevi capito che io non avevo bisogno della tua felpa mentre tremavo di freddo, ma avevo bisogno di te quando mi cedevano le gambe e avevo bisogno di un abbraccio e di una crepes. Fino a qualche tempo fa ad alta voce dicevo tante cose, ma poi mi guardavo intorno e se non c'era nessuno davo un'occhiata alla nostra unica foto insieme, asciugavo una lacrima e mi dicevo che saresti tornato, ma oggi mi sei passato davanti in motorino, mi hai guardato e sei andato avanti senza salutare e l'ho capito che non c'è più posto per me, per noi, per la nostra amicizia.

Fa più male che gli sguardi incazzati, che gli sguardi vuoti, che le risposte acide, che la tua assenza in quel periodo in cui avevamo litigato Fa più male di tutto, perché quelli li superavo, erano parte di te, di me, dei nostri caratteri di merda, ma l'ignorarci mai.

giovedì 11 ottobre 2012

E' bello sperare di vederti per strada, di riuscire a salutarti e magari a parlarti un attimo, quando solo a scriverti una semplice parole per il tuo compleanno, sapere che hai letto, mi manda in iperventilazione, fa bruciare le guance.
Chi sei? Da che pianeta vieni? Dove sei? Perché finisco sempre a tremare quando ci sei di mezzo tu?
Perché non può andare come nei libri, in un bel film dalla trama triste, ma dal finale felice?

mercoledì 3 ottobre 2012

Lavori di gruppo che diventano solo miei e su cui spreco troppo tempo, perché deve essere tutto perfetto.
Tutto.