domenica 8 luglio 2018

Cose positive in ordine sparso #2.

Riassunto semi-ordinato di cose da ricordare.
Giovedì
"Ti passiamo a prendere".
Luna Park.
Uscire in gonna senza paranoie.
Diti medi ricevuti a gratis, ma senza cattiveria.
Calci-in-culo in gonna.
"Vieni alla notte bianca sabato?".
Ricevere in regalo uno Steve Rogers parlante in peluche.
Bomboloni finti ripieni.
Regalare un Olaf ad un bambino.
Essere invitate ad una grigliata.

Venerdì
Amicizia e disagio.
Contemporaneamente insieme anche d'estate.
Dente dal vivo.
Le disavventure per trovare la cena.
Mangiare sedute su degli scalini.
Due pizze margherite schifose ad un prezzo vergognosamente alto.
Guido Catalano e Dente insieme.
Rendersi conto che sei la versione poké-evoluta della wannabe punk-rocker che ero.
Il poliziotto della municipale che augura "buon appetito".
Dediche d'amore su cartoline lanciate per aria.
Poesie che parlano di me.
Il portachiavi di Virgin Radio.
Ancora Dente con la sua camicia trash.
La spilletta di Buttercup delle Super chicche.

Sabato.
Non sbagliare lo svincolo per la casa della tua amica e del suo ragazzo.
Uscire di casa vestita come se avessi un funerale grunge in un pub irlandese alle 18 e una grigliata alle 19.
I cani che ti fanno le feste.
Ridere.
Essere tirate dentro in una foto di gruppo da cui pensavi di essere esclusa.
Grigliata di carne buona.
Sentirsi a proprio agio.
Doppio osso della bistecca.
Queen che cresce a vista d'occhio.
Ridere ancora.
"Vieni anche te? Bello, ci sta!".
Riuscire ad essere una persona che socializza con le persone.
I meli che ti ricordano Lo Stato Sociale.
Parlare senza vergognarsi.

I wish you well until we meet again, my little thirteen year old me.

Cara me adolescente,
più passa il tempo, più siamo lontane, ma ogni tanto mi sembra ancora di sentirti. Ti sento quando devo presentarmi a gente che non conosco, nella voglia di scappare che ho anziché di dire "piacere" stringendo una mano, ti sento quando devo fare qualcosa di nuovo ed inizia a mancarmi l'aria. Ti sento quando mi diverto, ma inizio a chiedermi "cosa ci faccio qua? Mi hanno invitato per pietà, perché dovevano?" che è simile a quando ti sento quando parlo con qualcuno, ma le parole iniziano a sfuggirmi uscendo a pezzi e bocconi, perché ho paura che verrò giudicata. Ti sento quando trovo il coraggio di uscire in gonna, quando pur restando me stessa mi vesto stando più attenta, come ti sento quando tento di fare qualcosa. Ti sento quando ho voglia di fuggire, di isolarmi, di trovare un angolo nascosto mentre sono in presenza di tante persone.
Siamo diventate due entità distanti - per età e perché non sono più chi ero -, ma ogni tanto ti sento ancora, come un'ombra che mi segue senza andarsene, che è lì anche quando non la vedo.
E' per questo che ti scrivo queste righe, per parlare a te e per parlare a me. Non voglio parlarti del fatto che gli insuccessi che accumulerai negli anni te li lascerai alle spalle, troverai la forza di cercare di raggiungere gli obiettivi che vuoi e ti toglierai, anche se non proprio direttamente, qualche sassolino della scarpa. No, voglio parlarti di altro.
Hai presente quanto tu ti senta fuori posto dovunque andrai? Non sono i posti il problema. Non è che nel tempo amerai questa zone, no, la sentirai sempre limitata e soffocante, ma imparerai ad apprezzarla grazie alle persone che ti aiuteranno a sentirti meno soffocare. Non sono i posti dove vai, è con chi ci vai. Hai presente come non ti senti capita, ma ti senti piuttosto sempre giudicata? Bene, ti fortificherà, ti farà capire - non senza soffrire - che non puoi salvare ogni rapporto, che certe volte sarebbe meglio risparmiarsi numerosi tentativi di rimettere insieme le amicizie. Eravate amiche, le cose sono cambiate, non potete più esserlo. Non potete esserlo perché tu tieni i segreti, copri tutti, loro ingigantiscono cosa fai tu per pararsi il culo loro. Se potessi tornare indietro ed incontrarti, ti direi di non ridare continui tentativi alle medesime persone, non serve a nulla. Non è colpa tua, sai? Non è colpa tua se ti hanno sparlato dietro, se ti hanno messo in una situazione di merda con tua madre, se per anni ti hanno fatto sentire sbagliata per come parli, per cosa dici, per cosa ti piace, per cosa non ti piace, per come ti vesti, per come ti atteggi, per il tuo carattere, per quella che sei. Non è colpa tua, tu eri solo troppo buona - forse un po' fessa - per capire che non erano amiche. Stai tranquilla, negli anni troverai chi ti accetterà per quella che sei a volte condividendo i tuoi gusti, i tuoi pensieri, altre volte senza condividerli, ma accettandoli. A volte queste persone le perderai, a volte resteranno al tuo fianco, altre volte cambierete strada per un po' e poi vi ritroverete per puro caso.
Tornassi indietro, ti abbraccerei mentre stai piangendo chiusa in camera perché ti vedi brutta, perché ti ci fanno vedere, perché non riesci ad uscire di casa con un outfit che sia te ma non ti faccia neanche vergognare. Sai, a distanza di anni troverai uno sport da praticare due volte a settimana che ti farà acquistare quel minimo di sicurezza che ti farà dire "fanculo!" e ti farà comprare un body, ci uscirai e ci starai bene - sia con sia da quello che ti dicono. Imparerai, giorno dopo giorno, a fregartene e a ventiquattro anni riuscirai ad essere te stessa, ma anche ad essere vestita bene e, perché no, a volte anche femminile. Sai quando ci rimanevi male perché ti dicevano che eri sempre un maschiaccio, quando M. ti chiamava Mario, quando ti dicevano che eri un uomo mancato? Imparerai a conviverci. Certo, a volte ci rimarrai male, a volte M. lo vorrai ancora uccidere, ma ti affezionerai a sentirti chiamare Mario, come accetterai che non sei la persona più femminile del mondo, che ai film d'amore preferisci quelli di supereroi, che tra la proposta di andare a fare shopping e quella di softair ti ispira più la seconda, che hai tacchi preferisci gli anfibi. Accetterai il tuo non riuscire a tenere sempre a bada il tuo essere sboccata come uno scaricatore di porto, che a volte i rutti li lasci liberi come il peggio muratore in pausa pranzo, ma lo accetterai perché incontrerai persone a cui farai simpatia per questo. Incontrerai persone che ti proporranno di andare a giocare a softair con loro perché, diranno ad una terza persona presente, "lei ce la vedo!" e ti sentirai anche dire che "vieni anche te? Dai, bello!" senza che sia forzato. Farai simpatia perché ti diranno che non è come essere in giro con una che se la tira, ma con un  amico che se devi parlare di cazzate, ti dà corda. Imparerai ad accettare che a volte preferisci stare comoda con una felpa oversize e sembrare a mala pena una ragazza, per poi stupire tutti qualche giorno dopo. Troverai chi, oltre ad accettare questo lato di te, accetterà anche gli altri e tu riuscirai ad essere così libera di essere te stessa che tornerai sui calci in culo divertendoti più di quando eri piccola.
Imparerai, negli anni, a capire chi è ti è amico, chi ti accetta così come sei, che sa capire i tuoi periodi no, il tuo sparire, il tuo alzare i muri e, se non riuscirai a scavalcarli, si metterà comodo ad aspettare che sia tu a mettere una scala e superarlo. Imparerai che le distanze sono relative, che non è sentirsi sempre a fare un'amicizia. Imparerai cosa conta, chi conta, chi ci tiene.
Imparerai che, anche se con enorme difficoltà che ti causerà stanchezza e mal di testa quando rientrerai, sarai anche in grado di socializzare. Non ti nasconderai più in un angolo durante cene con poche persone a te conosciute, non ti isolerai alle grigliate, ma parlerai, ascolterai, interagirai anche con chi non conosci, anche quando non sei in un ambiente neutrale o a te favorevole. Imparerai a stare in compagnia, a ridere, a lasciarti andare, tanto da far vedere che dopo quasi un anno di danza aerea hai imparato a muovere il tuo corpo senza sembrare un tronco - no, non sarai mai brava a ballare, ma migliorerai - e a cantare una canzone in compagnia in macchina anche se sei stonata. Imparerai a viaggiare da sola, ma anche in macchina per due ore e mezza con una persona vista dieci volte lasciando l'imbarazzo lungo il cammino. Imparerai, soprattutto, che sono le persone che meno ti aspetti quelle che ti faranno sentire più accettata come sei. Loro, oltre quelle poche amiche fidate che ti porti dietro da anni.
Imparerai, non senza ginocchia sbucciate e lividi, che è meglio scrivere a quel ragazzo che in vacanza ci provava e trovavi carino, anziché pensare "ma se ...?", perché ti dirai che è meglio così anziché il dubbio. Imparerai a non fidarti del primo che passa e ti dà attenzione, imparerai ad essere vigile, perché capirai che quello che pensi - che sarebbe meglio chiunque anziché quella sempre invisibile - è sbagliato. Non è un ragazzo o l'attenzione di più ragazzi a renderti qualcuno. Tu sei già qualcuno e ti importerà poco di loro, anche se a volte ci starai male, tanto, perché la tua indipendenza ti farà sentire dolorosamente sola. Di te, sul piano dei ragazzi, avrai un'amica che dirà fieramente "lei non giudica mai, dà la possibilità di farsi conoscere" e tu sorriderai, perché sai che è vero, perché hai capito quanto ti abbia fatto male negli anni non avere avuto questa possibilità.
Imparerai ad andare d'accordo con i tuoi, non litigherai più fino a perdere il fiato con tua madre e instaurerai un bel rapporto con tuo padre. Certo, continuerai a nascondere che fumi e che bevi, del primo faranno finta di crederci, del secondo mai lo capirai, non parlerai mai di come stai, di cosa pensi di determinate situazioni, ma imparerai comunque a renderli parte della tua vita, come quando in vacanza racconterai al telefono a tua madre di aver diviso una rissa. "No, tranquilla, ma', non mi sono fatta male.".
Sai, a volte ti sentirai ancora persa, ti sentirai ancora soffocare, ti sentirai ancora sola, ti sentirai come se volessi distruggere quell'immagine nello specchio, ti sentirai come uno zero, ti sentirai che vuoi solo raggomitolarti e piangere, ma poi ti renderai conto che, nonostante molte delle cose negative siano forse vere, imparerai che non è sempre tutto vero quello che senti. Arriverai alla quasi metà dei tuoi vent'anni che saprai accettare quello che sei, i tuoi gusti, il tuo modo di essere, di porti, inizierai a costruire - mattoncino dopo mattoncino -, con qualche inciampo qua e là, una tua sicurezza, un tuo volerti bene e saprai anche che non sei sola, che hai delle amiche, che non tutti sono persone giudicanti, che non sempre chi ti fa una battuta te la fa con il doppio fine di deriderti, a volte è solo per scherzare. Alla quasi metà dei tuoi vent'anni ci saranno tre giorni di fila fatti di gonne, di vestirsi, pettinarsi e truccarsi con cura, di scegliere il rossetto che si abbina meglio e che ti fa sentire meglio, che sono anche tre giorni di risate, amicizia, grigliate - con tanto di osso di bistecca ripulito con cura in mezzo a quasi sconosciuti -, di chiacchiere con sconosciuti e di un sacco di cose che tu, piccola adolescente che non riesce né a trovarsi né a farsi accettare, penserai impossibili e ti sentirai fiera di te.
Ci saranno ancora giorni difficili, giorni di ansia, di sprofondare. Giorni dove tu ti farai sentire, ma passeranno senza spezzare né te né me.
Ci allontaneremo sempre più, ogni tanto ti sentirò ancora, ma sarai sempre più debole, ma tranquilla che ogni tanto quando mi farai venire voglia di correre via da qualche situazione ti dirò "andrà bene, sopravviveremo. Andrà bene, possiamo farcela".
Andrà bene, sopravviverò.
Andrà bene, posso farcela.


"Come over here and let me hold your hand and hug you darling

I promise you that it won't always feel this bad

There are so many things I want to say to you
You're the girl I used to be
You little heartbroken thirteen year old me
You're laughing

But you're hiding

God I know that trick too well
You forget
That I've been you

[...]
Everything will work out fine

Don't try to

Grow up yet
Oh just give it some time
The pain you feel is real you're not asleep but it's a nightmare

But you can wake up anytime

Oh don't lose your passion or the fighter that's inside of you
You're the girl I used to be
The pissed off complicated thirteen year old me"
- Conversation With My 13 Old Self, P!nk.

domenica 6 maggio 2018

Stare in posti affollati, stare a contatto con le persone, ma soprattutto socializzare con loro, mi stanca. Anzi, mi sfinisce. Mi sfinisce così tanto che mi ritrovo alla sera stanca come se avessi corso la maratona di Boston, avessi frequentato 12 ore di lezione senza pause non avendo chiuso occhio. E ho anche mal di testa, male a tutto.

Mi sembra di essere a combattere una guerra che non posso vincere.

lunedì 5 marzo 2018

Avrei voluto nascere con il coraggio di buttarmi, non con quello di nuotare tra gli squali.

Tiratela un po’, se non ti scrive, scrivigli tu tra qualche giorno”.

Quanto sono “qualche giorno”? Come faccio a capire che sono “pochi giorni” o “troppi giorni”?
Come si scrive ad una persona? Come si inizia una conversazione? Cosa si scrive? Cosa è concesso e cosa no?
Perché sarei in grado di dire “ti va di vederci per un caffè?” e non di iniziare una conversazione?
Speravo che mi scrivesse lui, dopo la vacanza, dopo i comportamenti e le frasi ambigue, ma niente, il nulla e per una volta nella mia vita sto seriamente pensando che rischiare è meglio del rimpianto di non averci provato. Avrei voluto scrivesse lui per primo, perché non so iniziare a ballare, ma so buttarmi in pista se qualcun'altro apre le danze. E invece no, qua mi rendo conto che il primo passo è nelle mie scarpe. Dove sta il problema? Sta che dopo una vita a sfuggire da ogni rischio, tuffarsi è la cosa più difficile che nuotare.

Appunti sparsi al rumore di neve sotto gli sci.

25 febbraio, notte.
Siamo dieci giovani, due soli sono apparentemente single, carini ed etero.
Uno dei due ha detto, testuale, “se tuo padre non ti apre la camera, puoi dormire da me”. Ecco. Magari anche no.

Sul cucuzzolo della montagna con la neve alta così. - Day 1, parte 1. (25 febbraio).
Ieri ho fatto otto ore di viaggio.
Ho fatto lo sforzo psicofisico di socializzare.
Sono uscita, mi hanno offerto da bere, e sono rientrata tardi.
Mi sono svegliata prima delle 7.
Tra un'ora devo trovarmi giù con gli altri per andare a sciare.
In realtà vorrei solo andare a dormire.

25 febbraio, 11:40pm.
Nella comitiva in vacanza c'è un ragazzo che mi affascina, quindi non mi piace, ma a quel qualcosa che mi fa venire voglia di conoscerlo, più di quanto non vorrei conoscere bene anche gli altri che, alla fine, sembrano tutti okay. Avrei davvero voglia di scoprire di più su di lui, per qualche secondo credo di aver pensato anche di volerci provare, salvo ricordarmi che non sarei capace.
E non è qualcosa legato a come appare, fosse così lo penserei di S. che rientra perfettamente nel mio prototipo, ma è qualcosa che non ho ancora capito e mi infastidisce non aver capito.
Tornando in camera dopo aver passato la serata a giocare a Uno in albergo ho realizzato che, comunque, finita la vacanza ci perderemo di vista, soprattutto ho capito di non avere speranze per come sono fuori, per come sono dentro. E mi è presa un po’ di tristezza.

Sul cucuzzolo della montagna con la neve alta così. Day 2, tarda notte feat. Day 3, parte 1. (27 febbraio).
E’ già la seconda volta che quando rientriamo ci mettiamo a parlare con F., il ragazzo del turno di notte, e tiriamo tardi nella hall. Cip - si, oramai per me i due fratelli sono Cip e Ciop - sotto effetto dell'alcol è passato da semi-muto a parlarmi, a percularmi, a dirmi che scherzava convinto me la fossi presa, a farsi sistemare i capelli finendo a fare una battuta non meglio chiara.
Stamani eravamo tutti in coma, a colazione.
E andando a sciare Cip è passato alla nuova fase del post sbornia: proporsi di aiutarmi con i miei scii. Odio portarli, ma non mi farò mai aiutare. Mai.

2 marzo, 3:30am.
Una delle cose più carine che mi siano state dette è che sono tra le tre cose più piacevoli successe in questa settimana bianca.

Tornando a casa. (3 marzo).
Sono in macchina che guardo fuori dal finestrino, esausta dal lungo viaggio e triste che non c'è più neve, di colpo. Fino a poco fa era ancora tutto bianco.
Sono in macchina che guardo fuori dal finestrino, esausta dal lungo viaggio e triste che non c'è più neve ed ho avuto un flash dell'altra notte, una cosa che avevo totalmente rimosso. Cercando di calmare CCC, dopo la rissa in piena notte in una strada di Livigno, ho preso il suo viso tra le mani guardandolo negli occhi ripetendogli di calmarsi e, ora, mi sono resa conto di una cosa: in sette giorni non ho ancora capito di che colore ha gli occhi.



Copiando qua degli appunti sparsi della scorsa settimana, mi sono resa conto di non essermi appuntata nulla e, comunque, di aver appuntato tutto. Non ho scritto del freddo, della neve fantastica, delle risate, delle chiacchiere in sala fumatori, degli sguardi assonati di prima mattina, di io che rimorchio nella notte del mio compleanno - uno era un ragazzino(?) straniero che ha detto a una nella comitiva di volermi conoscere per poi presentarsi dicendomi "I'm Malvin, but you can call me Bellissimo"... anche no -, di Cip/CCC che tira un cazzotto ad un tizio per strada ed io che me lo porto dietro fino in albergo, non ho scritto questo e tante altre cose e mi rendo conto che una settimana che presagivo come opprimente perché non sapevo socializzare è finita ad andare meglio del previsto.

martedì 19 dicembre 2017

"F for friends, F for family".

E' uno di quei periodi brutti dove mi sembra che dopo il temporale, anziché arrivare il sole, arriva solo un altro temporale e poi pure le inondazioni. E' uno di quei periodi dove cerco di essere una brava persona, una brava studentessa, una brava figlia, una brava amica, ma mi sembra sempre di fallire in tutto, di non azzeccare nulla. E' uno di quei periodi dove se mi dicono che sono una merda ci credo, senza farmi dubbi su come e chi l'ha detto.
Mi sembrava che le cose andassero meglio, ma piano piano sono scivolata sempre più giù, la mia ansia, i miei dubbi, la mia fatica e poi le litigate con chi credevo amica, l'incidente, la macchina che forse è andata a puttane e io che mi sento un disastro in tutto, che torno a dipendere dagli autobus, dagli altri, dal non poter chiedere all'unica amica vicina di vederci per qualche sigaretta al "nostro pub perché non so più come muovermi. Cerco un appiglio in me e non trovo che un muro senza appigli. Mi risento come anni fa, come quando era tutto buio. Poi mi siedo e anziché vedere solo il buio vedo qualche luce, non tanto nella mia famiglia che più che mai sembra uscita da una canzone di Eminem, ma nelle amiche. Poche, pochissime, spesso lontane, ma sono lì e allora basta poco e anche se gli occhi pizzicano e faccio fatica a respirare almeno mi ricordo che non sono sola. Almeno c'è qualcuno e se urlo, questa volta non si perde nel buio. Qualcuno sente.
E' una consolazione forse da poco, ma che ora come ora è l'unica certezza che mi resta insieme alla musica. Tutto il resto frana, queste due cose no.
"Guarda chi resta", ha detto qualcuno e aveva ragione

domenica 5 novembre 2017

And I know, you're a part of me.

Ho sempre inseguito la figura di mio nonno cercando di essere quanto più simile a lui: forte, onesta, sincera, coerente nelle proprie idee, una brava persona. Ho sempre pensato che pur avendo imparato tanto da lui, come il fatto di battermi sempre per le cose in cui credo e in quello che credo giusto, io non abbia niente di lui né caratterialmente né fisicamente. L'unica cosa che ho preso da mio padre è il mento che è di mia nonna, non di nonno, e poi nient'altro, perché lui bellezza fuori dal comune con occhi di ghiaccio e capelli corvini, io anonima e niente di che. Lui uno da cui imparare, io un caso umano. E ho sempre sofferto un po’ di non riuscire ad essere come lui, soprattutto dopo la sua morte, perché sentivo di averlo perso, che non mi restava nulla.
Oggi ho riguardato vecchie foto con zia, mi mancavano troppo e avevo bisogno di rivedere i volti, di trovare i ricordi. Abbiamo parlato di nonno, di un biglietto di auguri e amore a nonna, abbiamo ricordato come sapesse scrivere e zia mi ha guardato dicendomi “ci sapeva fare con la penna, come ogni P.”. Ora ho gli occhi lucidi, perché so cosa intendeva con “come ogni P.” e allora capisco che non l'ho perso, che qualcosa di lui in me c'è.