mercoledì 31 agosto 2011

Domani è già settembre ed io sorrido un po'.

Sono stata un quarto d'ora ferma a guardare il cartoncino bianco che era l'invito al matrimonio dei miei genitori, oggi sarebbero vent'anni. Sono arrivati a festeggiarne qualcuno in meno, poi si son mandati a fanculo allegramente. Son stata lì a guardarlo per un quarto d'ora mentre mamma era a letto a riposare, non so neanche perché lo stavo osservando con tutta la concentrazione del mondo, come se dovesse svelarmi qualche segreto.
Papà sta facendo lavoro-ospedale-lavoro-ospedale-casa, almeno ieri son sicura, oggi credo abbia saltato il primo lavoro; nonno sta sempre uguale, non ho chiesto a papà se mi passa a prendere per andarlo a trovare e papà non ha chiesto di venirmi a prendere, forse ha capito che almeno nonno lo voglio ricordare l'uomo che era, non quello che è ora. O forse sta semplicemente aspettando che sia domenica e sono da lui per portarmi in ospedale. In stanza con nonno c'è un signore che mi ha chiamato "il barbiere" che abita poco lontano di dove abita nonno ed ha dei baffi buffi e sarei curiosa di vederlo, perché secondo lei l'ho visto almeno una volta, ma io l'unica persona coi baffi buffi che ho visto in vita mia era in Val Folgaria cinque anni fa; quello aveva dei baffi buffissimi, lunghissimi ed arrotolati. Erano belli, peccato non abbia pensato di fargli una foto.
M'hanno chiesto di andare su, me l'hanno chiesto per favore e che io sia cogliona si sa, così ho detto di sì anche se non avevo voglia e ora dovrei tipo salire in camera per prendere i vestiti, prepararmi e andare su.
Ho ancora delle sigarette? Sì, allora posso andare.

giovedì 25 agosto 2011

Vuoi sentire una persona e quella persona non si farà mai sentire.
Non vuoi sentire una persona e quella è sempre lì a scriverti.
Com'è sta storia?

martedì 23 agosto 2011

"Dove cazzo siamo, nell'Unione Sovietica?!"

Io non sono nata per le guerre fredde, per amicizie segrete post amori andati a male. Io non sono nata con la capacità di stare in mezzo al rischio di perdere qualcuno solo perché si vuole troppo bene ad un'altra persona per smettere di essere sua amica. Io non sono nata per le guerre fredde del XXI secolo, fatte di stati e link su facebook riferiti a lui che s'è innamorato di un'altra, ma lui lo conosci e sai che per lui tutto questo non è facile. Ma a chi interessa, di lui? Solo a te, che fai l'amica di nascosto, perché sennò lei, la ex, la ferita, una delle tue amiche più care, smetterebbe di parlarti e lui, che di bene me ne vuole, non vuole mettermi in ulteriori casini. Incontri clandestini, che mi fanno pure schifo, perché sanno di cosa malvagia, ma cosa c'è di male nel voler bene ad una persona e non saper rinunciare ai suoi abbracci improvvisi mentre dice che sei bella e tu non ci credi, ma è bello quando te lo dice con quel fare fraterno che ha?
Lui, ora, ha quella luce felice negli occhi, quando parla dell'altra che mi ricorda tanto quella di due anni fa quando con quegli stessi occhi ci guardava lei; lei, ora piange, sta male perché lo ama, ma come glielo dice che alla fine è meglio così? Lei non riusciva a prenderlo com'era, coi suoi scazzi né i piercing, l'altra se lo è preso così e lo sta facendo sorridere, ma lui che non è un duro, per lei ha pianto tutto il giorno, ché non voleva ferirla. Ed io sono in mezzo al triangolo, alla guerra fredda, tra lei che vuole chiamare me e lui che qua non ha quasi nessuno. Ed io che mi chiudo a riccio sui loro problemi, con la voglia di pulire con l'alcol le loro ferite, lascio in putrefazione le mie e qualcuno dice che non è giusto, che dovrei liberarmi un po' del peso, almeno quello di questa guerra fredda, ma me lo tengo stretto il mio carico pesante anche se le spalle fanno male.
Io non sono nata con la pelle dura come la roccia, queste guerre d(e)i (loro) amori finiti male colpiscono me come rami secchi mentre corri disperate per un bosco pieno di rovi. Io non sono nata per le guerre fredde post amori scaduti come il latte non a lunga conservazione.

lunedì 22 agosto 2011

Amo le stazioni ed amo stare seduta in treno con Pink che canta Just Like A Pill mentre il pannorama scorre.

Oggi era una giornata calda, il mio treno delle 11.53 era in ritardo di cinquantacinque minuti - che sono diventati settanta quando sono arrivata dalla D. - e ho avuto il tempo di osservare la stazione, la gente che, per quanto mi faccia schifo, nelle stazioni è più bella.
Nelle stazioni la gente va di corsa, chiede informazioni fermandosi un attimo. Va in vacanza, o torno da una vacanza. Va via per lavoro o solo per qualche ora. Ci sono visi che ti sembrano famigliari e altri che lo sono -e non vorresti- e quelli sconosciuti, ma che hanno qualcosa di così bello che ti viene voglia di cercare nella borsa la macchina fotografica per fare una foto a un piccolo particolare.
Mi piacciono le stazioni, perché le persone grigie mi sembrano a colori, sembrano piene di vita anche a me che la vita, tra la gete, non la vedo mai.



(Avevo voglia di scrivere, non ci riesco. La fiducia altrui mi distrugge).

mercoledì 17 agosto 2011

Ecco, di te mi innamorerei mille volte (ancora), Buk.

Stasera mi sento intossicato, scazzato, usato, logoro fino al midollo. Non sarà tutta colpa della vecchiaia, ma qualcosa c'entrerà anche lei. Penso che la gente, quella gente, l'Umanità che per me è sempre stata difficile, quella gente alla fine stia vincendo. Penso che il problema grosso sia che per loro è tutto quanto una replica. Nessuna freschezza. Non un minimo prodigio. Semplicemente, continuano a macinarmi.
Se un giorno vedessi anche una sola persona che fa o dice qualcosa di insolito, mi aiuterebbe a tirare avanti. Invece sono stantii, grigi. Non c'è slancio. Occhi, orecchie, gambe, voci ma... niente. Rinchiusi dentro se stessi, si prendono in giro, fingendo di essere vivi.

Quando ero giovane era meglio, cercavo ancora. Vagavo per le strade di notte cercando, cercando... socializzando, litigando, frugando... Non trovavo niente. Ma la scena totale, la nullità, non aveva ancora preso piede del tutto. Non ho mai trovato un vero amico. Con le donne, ogni volta era una nuova speranza, ma quello succedeva i primi tempi. Lo capii subito, smisi di cercare la "ragazza dei sogni"; me ne bastava una che non fosse un incubo.
Nella gente, i vivi li trovavo solo fra quelli che ormai erano morti: nei libri, nella musica classica.

Il capitano è fuori a pranzo, C. Bukowski.
(Peccato che eri finito, avevo voglia - bisogno - di leggerti).

sabato 13 agosto 2011

Ho dormito cinque ore, ho gli occhi che mi bruciano per lo shampoo che è scivolato sul mio viso e ho voglia di the.

martedì 9 agosto 2011

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"Non me ne frega niente del per sempre o del per quanto, ma io ho voglia di innamorarmi".
Cit.
A me non frega niente del per sempre, del per quanto, della paura, del come andrà e di quanto male farà, ma io ho voglia di innamorarmi.

lunedì 8 agosto 2011

Una paura folle come ora l'ho provata solo una volta e speravo di non sentirla più.

lunedì 1 agosto 2011

Ciao J., non riesco più a evitare di scriverti come se tu potessi leggere quello che ti vorrei dire, così son qua che ti scrivo e mi detesto per aver ceduto, di nuovo.
Mi sento uno schifo, ma non nel senso che "sto a schifo", ma nel senso che "sono uno schifo". Ero così cieca, così bisognosa di qualcuno (per scacciarti via dalla mia cassa toracica) che non mi sono neanche resa conto di quanto fosse un quaquaraquà. E perché, alla fin fine, ammettiamolo, non volevo vedere. Mi piaceva l'idea di qualcuno che si renda conto di me in maniera diversa dalle attenzioni d'amico di D., ecco.
J., come stai? Sto imparando a pronunciare il tuo nome, magari così te ne vai dalla mia cassa toracica. Perché non dico cuore? Perché io, quell'organo (non) inutile, lo ignoro o, almeno, è quello che vorrei fare. Mi fa paura, non è che lo voglio ignorare, lo ammetto; perché se dico cuore si insinua nella testa la frase che ha detto mia cugina - e non solo lei - e tremo come l'altro giorno che c'era un ragno nel letto. Cassa toracica, poi, mi ricorda quant'era bello sentire i batticuore appollaiati sulle costole, come papagalli tropicali appollaiati sui rami di grandi alberi.
Come ti va l'estate? Sai, la mia non è poi tanto male. Mi diverto, mi sono rilassata così tanto che non mi mangio neanche più le unghie, però tutte le volte che sento Danza Kuduro ho istinti omicidi, ma chissà quante volte l'avrai ballata nelle tue notti postmaturità. Io, che a ballare mi ci vogliono portare ma non voglio andarci, me la ritrovo ogni giorno da qualche parte e persino da parte degli amici che ci sono fissati, un po' come l'anno scorso che eravamo in fissa con Alejandro.
Oggi tira vento e non so che fare, me ne vorrei stare tutto il giorno in camera, seduta con le spalle contro il letto e sperando in un fulmine che mi faccia continuare quella cosa che c'è scritta sul quadernino verde. Tu sarai al mare o magari sei in vacanza o, forse, sarai con una ragazza e sarai felice (e non sai quanto vorrei avere l'assoluta certezza che tu sia felice davvero). Io, invece non vorrei vedere il mio riflesso nello schermo del pc, ché mi disturba molto per il semplice fatto che non mi voglio vedere.
Sai cosa vorrei, ora, J.? Iniziare a scrivere una lettera, ma di quelle con un destinatario che possa leggere la mia orribile e spesso incomprensibile calligrafia e ricevere risposte, perché aspettare una lettera, trovarla nella cassetta e poi leggerla avidamente mi piacerebbe. Però non voglio un destinatario conosciuto, di cui conosco già il suo colore preferito, la sua data di nascita e come porta i capelli, vorrei un destinatario sconosciuto di cui scoprire tutto e che vuole scoprire tutto. Non so perché ho questa (strana?) voglia, ma ultimamente le parole mi sembrano l'unica cosa bella che ci sia al mondo, oltre il pezzo di cielo di Central Park che hai negli occhi.
Ho scritto troppo e non volevo neanche scrivere, forse cederò ancora a questo bisogno di scriverti che mi prende nei momenti di solitudine.
Ciao J.,
con tutto questo strano bisogno di te,
Amy.