lunedì 9 ottobre 2017


entro le quattro devo mandare la recensione sul film di Patti Smith, sto aspettando che sia pronto il caffè mentre finisco di segnarmi i dettagli tecnici prima di mettermi a scrivere cercando di rimanere oggettiva, quando vorrei solo dire che tutti dovrebbero vedere "Patti Smith: dream of life".
E ringrazio il cielo per essermi segnata per fare questo articolo e non quello su "To stay alive: a method", perché una parte di me sta ancora ripensando allo sguardo di Iggy Pop e ha di nuovo voglia di piangere (come se non avessi pianto per tutto il film, io che non piango mai sui film).
Mi piacciono queste mattinate calme di ottobre. Hanno un sapore nuovo, ma sembra un buon sapore.

lunedì 2 ottobre 2017

Ieri sera mi è arrivata una mail, mi hanno selezionato come membro della redazione dell'area musicale del blog affiliato alla radio dell'università. Era la domanda secondaria tra le due che avevo fatto, la prima era per speaker, ma, come ho detto alla ragazza al colloquio, se mi avessero preso come blogger sarei stata onorata comunque.
E mi hanno preso. Io che quest'anno sono andata fermamente convinta che non mi avrebbero presa, che ho detto all'amica che era con me "vabbe, che si fa, ci si riprova l'anno prossimo?" sono sta presa.
Quella mattina sono andata al colloquio scoglionata, mi sono messa in caffetteria ad aspettare un'amica leggendo Guida galattica per autostoppisti con un espresso in tazzina grigia pensando che la frase che descrisse meglio la mattina fosse "avrei voluto squagliarmela con il Dio del Tuono" (che poi, per inciso, è uno state of mind di tutta la mia vita) mentre tenevo le cuffie per evitare che qualcuno mi parlasse. La riproduzione non faceva che passare una canzone che recita se lo vuoi, tutto è possibile. Non ci ho mai creduto. Mi fido così tanto di quella band da essermi tatuata un'altra loro canzone, ma in questa canzone non ho mai creduto e non mi hai mai neanche portato fortuna, ma ero così scoraggiata, così convinta che non sarebbe andata che ho detto "lasciamola, che male può fare?". Non ha fatto male, mi ha solo convinta ad andare e tentare con tutta la voglia che avevo di convincere, poi come andava andava. Sono andata, ho dato il meglio, ma uscendo ero convinta che sarebbe stato un nulla di fatto. Invece, ieri, ho avuto un po' di senso di colpa per la mia amica, che poi ha lasciato il posto alla paura folle di non essere all'altezza, di non essere in grado e alla convinzione che farò una brutta figura. Oggi, invece, ne sorrido, tanto. L'ho detto mio padre, al telefono, che come prima cosa mi ha detto "non ti hanno preso come eri convinta?" e, poi, quando gli ho raccontato che sì mi hanno preso per scrivere, dopo che gli ho spiegato, tutto contento mi ha detto "poi mi spieghi come leggerlo" seguito da "a scrivere sei brava, te la caverai bene". Ho sorriso, tanto, ho anche sentito pizzicare il naso.
Ho fatto un primo passo verso quello che sogno di fare da grande. Non so come andrà, quanto spesso sbaglierò e quanto dovrò impegnarmi per essere all'altezza, ma l'ho fatto.

"Se lo vuoi, tutto è possibile"
"Avevi dubbi?", mi ha chiesto provocatoriamente qualcuno.

sabato 30 settembre 2017

Hello darkness, my old friend.

Una mia ex compagnia di classe si è sposata, una convive, le altre sembrano tutte più o meno felici della propria vita, felici con quello che hanno, con quello che fanno. C'è chi si è laureato e ora lavora, chi non ha continuato, ma ha trovato un buon lavoro e incassa piccoli successi che, prontamente, spiattella ovunque sui social, perché sia mai che vadano persi, non notati.
E poi ci sono io. Io che a ventitré anni continuo a lavorare su obiettivi che, con buona probabilità, non raggiungerò mai, di conseguenza avrò passato anni a proseguire i miei studi, a impegnarmi, a sfruttare ogni dannata possibilità che mi sono trovata davanti (incassando un insuccesso dietro l'altro), e cerco di non darlo a vedere. Ogni cazzo di volta evito la gente per strada, perché io alla domanda "cosa fai ora?" dovrei rispondere "studio, tu?" sentendo poi arrivare la lista dei loro successi, professionali e personali, mentre io sono in uno di quei periodi in cui vedo tutto nero.

Come ti vedi tra dieci anni?
Non realizzata professionalmente, magari con un lavoro che mi permette di vivere, ma che mi fa schifo, che non mi dà soddisfazione alcuna. Forse vivrò per conto mio, in un appartamento in zona, perché non sarò riuscita ad andarmene, con un gatto e bottiglie vuote di una cena con le amiche, quelle che nel mentre si saranno realizzate, avranno messo su famiglia, avranno figlia che mi chiameranno zia. Come zia simpatica, matta come un cavallo (che poi non è matta, ma solo insoddisfatta, infelice, tabagista disperata e con un principio di alcolismo, ma nasconde tutto dietro alla simpatia), mi ci vedo bene.

mercoledì 27 settembre 2017

Cose positive in ordine sparso #1.

Treno in orario.
Un ragazzo che in treno leggeva una vecchia copia di La storia infinita.
Persona che ti consiglia di vedere il film del libro che stai leggendo perché "è fantastico!".
Le persone che offrono sigarette senza che io le chieda, anche senza conoscermi.
Le amiche che danno sostegno a distanza.
"Mi ricordo di te, eri venuta un anno fa, vero?" "Sì, ci ho riprovato" "Hai fatto bene".
Socializzare con gente simpatica che non rivedrai mai più.
"Salti tu, salto io" "Uno dei due alla fine muore".
Riprovare a fare un passo verso un grande obiettivo, nonostante un fallimento passato.
"Davvero, mi ricordo di te [...]. Non so perché non ti abbiamo richiamato" (senza che io l'abbia domandato).
Pensare "come va va".
Risate isteriche a caso.
Dormire.
Le canzoni belle alla radio.
Leggere Guida galattica per autostoppisti in caffetteria davanti a un espresso.
Le patatine classic stick a un passo da mezzanotte.
La riproduzione casuale che sa cosa passare.

giovedì 14 settembre 2017

Danza aerea, atto #1.

Avrei voluto frequentare un corso di parcour in una palestra qua vicina. Io, persona che cade anche da seduta, a fare parcour è un'immagine esilarante per chiunque mi conosca e a cui ho detto "voglio andare a fare parcour". La mia idea, purtroppo, è saltata. Non c'era la classe.
O meglio. La classe c'era, ma per principianti era quella di bambini - nonostante la mia altezza, hanno detto che non ci rientro per età - e quella per me è di solo maschi - dove sta il problema? - era a un livello già superiore. Niente parcour, insomma.
La proprietaria della palestra, proprietaria che conosce madre, ha insistito che andassi a provare il corso di danza aerea. "Due lezioni, gratuite. Dille di provare, se non le piace, non viene più".
Bah, mi dico, è gratis, che può andare male? Che cado? Vabbè, tanto cado a cose pari.
Sono andata, martedì sera, ho provato. Non sono caduta e, anche se anziché la piramide a me è venuta una piramidina e l'inversione ho dovuto prima provare i movimenti a terra perché col piffero che io mi rigiravo a testa in giù - oh, ero convinta di battere in terra! -, mi sono divertita. Torno a casa pimpante, "giovedì riprovo, magari vado".
Ecco. Bene. E' da ieri mattina che ho un dolore agli addominali che ridere è una tortura - e io rido per tutto! -, ma soprattutto mi fanno male le braccia. Mi spiego, mi sono pure messa a studiare i muscoli per capire cosa mi duole, mica pizza e ananas! Allora, il deltoide sicuro è dolorante, quello l'ho identificato con certezza, poi dovrebbero essere indolenziti il muscolo brachiale, il bicipite e quello che io chiamavo ascellare che in realtà si chiama grande rotondo - detto in confidenza rotonda dell'Esselunga -, con la conseguenza che ieri col piffero che alzavo le braccia. La tizia del corso l'aveva detto che "domani avrete problemi anche a prendere una tazzina"... fanculo, chi me l'ha fatto fare!? Non lo so, ma col dubbio che le mie braccia non reggeranno e io stasera volerò - da poca distanza - ad abbracciare il pavimento - che è coperto di quello che madre chiama tatami, ma a me parono i puzzle morbidi che si fanno all'asilo -, perché vado alla seconda lezione di prova.
La domanda, in realtà posta da mio padre, è "perché non mi trovo un hobby normale?". No eh?

Too young to say though I swear he knew.

12 settembre 2017.
Ciao nonno,
so che è stupido continuare a scriverti almeno una volta all'anno quando tu non puoi leggere, non puoi rispondere e solo io so quanto avrei bisogno di una tua risposta, di una tua guida su cosa fare.
Dio quanto mi sento stupida a continuare a scriverti a 23 anni, dopo sei anni. Dio quanta rabbia mi fa non essere riuscita a venire in ospedale, a starti vicino, fino all'ultimo momento come ho fatto con nonna che, anche se non ero con lei quando si è spenta, c'ero fino a qualche giorno prima. Dio quanta mi fa rabbia il fatto che non so più la ricordare la tua voce mentre in poltrona (mi) cantavi canzoni politiche, perché quelle conoscevi, e quanto vorrei riuscire a ricordare il suono della tua voce mentre cantavi Bella Ciao. Ogni tanto, quando l'ansia prende il sopravvento e mi manca l'aria, l'unica cosa che mi riesce a calmare è canticchiare Bella Ciao tra me e me, solo con la mia voce stonata, a mezza voce, come quando ti sentivo cantare e non volevo disturbarti.
Sai nonno, in casa va sempre peggio e io, oltre a sentirmi tra incudine e martello, non so cosa fare. Una parte di me vorrebbe ingoiare il rospo, trovare un modo per contattare mia cugina e dirle che mi manca, che non sapevo come comportarmi, non sapevo se volesse escludere anche me, ma che io vorrei avere un rapporto con lei, l'ho sempre voluto, fin da bambina, e che conservo ancora le sagome delle Bratz che mi aveva disegnato e plastificato quando ero piccola, che vorrei darle a sua figlia, vorrei vederla crescere come non è stato tra noi. Dall'altra parte, sono una P., quindi come tutti non so ingoiare il rospo e dimenticare la rabbia, la delusione, le cose che non trovo giuste. Non so far finta di niente, perché quando vedo gli zii vedo i danni lasciati da una tempesta che mi ha colpito solo di strascico, come un effetto collaterale. Loro sono le case distrutte, io la luce saltata. Mi chiedo spesso se non sia stata volutamente esclusa, dimenticata. Cosa devo fare? Quale strada devo prendere? Non puoi indicarmi la strada? Perché, te che sei il legame tra me e lei, non puoi intercedere?
Che domande stupide quest'ultime. Tu non ci sei, non ci sono modi per cui tu entri in contatto con me. Non ci sei più, anche scrivere queste righe è stupido, senza senso.
Nonostante il disturbo d'ansia, le occhiaie marcate di chi dorme poco e male, nonostante i periodi no, sto crescendo e nel farlo sto diventando una persona diversa, più simile a quella che volevo essere quando c'eri ancora. Ho imparato a guidare, dicono che sia anche brav(in)a, a non abbattermi al primo ostacolo (ho rifatto domanda per una cosa andata male un anno fa, prima non avrei tentato di nuovo), a tenere duro anche se qualcosa non va come volevo (come quel 18 che due esami dopo continuano a chiedermi "come mai questo scivolone su estetica?"). Ho imparato a non chiudermi sempre a riccio, come ho imparato a essere più sicura... non sempre mi riesce, ma ci provo. Ho imparato a non evitare sempre tutto, a fare esperienze nuove, anche da sola, tipo stasera vado alla prima di due lezioni di prova gratuita di danza aerea, nonostante io sia imbranata e, soprattutto, non sono proprio una atletica. Nonostante tutto questo, avrei ancora tante cose da imparare e vorrei che me le potessi insegnare. Nonostante il passare degli anni, nonostante abbia superato i venti, ho ancora bisogno del mio nonno e del suo sorriso bonario, del suo disinfettarmi ginocchia e gomiti sbucciati con quel disinfettante verde che dicevi non bruciare e non bruciava davvero (di te, l'ho sempre saputo, potevo fidarmi).
Vorrei raccontarti dell'università, dei miei progetti, delle volte che mi arrabbio per discorsi stupidi e qualunquisti. Vorrei prendere il caffè con te ora che ho imparato a berlo e che mi piace tanto, ma tu hai smesso di essere una persona diventando un ricordo prima che iniziassi a berlo.
Saresti fiero di quella che sto diventando?

giovedì 31 agosto 2017

Now you've been talking in your sleep / don't let me get me.



"Now you've been talking in your sleep
Don't let me get me
Things you never say to me
It's bad when you annoy yourself
Tell me that you've had enough
So irritating
Don't wanna be my friend no more
Pretty, pretty please, don't you ever, ever feel
Like you are less than, less than (fuckin') perfect
Pretty, pretty please, if you ever, ever feel like you're nothing
You're (fuckin') perfect to me."

Il 26 agosto si sono tenuti i Video Music Awards, durante la serata si è esibita P!nk che, dopo aver ritirato il premio Michael Jackson Video Vanguard Awards e aver fatto un discorso bellissimo, si è esibita in quella che, secondo me e secondo molti commenti letti su internet, la migliore esibizione della serata. Durante questa esibizione fatta di medley che verso la metà hanno smesso di alternarsi e si sono mescolati tra loro, in una sorta di conversazione fatta di canzoni di periodi diversi. Il giorno dopo c'ero io, impreparata a questa cosa perché non mi ero voluta anticipare nulla su di lei, che sentiva questo botta e risposta con gli occhi lucidi.
Non ho mai fatto mistero di essere cresciuta con la musica, che ci sono artisti che mi hanno in un modo tutto loro aiutata a crescere, a diventare quella che sono. Una di queste, è P!nk. P!nk che per chi mi conosce poco è una cantante che mi piace e di cui ho preso spesso riferimento per il taglio di capelli (mai fatto mistero, anche perché per i capelli corti è una garanzia. Ha sempre tagli bellissimi); per chi mi conosce bene - o molto bene - sa che per me non è solo un'icona di stile, la cantante con cui spesso mi viene detto "ti ho pensata!" (spesso con la scena di So What in cui canta al volante di un tagliaerba), ma sa che per me è un punto importante, quella che ha sempre una canzone giusta per ogni momento: belli, divertenti, brutti, bruttissimi.
Tu che stai leggendo non so di che anno sei o che rapporto hai con MTv, ma nel 2006 passava ancora più musica e programmi musicali che film, serie tv e programmi di dubbio gusto. Un mio compagno di classe, un pomeriggio, aveva visto il video di Stupid Girl e, tornato a scuola l'indomani o qualche giorno dopo, mi parlò di questa canzone, di questa cantante che aveva fatto una nuova canzone e che secondo lui poteva piacermi. Era il periodo del compleanno dei miei dodici anni, uno dei periodi peggiori della mia vita. Quella cantante era P!nk che io all'epoca conoscevo vagamente per via di una mia cugina, giusto qualche canzone. Andai a sentirla, cercai le canzoni che, nel 2006, non era poi così facile trovare visto che la linea internet era quello che era e non esisteva Spotify. A fatica e con qualche aiuto, mi procurai la discografia uscita fino a quel momento, ascoltavo quelle canzoni e sentivo l'urgenza di capire cosa dicessero, di andare oltre ai ritmi accattivanti e alla voce graffiante. Fu lì che trovai quella che, per molti anni, è stata la vera e unica voce che mi abbia mai capita, mi abbia fatto da spalla, una sorta di amica che c'era ogni volta che avevo bisogno. C'era questa cantante che cantava quello che ero io, quella che era la mia vita, c'erano queste canzoni che capivano della mia famiglia che cadeva a pezzi (true story: io ancora non riesco ad ascoltare Family Portrait senza rischiare di piangere), capivano il mio disagio, il mio non sentirmi accettata, ma capivano anche la mia voglia di divertirmi, di fare festa. Nel tempo sono cresciuta, sono cambiata, sono diventata più forte, ma ci sono ancora notti in cui mi metto le cuffie e ascolto a ripetizioni vecchie sue canzoni fino ad addormentarmi, come anni fa facevo col lettore cd della Philips che mettevo sotto al cuscino mentre io sentivo le canzoni con le cuffie.
L'altro giorno quando sono riuscita a trovare l'intera esibizione era un altro giorno brutto in un periodo davvero pessimo, dove uscire di casa mi porta a rientrare con un mal di testa lancinante, dove per dimostrare di essere quella che ha acquistato sicurezza ci sono ore di lavoro di convincimento anche solo per non uscire con una maglietta extralarge e i soliti jeans, dove anche una sola battuta fatta male mi ferisce. Era l'ennesimo giorno dove avevo dormito poco e male, ho iniziato a vedere il video pensando per i primi due minuti "prima o poi, io sarò sotto un suo palco" cantando da sola in casa, poi è arrivata Just Give Me A Reason e totalmente inaspettata è arrivato un mashup, quello citato sopra, e c'ero io che non piango praticamente da mesi con gli occhi lucidissimi che sentivo quel botta e risposta come mio, ma poi è arrivata Fuckin' Perfect che mi ha colpita, mi ha scosso.
Ho sempre sostenuto che la musica è una cosa potente, tanto.
Ho sempre sostenuto che la musica mi ha salvato, che mi salva e mi salverà sempre.
Ho sempre sostenuto che la musica parla per me quando io litigo con le parole.
Questo è uno di quei momenti.