mercoledì 26 dicembre 2012

A capodanno indosserò un sorriso bellissimo e verissimo, senza curarmi del fatto che vorrei abbracciarti quando il countdown segnerà lo zero.

venerdì 21 dicembre 2012

Going the distance.

Solo che mi ha fatto venire voglia di avere la possibilità di scrivergli: “Stupido essere, guardati Amore a mille miglia e capisci un po' di cose. Capisci che io e te non viviamo in due stati diversi dell'America, viviamo nello stesso stato, abbiamo lo stesso fuso orario, siamo distanti svariate ore di treno, tre ore di macchina e volendo potrei anche mettermi a cercare quanto ci vuole in mongolfiera e invece tu non capisci un cazzo ed io e te siamo ancora qua, a chiedere a qualcun'altro "l'hai sentita?" o "l'hai sentito?" perché non siamo capaci a parlarci, capaci di crearci una possibilità di vederci mentre questi due si vedono una volta ogni tre mesi e ridono, ad orari diversissimi, guardando uno stupido video mentre parlano al telefono da due stati lontani.
Sì, io non sono Drew Barrymore, non ho il suo sorriso, il suo fascino e io se dormo su uno scalino da ubriaca non mi risveglio spettinata, col viso scarabocchiato da mia nipote ma ugualmente bella, mi sveglio uno schifo, ma anche se non sono lei, io e te potremmo essere in una stazione abbracciati... anche da amici, ma potremmo essere noi.”

mercoledì 5 dicembre 2012

Cose che ti fanno sorridere #7

Son giorni di sorrisi sinceri, sorrisi modesti, a volte leggermente accennati e mi dicono persino che oggi ho più colore sul viso, forse è il sorriso che distrae da una carnagione troppo bianca.
Son giorni di sorrisi sinceri, sorrisi modesti, ma a volte enormi, come quando ieri, quel ragazzo che è un perfetto sconosciuto è tornato a passarmi davanti, girare il viso, sorridere e dire “ciao” a voce bassa ed io che invece son più sgraziata rispondo “ciao” ad alta voce, probabilmente diventando bordeaux ma sorridendo a mia volta o come quando oggi ci siamo incrociati a ricreazione, dove ha salutato con un gesto della testa e con un sorriso leggermente accennato. Lui sorride così, senza lasciare capire se sorride perché vuole sorridere o perché deve, ma a me va bene così, perché poi mi ritrovo sul viso dei sorrisi enormi per cui mi spavento un piccolopoco, ma che mi fanno anche tanto bene.
Sono giorni di sorrisi sinceri in mezzo ad uno schifo costante, ma va bene così, ho fatto una promessa a me stessa ed io, le promesse, tendo a mantenerle. Sempre.

domenica 2 dicembre 2012

Se tu tornassi dopo un numero preciso di ore, io inizierei ad essere felice da ventiquattro ore prima.

Sai cosa mi piace del fatto che sparisci e dopo un tempo che varia ogni volta ritorni a farti sentire? Sì, perché c’è una cosa che mi piace e l’ho capito oggi, per caso, ed era questo a farmi illuminare gli occhi e non il sole.
Mi piace il fatto che, nonostante io resti sulle mie, nonostante possa tirarti qualche frecciatina, io perda il conto delle ore della tua assenza. Tutte le volte che tu torni, dopo infinite ore, io, puntualmente, perdo il conto e non ricordo neanche se erano più vicine alle duecento o alle trecento ore.
E io vorrei dirti questo, ma solo dirti che il sentirsi domani dipende da te.

martedì 27 novembre 2012

lunedì 26 novembre 2012

Informarsi per le partenze, d'altri, in treno per amore e mai per le mie.

domenica 25 novembre 2012

Quale tipo d'estate c'è nel tuo cuore?

Dovrei avere la testa piena dell’Italia insulare e peninsulare, di morfologia, dei climi, delle precipitazioni, di confini, di mari che bagnano coste e di laghi artificiali e glaciali, ma di tutto questo non ricordo niente, non me ne importa nulla. Dovrei farmi entrare tutto questo in testa, dovrei cercare di dargli un briciolo di importanza, invece ho la testa piena di te, di quali sono i tuoi confini, di quale mare o lago bagna le tue guance, di qual è il clima nella tua testa e nel tuo cuore, di quante precipitazioni di pensieri ci sono dentro di te. E vorrei saperlo, non solo pensarlo, immaginarlo.
Vorrei sapere cosa ti passa ora per la testa, vorrei sapere chi confina con la tua tristezza, quella di quel vuoto che avevi dentro e di cui mi scrivevi alla sera – o forse, quel vuoto è stato riempito? – e che io capivo così bene perché era così simile alla mia, vorrei essere diventata un lago per riempire quel vuoto, ma io ero pioggia e la pioggia viene assorbita dal terreno e dimenticata, dimenticata.
Avrei voluto studiare la morfologia del tuo corpo con le dita, ad occhi chiusi, al buio senza poter vedere cos'era quella o quell'altra curva, studiarlo con le dita, intuirlo, ma non vederlo come se tu fossi una cartina muta, perché lo dice anche la prof. di geografia che anche le cartine mute parlano, basta solo saperle osservare e io, il tuo corpo, vorrei osservarlo ad occhi chiusi, con le dita, con le labbra. Vorrei assaporare il sapore delle tue labbra, sentire se sono salate come il mar Ionico o se son d’acqua dolce come l’acqua di un lago di origine glaciale.
Vorrei accarezzare i tuoi capelli che, sicuramente, strano ricrescendo dopo che gli hai tagliati. Vorrei studiare le valli delle tue guance, le fossette, più o meno marcate, che nascono quando uno sorride, come cambia il tuo viso quando ridi o quando pensi. Vorrei studiare i confini dei tuoi pensieri quando scrivi, quando ti addormenti, quando ti fai la tisana alla sera – mi pensi ancora, come mi dicesti quella sera quando ti augurai una buona tisana? – e soprattutto, vorrei studiare il confine della tua schiena con la mia, della mia mano nella tua, delle mie labbra sulle tue.
Vorrei studiare te, non questo mar Tirreno che diventa Ligure e che bagnia coste più vicine di quanto tu non sia mai stato.

lunedì 19 novembre 2012

Le parole e le paure a volte passano, ma le promesse e le canzoni quelle restano.

Sono le ventidue e quattordici di lunedì diciannove novembre duemiladodici, tra un mese e due giorni dovrebbe addirittura finire il mondo, pensa te che bel giorno sarà, quando ci accorgeremo che sarà solo un mese e due giorni da oggi e non succederà nulla. Io, in questo giorno a caso in un’ora a caso, ho aperto un documento di Word ed ho iniziato a scrivere, magari mi sentirei più a mio agio a farlo con una penna nera che sbaffa un po’ perché di inchiostro ne scende un po’ troppo, ma stasera mi gira di battere anzi sui tasti, perché il rumore aiuta ad esorcizzare il sotto fondo dato da Il meglio arriverà in live da venerdì.
Venerdì.
Venerdì che sembra ieri, ma che sembra anche tanto.
Venerdì che è iniziato quando il sole si era alzato da poco e la mia sveglia suonava dopo troppe poche ore di sonno.
Venerdì che è stato una giornata di prepararsi per bene, controllare di avere tutto, uscire di casa ed imprecare, hai scelto il look sbagliato e fa troppo freddo alla mattina alle sette e dieci di novembre per uscire così, ma te ne freghi, saluti tua madre, che si è alzata solo per ricordati i panini e per non sentir sbattere la porta di casa, e te ne vai a prendere l’autobus. Autobus, bar, macchina con annesso giro con musica a tutto volume per cercare un parcheggio, bar, stazione, treno in ritardo che di ritardo ne guadagna ancora, treno che corre e recupera, altra stazione, altra corsa per i sottopassaggi per non rischiare di perderlo. Gente, tanta gente; gente che parte, gente che arriva, gente che aspetta qualcuno, gente che vuole solo andare, gente che vuole solo tornare. Gente che si incrocia per la prima volta tra una persona che mormora ad un’amica “ho capito che ho i pantaloncini corti, ma sotto ho le calze, cazzo!” ed un’altra che metri più in là dichiara che quelle due hanno la faccia da fan dei Finley e che si incontra con un “scusa sei Mara?” “Sì” “Sono Claudia”. Altro treno, chiacchiere, altra stazione, sguardo che cerca un’amica, abbracci. Abbracci, ma non di quelli a caso, ma quelli che aspetti da mesi, quelli che si danno nelle stazioni quando ci si rivede dopo mesi di lontananza, quelli che se non si ha un’amica lontana non si possono capire, immaginare, comprendere.
Bagni in cui si entra in due di nascosto per non pagare, persone che ti chiedo venti volte se hai degli spiccioli per il biglietto, sole, risate, parrucche azzurre, foto senza senso, altri arrivi, altre conoscenze e di nuovo sali e scendi dagli autobus per arrivare in mezzo al nulla per guardarsi con uno sguardo da “e adesso?” cercando di fermare un signore che parte in scooter per poi ritrovarsi a ringraziare un vecchietto che passava di lì per caso.
Il nulla, un posto in mezzo agli ulivi su una strada in salita che se guardi in lontananza vedi il mare al limite dell’orizzonte, oltre i palazzi di Livorno. Il nulla che diventa un po’ casa e allora inizi a sistemarti su un muretto dove persone nuove – e persone che ti sono accanto da più o meno tempo – vedono un lato di te che chi ti vede tutti i giorni, forse, non riuscirà a vedere mai. E allora ridi con tutta l’allegria che avevi dimenticato, sorridi con tutta la leggerezza e la serenità che potrebbe metterci un bambino. E allora, in mezzo al nulla con persone che son vecchie compagnie di strada e insieme a nuove compagne di avventure sfidi i tuoi polmoni marci gonfiando palloncini che poi, in serata, si perderanno con una folata di vento, e sfidi anche il tempo che deve passare e il freddo che inizia ad arrivare stando su un marciapiede a giocare a Nomi, cose e città ridendo a crepapelle.
Sfidi il freddo, l’ansia, quell’insieme di cose orrende che ti si sono attaccate addosso in tutti questi mesi per essere quella che sei, per ridere di gusto, per non fermarti davanti a nulla e allora ti senti parte di un gruppo, un gruppo che non è solo cinque, dieci, venti persone, no un gruppo che è diventato grande, grandissimo, un gruppo che non è solo canzoni, fan, sostegno ad un gruppo. No, un gruppo che è anche amicizia, chilometri fatti per essere sotto un palco a cantare, a perdere la voce, grazie urlati o detti sotto voce o scritti giorni dopo che fanno capire quanto sia grande e speciale questo gruppo. Un gruppo che ha un nome, un simbolo e che quando li vedi, li senti, li pensi capisci di non essere sola. Ecco, questo gruppo è così, è composto da persone che si vogliono bene, che si stimano ma anche che si detestano, che non si possono vedere e che si guardano male. E’ composto da persone che si trovano in sintonia e si ritrovano chiuse in un bagno a ridere e a ripararsi dal freddo mentre c’è chi sta fuori a far le oche giulive. E’ un gruppo così grande, così variopinto che a descriverlo a parole vien pure male. Gruppo Randa, solo chi c’è dentro può capirlo. E poi ci sono loro, non le amiche a cui ho già sviolinato per una pagina intera, loro quel gruppo grazie al quale è nato tutto questo, grazie al quale io – e tanta altra gente – ho incontrato alcune delle persone più speciali della mia vita, quelle persone che sono in grado di farmi da spalla in momenti in cui io non vorrei nessuno. Loro che mi hanno tenuto su con la musica, con le parole scritte in diari, detti nei video o scritti da qualche parte, loro che sono ragazzi come tanti che vivono il loro sogno, quel sogno che è diventato anche nostro. Loro che quando li incontri son così alla mano che ti dimentichi persino che loro sono il tuo gruppo preferito da sei anni ad ora, ti dimentichi di essere timida e ti ritrovi ad avere un abbraccio inaspettato perché tifi la stessa squadra di qualcuno, a chiedere ad un altro una cosa che non hai il coraggio di chiedere a nessun’altro e a ritrovarti una delle cose più importanti scritte sul diario, a ritrovarti a ridere per le cavolate di un altro e ad ascoltare la lunghissima disavventura del componente logorroico che te la racconta nei minimi particolari.
Loro che quando salgono sul palco ed iniziano a suonare ti fanno sentire a casa, perché quella è casa loro ed è anche casa nostra, casa mia.
Ed io alle ventitré e ventinove di lunedì diciannove novembre mi ritrovo ad aver scritto una pagina lunghissima ed aver iniziato la seconda, ma non sono neanche convinta di aver espresso tutto quello che ci sarebbe da dire.
E grazie a loro che sono la mia forza, la mia voglia costante di rialzarmi quando ogni cazzo di osso sembra essersi rotto dopo una caduta.
Grazie a loro per avermi fatto sentire, di nuovo, a casa, per avermi detto che prima o poi le cose andranno meglio.
Grazie a loro di avermi fatto incontrare persone fantastiche. E grazie soprattutto a queste persone fantastiche che sanno rendere una giornata già di per sé perfetta, in una cosa ancora più grande.

sabato 17 novembre 2012

"Vi aspettano al prossimo concerto, che è un po' casa loro e un po' casa vostra."

Io mi fermo solo ora e mi rendo conto che il mio posto è sotto un palco, circonda da amiche che ti stringono la mano quando capiscono che stai per commuoverti e con il gruppo che segui da anni sul palco a cantare e a farti perdere la voce. Capisco che per star bene devo viaggiare in treno, autobus, a piedi, devo stare (anche) al freddo a giocare a "nomi come e città" su uno scalino, devo essere in mezzo a persone che capisco la tua passione.
Ieri sera, era una di quelle serate ed io che ora mi fermo solo adesso, riguardo le foto, le catalogo per bene e mi rendo conto che quando urlo "grazie" non è solo per una bella serata, non è solo per loro.
"Insieme, fino alla fine".

giovedì 15 novembre 2012

Sono di legno secco che alla minima pressione si spezza

Se tu ci sei, va tutto bene anche quando tutto va male, anche se io sono sempre un disastro, anche se con me stessa va uno schifo, anche se con te non si capisce mai un cazzo, anche se avrei altri mille "anche se".
Se tu non ci sei, va tutto a rotoli, la mia concentrazione, la mia allegria, la mia autostima, la mia testardaggine. Sì, vanno via tutte le mie cose, a te, se non ci sei, mica manca qualcosa.
Se tu torni, torni spiazzando(mi), arrivando quando oramai nessuno se lo aspettava più e lo fai scrivendo cose che poi mi lasciano sulla poltrona a tremare, perché io non sono fatta di cemento armato, no son fatta di materia fragile, di legno secco che alla minima pressione si spezza e tu mi spezzi ogni volta.
Se tu torni e poi sparisci, resto solo un legno spezzato.

venerdì 9 novembre 2012

Cose che ti fanno sorridere #6

Io sono una di quelle persone che fa di tutto per non attirare l’attenzione, che cerca sempre di essere il più invisibile possibile e che, alla fine, ci riesce anche, nonostante io sia anche molto imbranata cosa che porta a farmi inciampare/sbattere contro qualcosa, portandomi a imprecare ad alta voce e a trovarmi qualcuno che mi fissa come a dire “ma che cazz?”.
Ecco, io sono così. Sono invisibile e mi va bene, benissimo, perché così evito di ritrovarmi con le guance tinte di porpora e le parole balbettate e sempre sbagliate. Io sono così, capiamoci, perché io questo sorriso che ho sulla faccia, non lo capisco – e non ha neanche senso – perché se qualcuno mi ha notata, vuol dire che un giorno mi sono alzata ed ho dimenticato il mio mantello dell’invisibilità, un giorno ho camminato in mezzo alla gente scoperta, quasi senza difese.

C’è la E., che non mi sopporta più, che probabilmente a breve verrà a tirarmi in testa qualcosa, perché definirmi “un cancro”, se continuiamo la nostra discussione non le basta, che è convinta che quel ragazzo bassino, dagli occhi azzurri e l’aria un po’ sfatta - aria che, a me, fa pure un po’ di tenerezza – mi fissi quando lo incrociamo e che ci abbia pure indicate, che parlasse di me al suo amico.
C’è questo ragazzo di cui praticamente so solo che siamo nella stessa scuola e che ha spesso maglie di artisti che meritano una certa stima che un giorno mi ha parlato con quella che secondo la E. è una scusa per parlarmi, perché dal discorso che stavamo facendo era chiaro, secondo lei, che noi fossimo di quella scuola, mentre per me l’ha fatto solo perché era da solo alla fermata e ha detto quella frase tanto per, anche perché il discorso sarà stato composto sì e no da quattro frasi in totale. C’è questo ragazzo che non sa il mio nome, che non sa la mia classe, i miei anni o nient’altro che oggi è passato dicendomi “ciao”, così, dal nulla, quando da quando abbiamo parlato sono passate settimane e ci siamo incrociati più e più volte a scuola. C’è questo ragazzo per cui non trovo interesse o attrazione, che è solo un ragazzo carino che è a scuola lì, che mi ha fatto sorridere e infondo anche i discorsi della E. mi hanno fatto sorridere, nonostante l’idea che qualcuno possa avermi notato mi spaventa.

Io sorrido per tutto questo, sorrido, ma non è una contrazione più o meno volontaria dei muscoli facciali.

giovedì 8 novembre 2012

Ancora ci si ostina a credere che Milano è una città dove mancano i colori.

Parlavamo di Milano, a tavola. Parlavano del fatto che Milano è brutta, che non c’è nulla a parte il Duomo e poi solo palazzi grigi. Io, invece, tra un pezzo di pane al cane ed un sorso d’acqua, ho detto che non è vero, che ci sono anche musei, c’è Parco Sempione ma poi ho taciuto altre cose. Ho taciuto che a Natale, Milano, è bellissima. E’ piena di luce e l’albero addobbato davanti al Duomo ti fa sentire tanto un bambino che aspetta Babbo Natale la sera della vigilia. Ho taciuto che Milano è piena di colore, che la gente che va sempre di corsa ha la sua bellezza, che il loro accento è una boccata di allegria, che Parco Sempione in estate, nonostante il caldo, è bello da riempire il cuore. Ho taciuto che la Madunina, vista in un giorno di sola, brilla come se fosse una stella, che l'odore acre dello smog non lo senti, che la metro, con il suo abbraccio soffocante di chi si trova sotto terra, ti fa sentire al sicuro come se fossi in un ventre. Ho taciuto che Milano non è quella che si vede a primo impatto, che non è grigia, che è da conoscere, da vivere, per apprezzarla, come se fosse una persona introversa che non ti mostra quello che ha dentro appena la incontri.
Avrei voluto dire che Milano, anche a passarci di sfuggita, a passarci una giornata, un paio di giorni per un concerto, mi ha fatto sentire a casa più di questo posto che potrà anche essere senza smog e nebbia, ma non sa nulla di cosa vuol dire far sentire vivo qualcuno.

lunedì 5 novembre 2012

Hic et nunc.

Qui ed ora vorrei lui.
Qui ed ora vorrei F.
Qui ed ora vorrei il coraggio di sentire bene tutte le canzoni di cui fanno la cover, per vedere quali potrei riuscire a fare in due settimane.
Qui ed ora vorrei non essere sola quando mi dovrò sedere di nuovo dietro a quello strumento.
Qui ed ora vorrei non essere più considerata la “secchiona” della classe.
Qui ed ora vorrei non essere considerata quella “sempre responsabile”.
Qui ed ora vorrei non essere quella che dà sempre troppa considerazione alle parole altrui.
Qui ed ora vorrei essere forte.

martedì 30 ottobre 2012

Centosessantotto.

Centosessantotto ore.
Le assenze andrebbero contate solo in giorni, così sembrerebbero più piccole.

lunedì 29 ottobre 2012

Qualcuno, su facebook, ha scritto che fa troppo freddo per andare a dormire da soli ed io che ci sto andando da sola, coperta fino ai denti e la borsa dell'acqua calda, mi sento ancora più sola.

domenica 28 ottobre 2012

Si rincorrono i ricordi come cani nel cortile.

Un giorno, per caso, rivedi una persona che non vedi da tempo e chiedi sigarette ad un’amica per non sprofondare, ma poi cadi, perché i ricordi sono lì, pronti ad arrivarti addosso alla prima distrazione.
Quella volta del mio mento che viene preso tra le sue dita per alzarmi il viso.
Quella volta del “come lei ne salto due!”.
Quella del “con questi riccioli mi sembri Slash!”.
Quelle volte degli abbracci in mezzo al corridoio dove finivo contro al suo petto e pensavo che quello fosse il posto più bello del mondo.
Quelle volte del distacco, dove gli abbracci diminuivano, come i saluti e le chiacchiere ed i “vieni a fumare fuori, domani?”.
Quel giorno non meglio definito dove un amico diventa uno sconosciuto. Dove il tuo sole tramonta e i ricci neri spariscono.
E poi, così, per caso, te lo ritrovi davanti, niente riccioli, niente saluti, due sconosciuti nello stesso posto. E ti manca tutto a livello fisco e allora fumi per non crollare, ma poi in macchina guardi il cielo e ti chiedi perché tutti si allontano da te.

venerdì 19 ottobre 2012

Hic sunt leones.

Ai tempi dei romani, i cartografi che riportavano sulle mappe i territori conosciuti all'epoca scrivevano "hic sunt leones", "qui ci sono i leoni", per indicare un territorio non ancora conosciuto, conquistato. L'ha raccontato la prof. di matematica parlando di Cartesio (che in realtà si chiama René Descartes, ma per moda(?) latinizzato, già all'epoca, in Cartesius) e aggiungendo anche che "i romani spostavano i leoni un po' più in là, dopo aver conquistato quel territorio".
Io, i miei leoni, li sposto sempre un po' più in là, ma ci sono sempre, così ho preso una penna e mi sono scritta "Hic sunt leones" sul braccio senza che nessuno capisse che senso abbia quella frase sulla mia pelle.
"Hic sunt leones".
Sono un territorio inesplorato, un territorio che deve essere ancora conquistato (da me).
"Hic sunt leones".
Qui, di leoni, ce ne sono tanti e finiranno col divorarmi.

lunedì 15 ottobre 2012

Black or white, no shades.

Le persone dovrebbero avere solo due opzioni: andare o restare.
Senza sfumature, senza ritorni, senza nuove partenze.
Si va o si resta. Semplice, chiaro, senza fraintendimenti.

domenica 14 ottobre 2012

Me, I'm a part of your circle of friends and we notice you don't come around.

Fino ad un anno fa, se fossi passato in motorino, avresti inchiodato per salutarmi, anche solo per dire ciao o se proprio non potevi, avresti alzato una mano che ti sarebbe costata un sms con scritto di non farlo più, di guidare e di non pensare a salutare me, invece oggi sei passato accanto, sfrecciando con lei dietro e so che mi hai visto, perché i tuoi movimenti li conosco bene, anche quelli di quando vuoi evitare qualcuno, di quando vuoi evitarmi.
Fino alla fine d'agosto, pensavo che potevamo farcela, che se ci fossimo visti in giro tu mi avresti salutato ed io avrei fatto il passo avanti di chiedertelo se potevamo parlare, se potevamo chiarire e ti avrei vomitato addosso tutto, ti avrei detto a valanga che non pensavo tutte le cose che ti ho detto a ferragosto che sì, mi sono sentita tradita, abbandonata, ma che non è vero che me l'hai messo in culo, che sei un pessimo amico. No, quello mai. Ti direi che sei stato il migliore, che ci sei sempre stato, che sapevi sempre cosa fare, come prendermi, come stringermi e quando. Ti direi di trovare un modo per stare con lei e per essermi amico, perché io non posso stare senza di te senza guardarmi attorno e sentirmi affogare in un mare di gente senza poterti scrivere che ho bisogno di una crepes e di un abbraccio.
Fino a qualche tempo fa ad alta voce dicevo che a te, di quella promessa non fregava un cazzo, ma poi ripensavo a quella sera, al tuo bacio sulla fronte mentre mi dicevi "Mara, io sono sempre tuo amico" e dentro ci credevo, ci credevo che saremo rimasti amici, che forse avevi capito che io non avevo bisogno della tua felpa mentre tremavo di freddo, ma avevo bisogno di te quando mi cedevano le gambe e avevo bisogno di un abbraccio e di una crepes. Fino a qualche tempo fa ad alta voce dicevo tante cose, ma poi mi guardavo intorno e se non c'era nessuno davo un'occhiata alla nostra unica foto insieme, asciugavo una lacrima e mi dicevo che saresti tornato, ma oggi mi sei passato davanti in motorino, mi hai guardato e sei andato avanti senza salutare e l'ho capito che non c'è più posto per me, per noi, per la nostra amicizia.

Fa più male che gli sguardi incazzati, che gli sguardi vuoti, che le risposte acide, che la tua assenza in quel periodo in cui avevamo litigato Fa più male di tutto, perché quelli li superavo, erano parte di te, di me, dei nostri caratteri di merda, ma l'ignorarci mai.

giovedì 11 ottobre 2012

E' bello sperare di vederti per strada, di riuscire a salutarti e magari a parlarti un attimo, quando solo a scriverti una semplice parole per il tuo compleanno, sapere che hai letto, mi manda in iperventilazione, fa bruciare le guance.
Chi sei? Da che pianeta vieni? Dove sei? Perché finisco sempre a tremare quando ci sei di mezzo tu?
Perché non può andare come nei libri, in un bel film dalla trama triste, ma dal finale felice?

mercoledì 3 ottobre 2012

Lavori di gruppo che diventano solo miei e su cui spreco troppo tempo, perché deve essere tutto perfetto.
Tutto.

venerdì 28 settembre 2012


Sto sentendo K. e avrei voglia di dirgli quando scende, ora che vive da solo, che io ho bisogno di prenderlo in giro e di mettermi comoda nella sua macchina – la cara Giada! – mentre lui guida sicuro come uno che ha la patente da secoli e non da quasi due anni.
E K. non era come D. che quando mi abbracciava sentivo i problemi andare via, ma quando ti abbracciava lui sentivi di non essere sola.
Stasera l’ho capito, ho amici stupendi.

giovedì 27 settembre 2012

"Certe cose le DEVI dire" - cit.

(ovvero avrei voluto saper scrivergli che se non fosse stato così lontano, non l'avrei lasciato da solo a piangere che gli avrei fatto del tè da bere guardando il diluvio che stava venendo giù)

martedì 25 settembre 2012

Pronti... a voi!

E tra vecchie foto dimenticate, tra una te - me - più tonda e meno tonda di ora, ritrovi un video in cui tiri di scherma e senti urlare il tuo nome dal ragazzo per cui avevi una cottarella innocentissima a dieci anni e ti si riempie un po' il cuore.

domenica 23 settembre 2012

Se puoi, se puoi non andar via resta.


Ciao F.,
ti sto scrivendo su un foglio di word iniziando una delle tante lettere che non consegnerò mai. Sai, mi piace pensare che un giorno qualcuno ritroverà queste lettere, magari quando io sarò vecchia, avrò l’Alzheimer come aveva nonna e non ricorderò nulla, neanche per chi le avessi scritte quelle lettera e allora, quel qualcuno sarà curioso di sapere, le leggerà tutta e penserà di consegnarle. Qualcuna, forse arriverà a destinazione grazie magari alla fortuna e a qualche anziana amica invecchiata abbastanza bene da ricordarsi chi era quello o quell’altro ragazzo per cui avevo scritto. Alla fine, i destinatari delle mie lettere sono pochi, sono tante le lettere.
Sai, non so neanche perché ho questo bisogno impellente di scriverti, perché oggi non ho bisogno di scrivere, ma ho bisogno di scrivere a te. Forse è perché non ti sento da giorni e quando voglio bene a qualcuno inizio a preoccuparmi troppo per lui o forse è perché mi piaci – cristo, se mi piaci! – e io so che, il giorno che riusciremo a vederci, non cambierebbe nulla, sarei solo più fottuta, perché tu farai qualcosa di indefinito per cui io mi perderò ancora di più per te. O sarà il tuo accento o qualche piccolo vizio, come J. che si stringeva con le mani le spalle. Vedi, il problema con te non è che fai dediche da mozzare il fiato dicendo poi che stavi scherzando per poi passare a chiedermi quando salgo, alla fine a non capirci nulla con te ci sono abituata, è da mesi che va così. No, il problema con te è che non sei uno stupido superficiale, perché se ti dico qualcosa che mi ronza per la testa non mi dici “passerà”, ma ti metti a parlare, se ti chiedo perché canti, mi dici che è per fare arrivare un tuo messaggio agli altri, se parli delle donne, sei così qualcosa che fai sciogliere anche me e questo mi ha letteralmente fottuto il cervello.
Sai, F., normalmente avrei pensato “vaffanculo! Io e lui siamolo due amici! E anche se mi piace, che c’è di male a scrivergli? Vivo nel ventunesimo secolo, non nell’ottocento che era l’uomo a dover fare il primo passo. Fanculo a quelle dannate regole del non rispondergli subito, fatti desiderare, non cercarlo se non lo fa lui”, ma invece ora resto qua, a torturarmi perché non voglio disturbarti e però guardo la scritta “online” che diventa “visto l’ultima volta alle 19.28” e a fissare il puntino verde accanto alla tua foto. Il bello di te, F., è che mi hai fatto scoprire cose che di me ignoravo totalmente, mi ha fatto scoprire la gelosia, quella che ti fotte il cervello e che non mi fa dormire iniziando a domandarmi con chi hai parlato al giorno, perché hai taggato una mia amica – sì, sono stata gelosa di lei! Te ne rendi conto!? – e come cavolo va con la tua ex che ogni tanto ti ritorna in mente. Mi hai fatto scoprire che io sono umana più di quanto avessi mai pensato.
Sai F. quando abbiamo parlato delle nostre cotte delle medie che ti ho parlato di quel ragazzo? Ecco, ti ho mentito. Quando mi ha scritto “ti ci sarà voluto molto per dimenticarlo” ti ho risposto di sì, ma che poi ce l’ho fatta ecco… non è vero. Io quel ragazzo non l’ho dimenticato, se ora lo vedessi potrei cadere in ginocchio sotto al peso del cuore che mi esplode, se lo nominano io sento il cuore che si blocca e non riprende a battere fino a che non arriva qualcuno che mi distrae; io non riesco a parlare di lui, posso scriverne per ore, ma parlarne no, è troppo per me che in realtà son più piccola e debole di quanto sembra. Avrei voluto dirti tutto e forse ora te lo direi, sai? Ti direi “no, non l’ho dimenticato. Lui è ancora dentro di me, lui è ancora quello che mi sconvolge, quello che mi fa battere il cuore in una maniera così spaventosa che tutte le volte penso “oh cristo, ora muoio. Sta esplodendo”, ma poi non succede ed io sto bene a solo a vedere un suo sorriso su una foto” però aggiungerei che tu sei l’unico con cui riesco a non pensare a lui, sei l’unico di cui mi fido, l’unico a cui direi “okay, lui non so se potrò mai scordarlo, ma con te potrei anche riuscirci. Con te voglio andare avanti”.
(No, non lo scorderò, questo toglitelo dalla testa.)
Ora, in questo momento, vorrei che noi non fossimo solo amici, vorrei poterti dare questa lettera e non farla diventare l’ennesimo post di un blog perché non voglio farla andare persa, vorrei poter scriverti quelle frasi di canzoni dove ti sto trovando – sai che il cd di Nesli è pieno di te, tra una frase e l’altra? – e vorrei, non proprio per ultimo, poter salire su un treno, correre da te e guardarti mentre ti chiedo di abbracciarmi, di baciarmi. Vorrei che io e te non fossimo noi, non fossimo lontani, magari le cose sarebbero più chiare.

Ciao F.,
come stai?

E lo sciopero delle parole fa male solo a me.

Una settimana fa avevamo "scazzato" da poco, tra qualche ora mi avresti scritto "ci sono" e io ti avrei risposto solo cinque ore dopo tirando un sospiro di sollievo, perché stavi bene.
(Perché non ce l'avevi con me).

martedì 18 settembre 2012

Avere un cuore che non si scioglie (facilmente) non vuol dire averlo di ferro o di cemento armato o di qualsiasi altro difficile da demolire.

lunedì 17 settembre 2012

"Lei ci ha abbandonati!" #1.

Ho il sonno appiccicato addosso, insieme ad un misto di malinconia, rabbia e non so bene cosa. Ho questo brutto vizio di rallegrarmi troppo presto per le cose, per un concerto che poi viene annullato, per una giornata appena iniziata che poi finisce male, per l’inizio della scuola ancora prima che inizi.
Avevo imparato ad apprezzare le piccole cose di quella scuola, perché in sé mi fa sempre più schifo, e quelle piccole cose se ne sono andate allegramente a farsi inchiappettare da un unicorno venuto da Narnia. Avevo imparato ad apprezzarla per quei pochi professori che avevano voglia di fare, nonostante la classe pessima che eravamo, per quei professori che mi hanno (ri)caricato nonostante né loro né io, avevo stimoli positivi tra quelle quattro mura.
C’era di bello una classe con una ventina di iscritti e pochi frequentanti. C’era, perché ora siamo una di quelle classi fin troppo piene in cui ci sarà troppo casino e poca voglia di fare con un professore di italiano che non riesco a seguire perché oltre a ricordarmi Silente passa il tempo a gesticolare e finire le frasi con versi senza senso oppure “… eh? Sì, avete capito” mentre l’altro prof. ha già iniziato a lavorare nell’altra classe e io, fermandolo a ricreazione, che ci ha abbandonati gliel’ho detto che più che un noi era un io.
Siamo trentadue elementi e parlerò con quante? Dieci persone a dir tanto? Farò di A. la mia forza, il mio abbraccio alla mattina quando vorrei urlare alla C. di stare zitta che per sparar stronzate può star zitta, alla K. che se lei non vuole fare nulla se non casino, può uscire e ce n’è un po’ per tutti e forse sono io che son troppo acida, mi sa.
E io ho già voglia di nascondermi sotto le coperte e di non andarci più e non ho neanche finito la prima settimana. Tanto, se non vado, in una classe di trentadue elementi, chi si accorge che manco?

mercoledì 12 settembre 2012

Ho mascherato così bene le cose che non sapevo nemmeno io che erano ancora lì.

martedì 11 settembre 2012

Where there is desire
There is gonna be a flame
Where there is a flame

Someone’s bound to get burned
But just because it burns
Doesn’t mean you’re gonna die.

Non sono sola, lei e la musica ci sono sempre al momento giusto con le cose giuste.

sabato 8 settembre 2012

Mentire, ridurti a qualcosa che è stato difficile da dimenticare è la strada più facile, è la strada battuta in mezzo alla campania, semplice, senza ostacoli impossibili da superare e col paesaggio piatto, monotono dei campi coltivati, perché la verità sarebbe come una scalata in montagna, come quella salita che ho fatto da bambina, ma sulla cima il paesaggio è mozzafiato, ma per arrivare in cima devi avere la forza.

mercoledì 5 settembre 2012

Non ricordo chi ero, cosa provassi e cosa facessi a quattordici anni.
E neanche a tredici.
O a quindici.
Prima dei miei sedici anni ho un vuoto.
Chi ero?
(Che poi coincide con "chi sono?")

lunedì 3 settembre 2012

But I carry on.

Speri nelle cose, cerchi di raggiungere sogni vecchi di anni, persone che vorresti stringere, ti costruisci la stabilità che ti serve e afferri una bella giornata, ma poi qualcosa si inceppa, va storto, tutto inizia a cadere, come quando si rompere una collana e tutte le perle iniziano a rotolare giù.
Tutto quello che volevi va via, quello che evitavi ti arriva addosso a tutta velocità, ma (io) vado avanti, nonostante tutto, nonostante me stessa.

sabato 1 settembre 2012

In the middle of September we'd still play out in the rain.

Benvenuto Settembre, io come ogni anno sono a scriverti. Lo sai, alla fine io ti aspetto sempre anche se, da te, non so mai cosa aspettarmi.
Benvenuto Settembre, io inizio a scriverti alle tre di notte mentre Daughtry mi tiene compagnia e fuori tira vento.
Sei arrivato come ogni anno e quest’anno ti saluto più volentieri, perché ho tanto da aspettarmi da te, ma ho imparato a non aspettarmi tutto e tutto come voglio io, perché tu fai tutto a modo tuo, mio caro settembre. Guardami, quest’anno ho un concerto da aspettare, una persona da vedere – cosa porti quest’anno, Settembre? -, ho la scuola che mi aspetta, ho più forza e niente che può spezzarmi com’è successo l’anno scorso con nonno. Quest’anno, guardami e vedilo anche tu, perché me ne stupisco anch’io e forse è frutto dell’ora tarda, sono più decisa, pronta a tutto per non cadere. Ho deciso che è l’ora di corazzarsi, perché non posso tremare sempre per niente – per tutto(?).
Settembre, chissà perché tu sei (per me) il mese delle prove del nove, dei saluti, dei piccoli e grandi salti, ma soprattutto sei il mese delle decisioni. Chissà cosa vedo in te che non vedo negli altri undici mesi dell’anno.

Potrei farti una lunga lista di cose che vorrei che succedessero, ma quella la tengo per me – per noi? – però si buono quest’anno, non importa se con me non vuoi esserlo, ma sii buono con gli altri, magari con la prima pioggia, allevia qualche dispiacere, qualche dolore. Per me, basta solo un po’ di pioggia, poca, e sarò “felice”. Settembre, sii forte, bello e fiero come il mare in burrasca di questo fine agosto. Sii pronto o forse sono io che devo essere pronta?

Sono le tre e ventisei, fuori non si sente più il vento che soffia, ma una cicala continua a cantare, diglielo tu che l’estate sta finendo e per lei non è più tempo di cantare.Benvenuto Settembre, davvero, non sai quanto ti volevo. Tu dammi delle prove, io le affronterò e magari fammi imparare a non saltare di palo in frasca quando scrivo, sarebbe bello non avere una marea di pensieri che scalpitano per uscire.
Amy.



(E scrivo di notte, poi al giorno le copio e mi perdo un po' tra gli spazi vuoti di cose che non (ti) ho scritto).
Buon settembre.

giovedì 30 agosto 2012

Son debole, l'ho sempre saputo, perché non riesco neanche a smettere di fumare, figuriamoci di tenere alle persone.

mercoledì 29 agosto 2012

C'è una lista infinita di canzoni su cui vorrei ricevere un bacio quel giorno, quella sera, ma se arriverà un bacio non sarà il tuo. Potrà essere bello e voluto, ma non sarà il tuo.
Scelgo di andare avanti, di prendere la strada più facile, pur sempre non sicura, ma più facile. Metto il cuore su un'altra persona, perché a te non posso cantare di rimanere la notte, perché non voglio dirti addio.

martedì 28 agosto 2012

Più cerco di annientare me stessa, più mi ritrovo ad esserlo nelle mosse sgraziate dentro a giornate che mi si attaccano addosso come la colla sulle dita.
Più cerco di convivere con me stessa, più mi ritrovo ad annientarmi, a volerlo fare mentre qualcuno parla di argomenti da cui resto tagliata fuori.
Più cerco equilibrio, più cado rovinosamente al suolo.

lunedì 27 agosto 2012

I didn't hate it, but I didn't quite relate it.

Tra poco ripartono tutti ed io ce l’ho con loro, ma non perché se ne vanno, non perché io resto qua con la mia solita routine, senza un amico che mentre guida mi rilassa nonostante le sue costanti frecciatine, senza abbracci dopo docce gelata al mare, senza bagni di notte e tagli sotto al dito, senza cadute dall’altalena, senza sigarette da scroccare, senza tutte quelle dannate piccole cose che, in fondo, ti sollevavano un po’. No, quella è un’abitudine, una stupida routine. No, tra poco loro ripartono, tornano in posti migliori, dove c’è gente migliore con accenti migliori e risate più belle e tu resti qua, dove le facce sono da culo, dove chi ti conosce riprenderà a passarti davanti senza salutare e tu ricorderai ancora le sue parole che non sai se son frutto della vodka alla menta o se le ha dette davvero.
Loro ripartono, tra poco arriva settembre ed io ho voglia di urlare che io, qua, non posso più starci. Qua, tutto, non ha senso, non ha ragione di esistere. Tutto è un circolo vizioso senza senso, senza una parte che mi calzi a pennello.

martedì 21 agosto 2012

I numeri dispari non mi ispirano fiducia.

Duecentosessantatre chilometri oppure trecentodiciannove chilometri, la situazione non cambia.
I numeri dispari non mi ispirano fiducia. Mai.

lunedì 20 agosto 2012

Leggere i commenti per la scaletta del concerto dei Green Day, leggere che Billie è sempre stato disponibile a esaudire le richieste del pubblico e che se dal pubblico delle prime file parte a gran voce il coro per quella canzone potrebbero anche farlo, mi fa salire l'ansia.
Non è in scaletta, lasciamola fuori per quanto bella sia.

giovedì 16 agosto 2012

Nonostante tutta la rabbia ed il rancore che ho con lui - per lui – a me è bastato avere la sua felpa addosso mentre si sentiva dire “ce l’ho con te perché hai fatto promesse che non hai mantenuto” e sentirlo che mi stringeva un attimo mentre avevo freddo nonostante il fuoco acceso lì vicino mentre mi baciava la nuca mi ha tirato via dalla botta che sentivo arrivare, da quella scivolata che era lì ad un passo come quando per andare via da quegli scogli bui lui mi diceva la strada migliore assicurandosi che non cadevo.
Forse, per una volta, dovrei anche saper mettere da parte l’orgoglio, perché di lui posso fidarmi più di quanto possa fare di me stessa e della capacità di fermarmi in tempo. Forse dovrei farlo, perché nonostante sia un coglione, uno stronzo, un deficiente, una testa di cazzo buona a nulla, è pur sempre l’unico che lì in mezzo ha sempre capito al volo cos’avevo.
Forse, non so neanche se questi ricordi son veri e intatti o se son io che ho esagerato col “colluttorio” alla menta.

mercoledì 15 agosto 2012

“E dopo il temporale torna sempre un po’ di luce”.
Nessuno ha spiegato, però, quanto sarebbe stato forte il temporale, quanti danni avrebbe fatto e se c’era qualche superstite.
La luce potrà anche tornare, ma se non resta nulla che senso ha il suo ritorno?

lunedì 13 agosto 2012

E' tua. Tua e basta.

So con assoluta certezza che un giorno mi farò una vita tutta mia, con un mutuo, una casa, un gatto e magari un compagno e so con altrettanta certezza che tu farai lo stesso.
So con assoluta certezza che ogni tanto tornerò in questi posti e ti penserò e mi chiederò dove sei, come stai, come faccio ora mentre tu ti ricorderai sempre più vagamente di me.
So con assoluta certezza che tu sei dentro di me, dentro fino alle ossa, alle cellule, al cuore.
E sopra tutte queste assolute certezze ce n'è una che è quella che una parte di questo cuore è tua. Tua e basta.
Poi, tra una parola e l'altra mi ripeto che io non amo.

mercoledì 8 agosto 2012

Aver paura fino a perdere il respiro.

F. vuole innamorarsi, io non voglio neanche pensarci.
F. vuole l'amore, io non voglio neanche sapere se esiste, dove sta di casa.
F. vuole trovare la persona giusta, io la persona giusta credo di averla persa di vista anni fa.
F. che vuole vedermi, che sta pensando a come fare a vederci a quel concerto, io che ho sempre più paura.
Io che non voglio rischiare nulla, io che voglio star sola perché (mi) fa meno male che giocarmi il cuore. Io che vorrei vederlo, abbracciarlo, vedere che succede. Io che non so più cosa voglio, dove voglio andare. Io che vorrei solo non aver paura fino a perdere il respiro.

sabato 4 agosto 2012

Stasera mi vedevo quasi carina, truccata bene, con la pelle abbronzata e il vestito grigio. Mi vedevo carina prima dell'ennesima bugia, prima di veder sciogliere il trucco e rivedere me stessa nello specchio.
Come sempre, quella che resta a casa, sono io.

sabato 28 luglio 2012

Mi sono scritta con la penna bic "Take a sad song and make it better" su una caviglia e "Don't be afraid" sull'altra, ho infilato i jeans stretti e mi son truccata come se nulla fosse.
Ogni giorno di più, mi rendo conto di quanto mentire sia essenziale (per me).

venerdì 27 luglio 2012

Ho la moleskine, i blog e il cuore pieni di te, ma gli occhi, le mani, le labbra, le orecchie sono in piena crisi d'astinenza.

Mi fai tremare il cuore.

Fai sembrare l'America più vicina solo ricordandoti di me.
Mi fai tremare il cuore.
Mi fai tremare il cuore.
Mi fai tremare il cuore.
Mi fai tremare il cuore.
Mi fai tremare il cuore.
Mi fai tremare il cuore.
Mi fai tremare il cuore.
E scriverlo non serve a farlo smettere.
Dove sei?
Ti prego, stringimi, baciami, aiutami a trovarmi, a trovarti.

giovedì 26 luglio 2012

martedì 24 luglio 2012

Dalla bocca degli altri, tutto questo casino sembra più facile.
Non dovrei avere paura di vedere F.
Quello che provo per lui, l'altro lui, è una cosa normale e non dovrebbe spaventarmi. Cercarlo è la cosa più facile del mondo.
Dalla bocca degli altri, tutto questo casino sembra facile.
Invece, per me, è la cosa più grande del mondo.

giovedì 19 luglio 2012

Devo prepararmi di corsa, stasera non ho ancora capito se mi mettono a servire ai tavoli o a pulirli in quella dannata festa del cavolo.
E tutti mi dicono che so servire, che non farò volare niente e io quello lo sa anche da me, io ho paura delle persone. Ho paura di parlare, di sbagliare, di non farmi capire.
Io voglio star nell'ombra, non a contatto con la gente.

domenica 15 luglio 2012

Da qualche parte stanno facendo i fuochi, li sento solo in lontananza.
Un'amica mi sta chiedendo cosa abbiamo fatto di economia, io a mala pena ricordo come si calcolavano i costi ed i ricavi.
Sto guardando un'anime in giapponese, sottotitolato in italiano, ma il suono della lingua originale dei doppiatori mi distrae.
E tu dove sei?

venerdì 13 luglio 2012

Stavo pensando a quell'amica che gira con un paio di preservativi nel portafoglio.
Stavo pensando a me stessa che giro con un paio di poesie nel portafoglio.
Stavo pensando che se l'avessi detto a lei, lei avrebbe riso senza chiedermi perché giro con due poesie nel portafoglio.
Stavo pensando che questo passaggio a non capirci proprio più, non so neanche quando è avvenuto.

giovedì 12 luglio 2012

"Mi piacciono le persone che sanno cosa fare della loro vita."

Ero convinta che, arrivata ad una certa età, se non avessi sviluppato una totale immunità alle tue continue frecciatine sui miei fallimenti scolastici, sul fatto che non so cosa voglio fare da grande, sul fatto che sono sboccata, che non vesto "da ragazza", che leggo troppo ed esco (troppo) poco, mi sarei almeno fatta una corazza abbastanza resistente da non farmi crollare come una bambina dopo averti detto "ciao pà, ci sentiamo domani".

domenica 8 luglio 2012

Quattromilionisettecentocinquantaduemila secondi.

Un mese e ventiquattro giorni.
Cinquantacinque giorni.
Milletrecentoventi ore.
Settantanovemiladuecento minuti.
Quattromilionisettecentocinquantaduemila secondi.

Qualche secondo se n'è andato, perso tra conti scritti in una grafia incomprensibile, tra seghe mentali, paure e pensieri negativi su un futuro lontano più di quattromilionisettecentocinquantaduemila secondi.
Mi devono concentrare sui numeri, dividerli sempre di più e farli diventare un numero enorme di secondi, per non pensare alla paura, perché ho ancora quattromilionisettecentocinquantaduemila secondi - meno tutti quelli che sto perdendo - per superare la paura di vederti, di salutarti, di parlarti faccia a faccia, di farti vedere che divento rossa davvero se mi dici qualcosa di carino o di imbarazzante, di abbracciarti.

giovedì 5 luglio 2012

Tutti i fiocchi di neve hanno una forma esagonale, ma non ne sono mai stati trovati due uguali, lo stavano dicendo poco fa a Super Quark, nonostante io sappia questa cosa un po' da sempre, tutte le volte che la sento non so se quel sorriso che mi nasce sulle labbra sia per amarezza, per tristezza o perché invidio i fiocchi di neve.

16.16

Ti ho pensato alle sedici e sedici facendomi scavallare le dita da un'amica e tu sei comparso qualche secondo dopo.
E così mi ricordo perché tu mi fai (tanto) bene, nonostante fosse una settimana che non sapessi neanche come stavi.

mercoledì 4 luglio 2012

Do you see how much I need you right now?

Bambine stonate che cantano canzoni che non senti da una vita e tu ti ritrovi a darti l'eye-liner tra le lacrime.
Questo posto già fa abbastanza schifo, senza che presenti quello spettacolo del cazzo pronunciando il nome di questo dannatissimo posto del cazzo aggiungendoci due G, quindi se non riesci a dirlo correttamente, poggia il microfono e fai parlare un cinghiale. Sarebbe più simpatico e direbbe il nome bene, almeno.

lunedì 2 luglio 2012

Scoprire solo stasera quello che era più di un migliore amico per undici anni, se sentiva/incontrava tua madre mi mandava i saluti dicendole anche "ma lei non mi parla", quando tu hai smesso di rovinarti le scarpe a corrergli dietro perché non ti parlava lui.
E ora cosa devo pensare? Che io e te ci siamo persi per timidezza, per orgoglio, per demenza, per debolezza, per la strada che è cambiata sotto i nostri piedi, per mille altre cazzate? Che devo pensare? Che doveva morire una persona a te cara per farti vedere che io sono ancora qua, con la mano tesa se hai bisogno? Che cosa devo pensare, io?

(e mi manca correrti dietro mentre vai sulla bmx sorridendo dicendo che son lenta e mentre ridi ti vengono fuori i buchi sulle guance).

venerdì 29 giugno 2012

Non sono abituata al calore della gente, se ti presenti stringendomi forte la mano e con un bacio per guancia, io divento rossa e balbetto il mio nome come un'imbecille.

giovedì 28 giugno 2012

Accontentarsi di poco, un frullato alla frutta senza tappo.
Accontentarsi di niente, il tuo pensiero tra una canzone e un filo di vento.

mercoledì 20 giugno 2012

E per resistere a scriverti con qualche ragione assurda, ho dovuto spegnere il cellulare, chiuderlo in un cassetto nell’altra stanza e mettermi a leggere poesia a caso dal libro di Bukowski.

martedì 19 giugno 2012

Non chiedermi delle mie abitudini, non iniziare a chiedermi troppe cose della mia vita-nonvita quotidiana, perché lo so che prima o poi te ne vai, perché lo so, me lo sento, perché io son quella che non sa tenere le persone e allora quel giorno, se inizi ad interessarti davvero alle piccole cose, sarebbe la fine.
Fatemi tutti i complimenti del mondo per la promozione e la buona(?) media con cui sono passata, perché io tanto resto convinta delle mie convinzioni vecchie di un anno e mi schiero anche dalla parte di chi dice che quella è una "scuola del cazzo".

domenica 17 giugno 2012

Ho riletto tutto, tutto quello che ho salvato su dei dvd prima di formattare il pc, tutto quello che ho trovato chiuso in vecchie agende, in fogli volantini sparsi per i cassetti e le scatole che tengo nascoste in camera, quello che c'è nei vecchi blog. Ho riletto tutto quello che riguarda S., tutto anche quello che volevo dire tra le righe, tutto quello che avrei voluto dirgli.
Ho riletto tutto, mi sono alzata, sono andata allo specchio e mi sono guardata per un po'.
Nonostante so di averlo dimenticato, lui era lì, tra gli occhi lucidi, tra la voglio di non essere più quella ragazzina, tra gli occhi lucidi e il labbro inferiore rosso per averlo morso troppo forte un paio di volte. Era lì, tra un sguardo triste, un sorriso, una voglia di chiuderlo di nuovo nella scatola dei ricordi e la consapevolezza che dire "morirgli dietro" era la frase più esatta, ma anche quella che dopo son rinata.

giovedì 14 giugno 2012

postinutiliscrittiinpredaall'ansia!

Non è arrivata nessuna lettera.
O è un buon segno.
O è andata persa.

Sicuramente è andata persa.
Il Marconi aveva solo una cosa buona: ti chiamavano.

domenica 10 giugno 2012

E la pioggia di giugno che non porta via niente.


Il problema con te non è che mi mancano le cose da dirti, oh, quelle ne avrei a milioni. Ho anni di domande arretrate, di domande che mi verrebbero sul momento, elenchi di canzoni, di frasi e di libri dove ti ho ritrovato. Ho un’intera vita-non vita da raccontarti.
No, il problema con te è un altro, anzi è l’insieme di tante piccole cose sbagliate. E’ che io non riesco a parlarti attraverso un computer, perché quando provo a scriverti inizio a tremare, ad iperventilare e a non capire neanche dove siano i tasti giusti. Non riesco a parlarti, nonostante so che tu ti ricordi di me. Non riesco, perché tu sei un mondo lontano e io mica ho tutta questa forza e questo coraggio per prendere e iniziare a camminare, perché mi conosco, se cado o vedo un ragno o mi fermo o torno indietro di corsa. Non riesco, perché probabilmente non è come vorrei e lo so che devo imparare ad accontentarmi, ma io alla fin fine, sotto tutti questi strati di infinita cinicità (che mi sa che come parola non esiste neanche, sai?), sogno di incontrarti in giro, magari mentre corro alla fermata dell’autobus sotto il diluvio universale, senza ombrello come sempre e tu che mi vedi, senza ombrello anche te, e mi saluti ed inizi a parlarmi del più e del meno. O magari arrivi con l’ombrello e io non devo più correre, perché non devo arrivare alla pensilina per ripararmi e mi parli ed io, con il viso rosso rosso, un po’ come un pomodoro maturo, e le il mio solito vizio di balbettare quando sono in imbarazzo, ti risponderei.
Il problema è che son convinta che sia troppo tardi anche se non è né tardi né troppo tardi, anche se il tempo forse non è importante, anche se il tempo non esiste, anche se tu sei fuori da ogni tempo, da ogni luogo e da ogni logica (per me).

sabato 9 giugno 2012

Oggi abbiamo trovato un cane che non si sa ancora se è scappato o se è stato abbandonato. E’ di una tenerezza infinita, si prende le coccole da tutti e i croccantini li mangia solo se li metti sulla mano, sarà che è stanco (ed anche vecchio, secondo me) ma sta buono buono, non lo si sente neanche, mentre il mio cane che è iperattivo, casinista, cagacazzi e geloso non lo lascia in pace un attimo. Sono uscita in terrazzo a fare due coccole a Bo, quando sono rientrata Rudy è arrivato di corsa a mettermi il muso sulla coscia a prendersi le coccole anche lui.
Domani Bo viene portato dalla mamma di una tizia che ha un rifugio per cani, per vedere come sta, se ha il cip e quindi se si ritrovano i padroni, mentre io mi son già affezionata.

venerdì 8 giugno 2012

E mi rendo conto che la scuola è finita solo ora che vado a prendere il diario, sperando di trovarci dei compiti per lunedì da fare tra stasera e domani, per poter evitarmi, ma non ci trovo nulla. Nulla per i prossimi tre mesi.
Ed io, ora, come cavolo faccio ad evitarmi?

martedì 5 giugno 2012

Sono diventata questa senza neanche accorgermene.

Il passaggio per cui sono passata da essere una persona quasi inaffidabile ad una persona affidabile, quando è avvenuto?
Dov'ero io mentre cambiavo, mentre crescevo?
Chi è quella che mi guarda riflessa nello specchio?

domenica 3 giugno 2012

Firenze l'è piccina e l'è anche casa mia.


Sul letto, il contenuto dello zaino è sparso come abbandonato. Il volantino della Fnac, il biglietto di ingresso a Boboli, la sorpresa dell’happy meal, la macchina fotografica e i biglietti dei mezzi pubblici.
Sul letto c’è un pezzo di Firenze, delle risate con le amiche, di sole che ti fa arrossire le spalle, degli abbracci in stazione, degli arrivederci, dei sorrisi degli altri.
Sul letto c’è un pezzo di Firenze, l’altro è rimasto là a ricordarmi che questa è casa solo per modo di dire, ma lei è – e resterà – sempre il posto dove sentirsi a casa è la normalità.

giovedì 31 maggio 2012

Ritrovarti dentro le canzoni e non potertelo dire.
Sentire frasi che vorrei scriverti con un penna sull'avambraccio e non poterlo fare.
Sentirsi infinitamente stupide ed inutili davanti a tutto questo.

lunedì 28 maggio 2012

Cose che ti fanno sorridere #5


Innamoramenti lampo in autobus per sconosciuti che non rivedrai mai più, ma che non solo ti fanno scoppiare un enorme sorriso in faccia, ma ti fanno scoppiare anche la primavera nel cuore e ti senti allegra e spensierata, nonostante quel ragazzo ha solo incrociate il tuo sguardo mentre lo fissavi.
Messaggi audio come risposte ad sms scritti, messaggi audio senza grandi discorsi, senza grandi messaggi di fondo, solo sette secondi della sua voce e la voglia di scrivergli “grazie, mi hai dato un modo per non pensare quando sparisci” e trattenersi, perché del bene che ti fa non sa niente, ma alla quinta volta che lo senti hai memorizzato ogni singolo accento e il suo modo di dire “studiarli”.
Alzarsi con gli incubi che ti offuscano la mente, le verifiche che minacciano di farti crollare, ma rientrare comunque a casa con la primavera nel cuore.

domenica 27 maggio 2012

Dei viaggi che vorrei fare so tutto, ma di cos'è composto ma dei tipi di itinerari so zero.
So anche tutto di quando ho scritto le frasi che ci sono accanto ai paragrafi, ma dei paragrafi so zero.
E domani sarà una catastrofe.

lunedì 21 maggio 2012

Mavaffanculo.


Vi parlate due volte all’anno, in quelle due volte sareste capaci di litigare anche sul colore del cavallo bianco di Napoleone o sul fatto ovvio che io per respirare ho bisogno d’ossigeno, non sarebbe più facile non parlavi? Ho limitarvi alle frasi strettamente necessarie, visto che se andate fuori da quelle dieci parole finiti col litigare e con il mettere in mezzo me?
Ho passato quasi metà della mia vita a riempirmi di sensi di colpa, ora che sono arrivata ad un compromesso instabile con me stessa voi vi rimettete a litigare con discorsi campati in aria e con al centro me per finire sempre a sfogarvi, a riempirvi reciprocamente di insulti più o meno nascosti, con me.
Sapete che c’è? C’è che quella mia ipotetica e futura casa su cui vi siete messi a litigare potete mettervela allegramente in quel posto, perché non la voglio visto su cosa si andrebbe a poggiare o se proprio dovrà esserci prendetemela il più lontano possibile così posso fingere di non essere in casa, di avere il cellulare non raggiungibile, la prossima volta che avete intenzione di usarmi come sacco per sfogarvi.

venerdì 18 maggio 2012

Di belle visuali, gente che da te vuole farsi uccidere, domande senza senso e di altre cose belle #3

Ragazzino di prima che ad inizio anno ti ferma e ti chiede, senza neanche salutare o presentarsi, dove hai comprato la maglia che hai addosso, quanto l’hai pagata e quanto tempo fa. Ragazzino di prima che da quando era a fare il Trinity con me e le mie compagne di classe non fa altro che salutarmi (soprattutto quando sono per le scale ed è una cosa rischiosa, vista i livelli di imbranataggine che ho raggiunto nelle ultime settimana) e che mi parlano in maniera incomprensibile, che però, nonostante tutto, ti fanno un po’ sorridere perché ha la faccia butterellata e ti ricorda l’amico D.

mercoledì 16 maggio 2012

(sere in cui quello che vuoi davvero lo metti tra parentesi, come se non fosse nulla di importante mentre è nucleo della serata, di me).

martedì 15 maggio 2012

Cose che ti fanno sorridere #4

Professori che ti dicono di girarti e che scherzando aggiungono che “hai una faccia da folletto” (perché avrei una faccia da folletto? e cosa vuol dire poi!?) e compagne che dopo un tuo commento, rivolto solo al prof., dove citi Harry Potter ti chiamano Hermione per prenderti in giro sul fatto che vai bene in (quasi) tutte le materie e inconsapevolmente ti fanno un complimento.

lunedì 14 maggio 2012

Scrivere a scuola, perché mi manca qualcosa da fare e l'interrogazione di economia fa dormire.

A scuola stanno passando l'aspirapolvere, ma non in terra, dove sarebbe una cosa saggia passarlo, ma sulla fotocopiatrice. Ha un senso, effettivamente, sono io a non trovarlo.
Economia dovrebbe interrogare, in pratica sta parlando con un tizio di cibo e a me sta venendo fame di dolci, ma devo aspettare un'altra ora prima di mangiare.
Sto scrivendo, perché devo far qualcosa, sennò potrei mettermi a sclerare come l'altro giorno uscita da scuola, ma non credo sia una cosa saggia da fare, però il quaderno e l'agenda sono nello zaino, troppo lontano da qua.
F. non risponde, sta male e io ho istinti da "mammina" a distanza. Mi (faccio) schifo e tanto, non mi piace quando nascono in me questi istinti.
(F. non è quello che voglio, ma sarebbe bello abbracciarlo all'infinito).

Google Maps ha una macchina e questa macchina girava in zona. Io ero convinta che le foto le facessero dal satellite, ci sono rimasta male. D. si vanta di essere rimasto su Google Maps, sta tranquillo, sei figo per questo. Mavaffanculopureate.
Quello di economia sta facendo cercare ad L. Springfield, non dovevi interrogare per fargli saldare il debito?
(Tanto non lo salvano, si arrampicano sugli specchi come facevo io tempo fa quando non sapevo le cose).

Voglio andare a casa e dormire, dormire tutto il giorno, fino a domani e saltarmi il lunedì che è pieno di lezioni di merda.

martedì 8 maggio 2012

Quanti vorrei che non ho detto e non dirò (mai).


Vorrei non dovermi preoccupare di cosa dicono di me perché vado bene a scuola.
Vorrei andare bene in tutto.
Vorrei essere brava nei rapporti umani.
Vorrei essere alta.
Vorrei essere intraprendente, coraggiosa.
Vorrei non sapere cosa voglia essere timida, perché di bello nel essere timida c’è zero.
Vorrei sapere fare gli origami.
Vorrei essere capace di far rimanere le persone e non lasciarle andare “giustificando” l’arrendevolezza con un “ma è quello che vogliono”.
Vorrei tornare a suonare, come quando andare a lezione era l’unica cosa bella.
Vorrei sorridere a chi conosco con la stessa leggerezza con cui sorrido agli sconosciuti.
Vorrei avere qualcuno che non mi chieda i compiti, di questa o quella cosa superficiale, ma che mi chiedesse qualcosa di semplice, ma a cui rispondere è complicato (o almeno lo è per me).
Vorrei un amico di penna, no, anzi vorrei uno sconosciuto di penna che diventa un amico. Uno sconosciuto che si raccontasse portandomi a raccontarmi.
Vorrei saper dire “io voglio” e non dire sempre “io vorrei”.

venerdì 4 maggio 2012

Cose che ti fanno sorridere #3


I treni.
Le foto con espressioni sceme.
Le stazioni.
I baci sulla fronte.
I papaveri.
Camminare senza meta.
Le amiche.
Quelle “vecchie”.
Quelle “nuove”.
La paura di perdere il treno.
La stanchezza a fine giornata.

giovedì 3 maggio 2012

Quella che eri, quella che sei.


E’ strano rientrare lì dopo quattro anni, lì dove di anni ne hai passati 11. E’ strano rientrare lì dopo essermi giurata che se rientravo lì era per sbattere nel muso a quella persona che io non ero – e non sono – la persona che diceva lei, invece ci sono rientrata solo per salutare. E’ strano rientrare lì ed essere riconosciuta e parlare di quello che era quella classe.
E’ strano rientrare lì e vedere quella che sei insieme a quella che eri.
Quella che eri che ti saluta, stando in piedi fuori dalla porta, quella che eri che ti saluta mentre corre su per le scale con lo zaino dei pokémon, quella che eri che ti saluta mentre resta seduta su un mobiletto rosso con un grembiule rosa pieno di patacche colorate. Quella che eri che ti sorride come per dirti “okay, non stai andando proprio nella direzione che volevi, ma è okay”, quella che eri che è diversa da quella che sei, ma non poi così tanto.
Quella che eri e quella che sei, nello stesso posto, nello stesso momento, per un istante, giusto quello che basta a decidere di andare avanti.

venerdì 27 aprile 2012

Benson & Hedges.


Ci sono quelle giornate in cui le parole restano incastrate in gola, tra le ossa delle mani, tra l’inchiostro delle penne mezze scariche ed i fogli a righe che sembrano risucchiare tutta l’energia di cui hai bisogno per scrivere.
Ci sono quelle giornate in cui ti manca avere un pacchetto di Benson & Hedges blu nascosto nella borsa, ti manca l’estate per stare seduta sugli scogli vestita, mentre il resto delle persone prendono il sole, a guardare il fiume che sfocia nel mare con una sigaretta tra le labbra che sembra capire tutto senza farti parlare, senza domandare.
Ci sono quelle giornate in cui ti manca persino il fumo delle sigarette.

mercoledì 25 aprile 2012

Cose che ti fanno sorridere #2

Parlare con un’amica di organizzare una rimpatriata con tutta la gente delle medie per rivangare i bei vecchi tempi (ma belli dove?) e decidere di aiutarla ad organizzarla sperando di rivedere quella persona e avere una serata per parlarci faccia a faccia.

lunedì 23 aprile 2012

Respira.
Salta.
Si ricorda.
Parlare.
Domande di circostanza.
Lui.
Il vuoto.
Le farfalle.
Il vuoto.
Tremo.
Il vuoto.
Paura.
Non mi fermo, non ora.

domenica 22 aprile 2012

Al tre, allora.

Al tre si salta, perché non voglio rimpianti che portano il suo nome, non voglio altri se o ma. Al tre salto, preferisco una cicatrice con sopra il suo nome al nulla, alle troppe domande.
Al tre, allora.

sabato 21 aprile 2012

Cose che ti fanno sorridere #1(bis)

Sei fuori coi tuoi amici - o sei fuori con la tua ragazza? - e hai trovato un attimo per scrivermi.
Sei fuori coi tuoi amici - o sei fuori con la tua ragazza? - e trovi il tempo di rispondere ai miei messaggi (e capisci che sono incazzata e ti interessi al perché!).
C'è chi mi dice che non devo sorridere quando fai così, ma io lo faccio lo stesso e vaffanculo.

venerdì 20 aprile 2012

Teoria del cappuccino schifoso alle otto del mattino.

Se al bar chiedi un cappuccino chiaro e te ne portano uno normale, ma soprattutto che fa assolutamente schifo, non è detto che la tua giornata andrà per forza di merda come hai pensato al primo sorso di quella bevanda schifosa anzi probabilmente sarà tutto grandioso.

mercoledì 18 aprile 2012

Cose che ti fanno sorridere #1

Lui che delira in chat perché non capisce per quale assurdo motivo io e lui passiamo intere giornate a parlare di tutto e di niente come se non avessimo mai fatto altro.

(io che leggo, sorrido e però me lo domando “perché passi ore a parlare proprio con me?”).
Ora spiegami per quale arcana ragione se io sto male per D. e ti dico una cosa cosa su di lui, tu puoi rispondermi scoglionata quanto vuoi, mentre se io ho dei miei cazzi per la testa e tu per la miliardesima volta mi dici che stasera ti manca e non riesci ad andare avanti non posso neanche dire mezza parola storta che ci resti di merda e mi tieni il muso per giorni? Perché?
Ti voglio un bene dell'anima, ma vaffanculo eh.

lunedì 16 aprile 2012

When the rain begins to fall.

Fuori sta diluviando, il suo rumore è meglio della musica, anche se poi, a sentirlo, ci si sente un po’ più sole o forse ci si sente sole come sempre, solo che nasconderlo quando senti l’acqua scrosciare fuori casa è più difficile.
Fuori diluvia e mi chiedo perché diluvi proprio ora, poteva farlo oggi quando sono uscita da scuola e darmi un po’ di sollievo, perché l’odore dell’asfalto bagnato o un diluvio sanno alleviare tutto, tutto.
Fuori sta diluviando, no, anzi sta smettendo, ma io mi chiedo se tu sia al riparo da qualche parte – dove ti trovi, ora? – o se sei sotto l’acqua scrosciate, forse no. Forse da te c’è il sole, perché da questi posti di merda te sei andato e là c’è il sole, magari mentre inizia a farsi buio vorresti sentire il rumore della pioggia.
Fuori ha smesso di piovere, c’è troppo silenzio.

domenica 15 aprile 2012

Just turn on with me and you're not alone
Let's turn on with me and you're not alone
Let's turn on and be not alone
Gimme your hands 'cause you're wonderful
Gimme your hands 'cause you're wonderful
Oh gimme your hands.

- e se c'è Bowie, son meno sola.

venerdì 13 aprile 2012

mercoledì 11 aprile 2012

Random.

Passare ore - ore! - a riflettere su Leopardi, sul prof. che in pratica spiega solo a me, a lui che parte da Leopardi "visto da molti solo come uno sfigato", parla de L'ultimo canto di Saffo, della differenza tra pessimismo storico e cosmico e io che vorrei fargli presente che non ci sono solo io in classe, può parlare anche agli altri, ma alla fine a me, Leopardi, sta simpatico e se gli altri preferiscono dormire pace, io continuo a rispondergli e a far domande.
Penso a Leopardi, a quanto mi piacerebbe incontrarlo per parlarci. Mi piacerebbe sentire lui che espone lui il suo pensiero, scambiare con lui pareri sulle forme di pessimismo anziché pensarle o, al massimo, dirle al prof. mentre in classe mi guardano come una pazza.
Forse è meglio spegnere la testa per un po', forse è meglio chiudere Leopardi nel libro di italiano fino a domani, ora inizio a fondere e la stabilità inizia ad essere un po' troppo instabile

domenica 8 aprile 2012

Non riesco più neanche a parlare con mia cugina senza sentire la mia voce che si incrina, soffoca in gola ancorandosi lì senza voler uscire, senza trovare né le parole giuste né la via d’uscita. Non riesco più a parlare con lei che è sempre stata una delle poche persone con cui non ho mai avuto paura di parlare, una delle poche persone a sapere davvero cos’ho per la testa.
Parlavo un po’ a caso, parlavo e le raccontavo di quel sabato sera in cui, davanti al mare, ho pianto come non facevo da chissà quanto tempo, di quella sera dove non so perché ho iniziato a piangere e non riuscivo a smettere. Le raccontavo di quello che ho per la testa senza parlare davvero e sentivo la voce incrinarsi, guardavo l’asfalto, la punta pulita da poco delle All Star, ma mai lei. Parlavo e volevo scappare a casa, in camera, sotto le coperte e rannicchiarmi in posizione fetale e lasciare andare avanti il mondo mentre io me ne rimanevo lì a recuperare le forze che non ho.
Parlavo e non parlavo davvero
Parlavo e mi rendevo conto di sbagliare una parola dietro l’altro, un verbo dietro l’altro e un aggettivo dietro l’altro.

Non so più parlare con le persone.
Non so più parlare con le persone di cui mi fido.
Non so più parlare di me con le persone di cui mi fido.
Soffocherò per le parole che mi si incastrano in gola e che l’inchiostro non riesce a far uscire.

mercoledì 4 aprile 2012

Di belle visuali, gente che da te vuole farsi uccidere, domande senza senso e di altre cose #4

Commessi estremamente attraenti che non solo sentono i tuoi commenti sul fatto che li trovi fighi, ma ad una settimana di distanza si ricordano di questo e mentre servono la tua amica ti guardano con un misto tra una risata ed un sorriso mentre tu stai tipo morendo di imbarazzo e la tua faccia è della stessa tonalità della divisa rossa che indossa, ma ti fanno anche andare direttamente al settimo cielo.

martedì 3 aprile 2012

Sìokayperò!

Mi piace quando mi scrivi, anche se è per scrivermi una cazzata, anche se è per parlarmi di lei anche se è per un solo messaggio e poi scompari.
Mi piace quando mi scrivi che è tardi e che dovrei andare a dormire.
Mi piace quando mi fai domande imbarazzanti e sai che ti risponderò in maniera allusiva, ironica o ti domanderò se vuoi che ti ci mando ora o dopo. Mi piace, perché poi la risposta alla fine l’hai comunque.
Mi piace quando ti sfoghi con me, perché mi fai sentire utile nonostante tu abiti lontano, nonostante io non sia utile.
Mi piace quando mi racconti tutto esaltato di come vanno le cose con il gruppo – e tutte le volte mi fai venir voglia di vederti cantare, giusto perché secondo me ci metti passione a cantare.
Mi piace quando mi scrivi cose carine, anche se non capisco se le dici tanto per o se le dici perché le pensi.
Mi piace quando scherzi, in qualsiasi modo lo fai.
Mi piaci perché quando ti sento non penso più a lui, non penso a dove sarà, non penso a tutte quelle cose che mi fanno male, mi fanno paura. Sei una distrazione, da me, da lui, da tutti. Mi piaci perché quando leggo i tuoi messaggi sento un vuoto allo stomaco, un vuoto che a pensarci a menta fredda non ispira nulla di buono, però mi piace lo stesso quando penso “speriamo sia F.” e poi sei tu e puff!, arriva il vuoto allo stomaco.
Mi piaci. Forse. Forse mi fai solo bene e io sono una grandissima sprovveduta e confondo il fatto che mi fai bene con il fatto che mi piaci. Mi piaci è forse è il termine sbagliato, però quando qualcuno mi chiede “ma lui ti piace?” è più facile rispondere che sì, mi piaci anziché spiegare che non è tutto così semplice, che le persone possono farti bene, possono farti bene e piacerti, posso farti venire le farfalle allo stomaco che è un po’ di più di piacerti e basta, posso farti miliardi di cose, ma se dicessi queste cose, dopo aver rimesso il telefono in tasca dopo averti risposto o aver visto che di te non c’è traccia, mi prenderebbero per pazza e allora dico “sì, no, c’è boh non lo so!” o un “sì” un po’ così, un po’ svogliato e un po’ poco convinto.
Mi piaci e mi fai bene. Mi piaci o mi fai bene, devo ancora decidere se per un “e” o per un “o”, ma poco mi importa, sai? Tanto lo so, che alla fine, la facciata arriverà comunque, però per ora non mi importa, voglio solo sentirti, solo parlarti di più, magari riuscire a vederti faccia a faccia e rispondere a tanti di quelle domande che la metà di bastano.
Sì, okay che io ti sto scrivendo su un dannato documento di Microsoft Word tutte queste cose che dovrei avere il coraggio di rischiare e dirtele in faccia, ma tu non puoi scrivermi alle due meno cinque del pomeriggio “ci sentiamo dopo che finisco di mangiare” e sparire per la miliardesima volta.

domenica 1 aprile 2012

Quando tutto va di merda e non hai nessuno con cui parlarne, più per vergogna che per la mancanza vera di qualcuno, capisci perché hai iniziato a scrivere.

martedì 27 marzo 2012

Can you stay strong? Can you go on?

Se tu fossi qui - o anche se solo sapessi dove trovarti - prenderei una penna, una di quelle Bic dall'inchiostro nero quasi finito e dal tappino mangiucchiato, per scriverti sul braccio come facevo ogni tanto con M. quando le volevo dire qualcosa, qualcosa di più di un semplice "puzzi" o qualcosa di simile che potevo scriverglielo su carta. Qualcosa che volevo che le arrivasse.
Se tu fossi qui ti metterei le cuffie e ti farei sentire quella canzone che mi sta facendo compagnia da ieri sera, quella che una frase sì ed una no, mi ricorda te e se tu fossi qui correrei sulle scale a prendere l'astuccio, urlandoti di aspettare un attimo che dopo ti avrei lasciato in pace per sempre e che potevi andartene se volevi, ma prima volevo fare una cosa e questo te lo direi tornando giù di corsa, rischiando di cadere con la stessa facilità con cui cadevo anni fa, quando tu entravi in classe con la tua aria spavalda e i tuoi occhi che erano uno specchio. Mi sederei accanto a te, cercando di non tremare per paura - paura di cui, a te, non so se direi niente o se ti direi tutto, sai? - e ti scoprirei l'avambraccio, mentre tu ascolteresti quella canzone ti scriverei sul braccio "Can you stay strong? Can you go on? Kristy, are you doing okay?" e tirerei una riga sottile sul nome "Kristy" sostituendolo con il tuo.
Se tu fossi qui, prima di lasciarti andare ti chiederei se, quando eravamo ancora in classe insieme, ti fossi reso conto che io volevo esserti amica, che avrei voluto già allora un futuro migliore per te. Se tu fossi qui, se tu ti ricordassi di me, se io avessi quella dannata possibilità di passare anche solo un'ora, cinque minuti con te, probabilmente, non saprei parlare e ti chiederei di dire cose a caso, perché così, questa volta, oltre che il tuo sorriso, i tuoi occhi, il tuo accento, i tuoi scherzi e le tue cavolate, cercherei di ricordarmi esattamente il suono della tua voce.

sabato 24 marzo 2012

Da bambina, vedevo mio padre come un essere privo di imperfezioni.

Chissà perché più cresco, più conosco mio padre e più lui fa crescere in me quella strana orribile sfiducia su tutto il genere maschile e soprattutto sulla loro sincerità.

giovedì 22 marzo 2012

Andiamo a vedere i ciliegi in fiore, io e te, nessun altro. Solo noi, per una volta e poi basta, ti chiudo dentro al cuore insieme al profumo dei ciliegi.

lunedì 19 marzo 2012

Straziami, strappami l'anima.

Sto pensando a lui, lui lui, quello che non so dove sia finito, se stia bene o male. Lui, quello che mi a sperare in qualcosa e più ci spero più ho paura e più ho paura più ascolto Bowie che (mi) canta Letter To Hermione per sentirmi meno sola. Sto pensando a lui e avrei voglia di piangere.
E lui, l'altro lui, è sparito, proprio ora che avrei più bisogno di lui, dei suoi messaggi e delle sue cazzate per non pensare, per sentirmi meno sola giusto per un po', per aspettare qualcosa che potrebbe arrivare e non qualcosa che vorrei che arrivasse. Lui che ha lei, però con me è stato carino e mi ha fatto perdere la testa comunque.
Straziami, strappami l'anima ma non sparire e ritornare ogni volta che io inizio a trovare una stabilità con i miei pensieri senza i tuoi messaggi, i vuoti allo stomaco e i batticuore.

lunedì 12 marzo 2012

"sei umana, amy" (cit.)

Nonostante io non accetti la mia condizione, sono umana e quindi, di conseguenza, è nella mia natura sbagliare, ma allora perché ogni mio minimo sbaglio lo sento pesare come se fossero mille errori grandissimi?

venerdì 9 marzo 2012

Di belle visuali, gente che da te vuole farsi uccidere, domande senza senso e di altre cose #3

D. B. che mi intima, ridendo, di stare zitta perché sono malvagia, che mi minaccia di "regalarmi una nota" ogni qualvolta che scoppio a ridere, ma che quando gli domando qualcosa per la scuola, o della scuola, muta e diventa la persona più gentile del mondo, così gentile, umano, da farsi quasi scappare un "cazzo", poi camuffato con un colpetto di tosse come a schiarirsi la voce, mentre dice che non devo scoraggiarmi così, perché non ne ho motivo.
E poi dicono che è uno stronzo, una testa di cazzo che provoca sempre e che critica tutto, ma cosa volete? Lasciatelo stare, ha solo voglia di svegliarci, di farci pensare. Lasciatelo stare, porca miseria ladra, che è l'unico a farci lavorare mentre gli altri si fanno i cazzi loro... ah, ecco perché vi da noia, lui non si arrende alla vostra apatia, mancanza di studio/voglia, lui vi fa studiare.

So I've been writing just for you.

Credevo di averti visto attraverso il vetro sporco dell'autobus che mi riportava a casa e la musica mi teneva compagnia, cercava di farmi stare su. Credevo di averti visto che camminavi per la strada mentre il mio autobus era fermo ad un semaforo, ma non eri tu. Ancora una volta, non eri tu. Non sei mai tu quello che vedo per strada, è sempre un momento di fantasia, un flash di pochi istanti, che mi fa sentire la mancanza dei tuoi saluti quando ci incrociavamo per strada. Sorridevi sempre, mi sorridevi sempre.
Credevo di averti visto mentre Bowie cantava, a tutto volume e con estrema dolcezza, I'm not quite sure what I'm supposed to do, so I'll just write some love to you.

lunedì 5 marzo 2012

Emy mente ancora
E' una sua capacità
Forse ha paura della sua fragilità

Emy adesso ha sonno
Dorme poco sai perché?
Vede mostri intorno che la portan via con sé

- cambiano una E con una A ed è tutto okay.

martedì 28 febbraio 2012

Di belle visuali, gente che da te vuole farsi uccidere, domande senza senso e di altre cose #2

Odio il mio compleanno e credo di averlo messo in chiaro - anche usando toni abbastanza acidi - con tutte le persone che, al contrario di me, si scaldano a ricordarsi che è alle porte, ma c'è A. che da due mattine, dopo avermi salutato sempre con un sorriso enorme sulle labbra, mi informa di quanto manca a quel giorno infausto. Qualsiasi altra persona sarebbe già morta, forse anche in maniera piuttosto dolorosa, ma a lui perdono tutto perché è l'unico che poi mi abbraccia.

domenica 26 febbraio 2012

Domani riapre la scuola, mentre sono tutti tristi, io ne sono assolutamente ed irrimediabilmente sollevata. Io sono un alieno o una persona fondamentalmente triste da trovare sollievo nella riapertura della scuola o semplicemente ho bisogno di distrazione, però l'opzione giusta tra le tre la devo ancora capire.

giovedì 23 febbraio 2012

E mischiare le lacrime con l'inchiostro.

Vorrei essere una di quelle persone emotive, di quelle che le loro emozioni le lasciano uscire e non le lasciano marcire dentro fino a farle imputridire.
Vorrei essere capace di spegnere la luce, di mettermi le cuffie, quelle piccole di cui ne funziona solo una, mettere una canzone strappa lacrime in ripetizioni continua e piangere, piangere senza freni, piangere così tanto da non riuscire a dormire, piangere fino a bagnare tutto il cuscino. Vorrei essere capace di piangere, perché così tirerei fuori tutto quello che non so tirare fuori. Vorrei essere capace di piangere, di piangere tutta notte, di piangere fino a domandarmi se queste lacrime potranno mai finire, di piangere e scrivere allo stesso tempo, vorrei essere capace di piangere mentre scrivo con la lampada sul comodino accesa e mischiare le lacrime con l'inchiostro.

mercoledì 22 febbraio 2012

"Tra poco sarai grande" (cit.)

“Tra poco sarai grande”.
Tra poco sarò grande, così dice papà.
Tra poco sarò grande, lo dice anche mamma e mi chiedo com’è che per la prima volta dopo anni, si ritrovino d’accordo su qualcosa che io trovo totalmente ed incondizionatamente sbagliato. Non sarò grande, non cambierà nulla dal giovedì al venerdì o dal sabato alla domenica o dal giorno alla notte, sarà tutto uguale, io sarò uguale.
Non sarò grande solo perché arriva quel fatidico diciotto, non sarò grande solo perché arriva la maggiore età, io sarò sempre la stessa. La solita ragazzina dai capelli orribili, dalle crisi di pianto alle quattro del mattino e che non si riaddormenta fino alle sei, quando suona la sveglia. Sarò sempre la solita che non sa cosa vuole essere “da grande”, che non sa cosa farà quando riuscirà a finire la scuola. Sarò sempre la solita che quando pensa al domani le viene l’ansia, perché le sarebbe piaciuto che andasse tutto come voleva lei. Io sarò sempre la solita ragazzina dai tremila file di word salvati, in buona parte con una storia dentro, una storia che è una via d’uscita ma che non finisce mai. Sarò sempre la solita ragazzina che ha una foto di nonno attaccata in camera e quando la guarda le vengono le lacrime agli occhi e allora canta Bella Ciao per calmarsi, sarò la solita ragazzina con un giacchetto di lana addosso che più che pararla dal freddo la para dalla solitudine.
Sarò sempre la solita ragazzina che vorrebbe trovare la fortuna nei biscotti della fortuna, che vorrebbe rivedere gli occhi di J. Per vedere Central Park un’altra volta, che vorrebbe rivedere quel ragazzo che non vede da anni ma che quando lo pensa si scatena una guerra. Sarò sempre la solita ragazzina con domande assurde per la testa, ma ben poca gente che vorrà provare a darle una risposta.


“Tra poco sarai grande”, no tra poco sarò solo me stessa con un grandissimo sorriso in faccia stampato in faccia con cui rispondere “ma grazie!” all’ennesima persona che oserà farmi gli auguri.
“Tra poco sarai grande”, no tra poco sarò solo me stessa che risponderà cordialmente alle chiamate dei parenti che non chiamano mai se non per Natale e compleanni e che mi terranno tre ore al telefono dicendo che si ricordano quando da bambina andavo a mangiare là e mangiavo solo pasta al pesto.
“Tra poco sarai grande”, no, papà, no. Tra poco sarò sempre al tua bambina che ogni tanto si chiede perché tu non capisca che lei non vuole essere considerata grande, perché quando la consideravi una bambina ti comportavi da super eroe e non da uomo qualunque che mente.
“Tra poco sarai grande”, no, mamma, no. Tra poco sarò sempre la solita bambina che ogni tanto si isola per casa a leggere un libro ed è come se non ci fosse.
No, tra poco sarò sempre me stessa con un anno in più e qualche speranza in meno. Vorrei che lo capissero tutti che io non voglio niente, se non il silenzio e la solitudine.

venerdì 17 febbraio 2012

Storm in a Teacup.

Sono qua da sola, in tv ci sono gli One Direction che cantano e mi verrebbe voglia di spegnere, solo che il telecomando è lontano e non voglio alzarmi. Mamma è già andata a letto e ora vado anch’io, però prima ho bisogno di svuotarmi un po’, perché quando andrò a letto, spegnerò la luce non voglio una marea di pensieri che esplode come una bomba atomica nella mia testa, voglio andare a letto, chiudere gli occhi e dormire.
Io, io che non sono mai stata brava a rialzarmi quando mi facevo male da sola al cuore, perché alla fine il cuore me lo sono rotta colpendomelo sempre da sola, io che non sono mai stata brava in queste cose, sono ad ascoltare tutte queste persone che chissà cosa cavolo vedono in me e mi parlano dei loro problemi di cuore e io ascolto, gli dico qualcosa e mi ringraziano, come se avessi fatto chissà cosa, ma in realtà riciclo solo cose che hanno detto a me, piccoli consigli che mi hanno dato una mano.
Scrivo e non seguo una logica, scrivo perché lo sento che stavo implodendo, perché leggere certe cose mi spiazza così tanto da dovermi fermare, perché se leggo ancora rischio di crollare. Scrivo, perché mi sono persa in una “storm in a teacup” e mi sento così dannatamente stupida. Scrivo, perché quando mi guardo allo specchio mi cerco nel mio riflesso, ma non mi trovo, non mi riconosco in quell’immagine che cammina a testa alta, nonostante ogni giorno, dentro, si senta sempre più persa. Scrivo, perché andare avanti da sola è impossibile e da qualche parte mi devo svuotare, ma anche ora non lo sto facendo, perché essere umana mi fa così paura, perché ad andare affondo rischio di trovare parti di me che non saprei controllare, non saprei rendere logiche, razionali come piacciono a me e allora sto qua e ci giro intorno.
Ma tu riesci ad immaginartela una tempesta in una tazza di tè?

lunedì 13 febbraio 2012

Di belle visuali, gente che da te vuole farsi uccidere, domande senza senso e di altre cose #1

il prof. di italiano tenta di uccidermi entrando nell'aula di informatica con aria affascinante, ma così affascinante che pensavo di essermi addormentata, mentre la mia compagna di banco mi è quasi venuta in braccio per vedere cosa scrivevo (sul blog) ed è una cosa che non tollero; A. mi ha confessato di farsi domande assurdo, tipo "come mai un albero si chiama albero e non pezzo di legno?" e io mi sono sentita meno sola e tipo sorrido, nonostante il dolore ai denti.

domenica 12 febbraio 2012

Tu mi scrivi, io sento le farfalle nello stomaco e questa cosa non mi piace per niente.

sabato 4 febbraio 2012

Before the end, I know I'll breathe again.

Quando ti penso, mi manca l'aria, perché sei un pensiero troppo grande.
Quando ti penso, mi manca l'aria, perché ho paura.
Quando ti penso, mi manca l'aria, perché sei troppo forte per una persona sola.
Quando ti penso, mi manca l'aria, perché ho paura per te.
Quando ti penso, mi manca l'aria, perché non so dove sei, come stai e se sorridi ancora come allora.
Quando ti penso, mi manca l'aria, perché trovare un senso a questo è troppo anche per me.

venerdì 3 febbraio 2012

Amy say she is all alone.

Ero a scuola totalmente sola, classe mia non è entrata ed io sono sempre la solita cogliona a cui queste cose non vengono dette, così si ritrova ad entrare alle nove e a trovare la classe vuota e la scritta sul registro "tutti assenti". Non mi avrebbe dato poi così tanta noia se non fosse che non posso andarmene a casa, perché minorenne -mapotevatefarmiusciremancaunmeseaidiciotto!- e una madre convinta che abbia fatto troppe assenze per meritarmi di uscire prima.
Non è stato tanto male essere soli, voglio dire, togli che avevo la classe in vasa da un'altra classe in cui conosco solo una tizia ed hanno la prof. che avevo addosso delle orribili scarpe molto tirolesi, togli che mi hanno interrogato e non sapevo un tubo - la divina provvidenza ha colpito ancora col miracolo della botta di culo chiamata "argomento a piacere"- e togli, in fine, che non avevo la mia valvola di sfogo a cui rispondere male se diceva mezza cazzata ed è stata una bella giornata.
Avevo iniziato a scrivere a scuola, quando avevo finito la verifica di informatica - "puoi non farla, ma almeno fai qualcosa!" potevo starmene a cazzeggiare su internet, tipo eh! - e mi avanzava una mezz'ora in cui non avevo niente da fare se non crogiolarmi nell'ansia di passare due ore da sola con quello di italiano, ma alla fine è suonata la campana e io sono rimasta col post troncato a metà e tipo avevo ancora più ansia perché non potevo scrivere avendo dimenticato l'agendina nel cassetto del comodino. Alla fine ho capito di avere l'ansia per niente, lui non è cannibale ed è ancora più gentile del solito se quando sta entrando in classe, dopo che è stato cinque minuti al telefono con la moglie e tu avresti voluto urlargli "me lo può gentilmente lasciare per due cazzo di ore!? lei può averlo tutta la vita, cavolo!", che sei solo tu.
Era bellissimo, oggi, con quel maglioncino blu e i capelli che iniziano a ricrescergli ed erano tutti spettinati e quel sorriso un po' amaro sulle labbra quando parlavamo del andamento della classe e io mi sentivo messa al suo pari e avevo sulle labbra quella domanda che non ho fatto, perché io mica lo capisco quando mi tratta come un'adulta, un'adulta con cui parlare di libri in sala insegnanti fino a che una collega non gli chiede qualcosa per gli scrutini, un'adulta... non come mi parla mio padre, che mi considera ancora una stupida bambina, ma io non ho mica il coraggio di chiederglielo come mai lui mi parla così, mentre gli altri non lo fanno mai. Era bellissimo, ma non perché lui sia bello oggettivamente, ha quel naso un po' così che sembra quasi che da giovane abbia fatto a boxe, era bellissimo perché oggi aveva più fascino che mai, o forse sono solo io che non lo vedo da dieci giorni. Era bellissimo con quella sciarpina beige a quadri sullo stile di Burberry e che, forse forse era davvero di Burberry, che gli dava quel non so che.
Però, me lo faccia dire, lei gioca scorretto, perché lei mi loda, mi parla come se fossi una sua pari e non una sua alunna, mi chiede della classe e mi dice che lei non lo capisce come faccio, io, a non essere riuscita al liceo quando ne ho tutte le capacità, lei gioca scorretto perché già io ho un debole per lei come professore (voglio dire, lei riesce a farmi andare bene di grammatica di cui, ci sono i testimoni, non ho mai capito un cazzo!) e per i suoi discorsi, perché lei crede nelle parole che dice e le brillano gli occhi quando fa quei discorsi un po' filosofici, un po' più seri e in classe riesco a seguirla solo io e mi sento un po' fuori posto e lei, invece, mi chiede un parere e io mi sento una normale, poi mi tratta così bene e mi chiama per nome e non per cognome e io, per poco, mi dimentico che lei è un mio professore, che lei ha vent'anni più di me e che è felicemente sposato con due figli, ma poi suona la campana e non si preoccupi, mi ricordo di tutto questo.

venerdì 20 gennaio 2012

"Sei sempre la solita esagerata"

Devo partire una settimana, ma sembra che debba partire per sempre vista la quantità di roba che porto via che in realtà è solo un quarto della roba che vorrei veramente portare e nessuno capisce che, io, per stare tranquilla devo avere tutte le mie cose con me e che nella valigia grande ci stanno anche le mie speranze, non solo i vestiti.
Parto, domani, e io sto sperando di arrivare e vedere la neve, perché quel bianco è rassicurante nonostante le cadute e la paura, perché quel mare bianco e candido si ruba sempre i pensieri restituendomeli, poi, al ritorno senza che facciano male.
Domani parto ed ho una paura folle, perché la montagna mi spaventa, perché sa essere bella ed infame, ma io, alla fine, vorrei sempre rimanere a Sestiere a fare l'eremita in mezzo al nulla quasi totale.
Domani parto e vaffanculo a tutti i pensieri e le paure, quelle le lascio a casa.

domenica 15 gennaio 2012

mi piacerebbe che suonassi alla porta e con quella tua faccia da coglione mi dicessi che passavi di qua e sei venuto a ridarmi il libro e io ti abbraccerei, ma non perché mi hai riportato (finalmente) il mio libro, ma perché sei passato, perché tutte le volte che ti abbracciavo mi hai sempre stretto forte o mi hai fatto girare, ti abbraccerei perché, se ti vedessi ora, non saprei farti tutti quei discorsi che devo farti, che mi hanno detto di farti.
mi piacerebbe che suonassi alla porta e con quella tua faccia da coglione mi dicessi che passavi di qua e io sorriderei, perché capirei che in realtà è tutto okay, anche solo per un momento.

giovedì 12 gennaio 2012

solo una stucchevole deriva criminale.

promettimi che, caro sconosciuto che non ho incontrato e non so quando e se mai ci incontreremo per più di un attimo, di sfuggita, in qualche stazione ferroviaria di qualche luogo sperduto, mi porterai a vedere i ciliegi in fiore. anche da lontano, se sei allergico, ma portami a vedere i fiori di ciliegio, te ne prego.

mercoledì 11 gennaio 2012

(non) gentile comunicazione di servizio.

sì, ho quasi diciotto fottutissimi anni, ma se smettete di ricordarmelo ogni dannatissimo giorno da qui a marzo, mi fate un favore, grazie. sì, mi fa un piacere della madonna che, se tutto va bene, mi venite a trovare, ma smettiamola di rompere il cazzo con la storia che io non posso non fare nulla per quel fottutissimo compleanno di merda, è solo un ennesimo compleanno, non cambia un cazzo dall'anno scorso a ora, porca miseria.
ah, sì e smettiamola di chiedermi di passare le verifiche, perché porcamiserialadravacca io ho bisogno di tranquillità per fare le cose, cazzo!
grazie della gentile attenzione.
e se continua così riprendo a fumare.

lunedì 9 gennaio 2012

oggi è uno di quei giorni in cui mi convinco che smettere di fumare è stato l'errore più grande della mia intera esistenza.

domenica 8 gennaio 2012

Non ho né la voglia né l'umore per rivedere certe facce di merda.

No, sul serio, io certa gente non la riesco a vedere dopo un weekend di merda in cui considero tornare a scuola una fortuna, figuriamoci dopo queste bellissime vacanze quanta voglia io abbia di rivedere gente che mi parla solo per sapere se ho fatto i compiti e posso passarglielo.
E sì i compiti sono fatti e finiti (emh, sì, tranne italiano, ammettiamolo) ma siccome erano vacanze anche per e mi sono messa lì e mi sono fatta tutta quella caterva di esercizi da quinta elementare di matematica e tutta biologia e tutto inglese e un quarto di italiano, potevi fartelo anche te, brutta faccia di merda che non sei altro.
Io a scuola non ci torno, cazzo.

venerdì 6 gennaio 2012

nonvogliopiùsentirelefarfallenellostomaco.

stasera uscivano tutti insieme, almeno credo e sto ripensando a quando ci è passato a prendere la prima sera che ero là e al fatto che aveva quella musica che non è musica e che mi fa tanto schifo e al fatto che si è girato con il sorriso stampato sulle labbra (e alle sue fossette) quando si è presentato e al fatto che ho pensato che in foto i suoi occhi non rendono, perché dal vivo hanno delle ciglia nerissime, lunghissime e foltissime che sono la fine del mondo.
ieri sera andavano al cinema, lui e lei, e a me viene una sensazione strana che forse è un misto tra una punta di gelosia e di tristezza, perché lei lo vede solo come un amico e lui la guarda con quello sguardo tanto dolce; ieri sera stava cadendo e quando me l'hanno raccontato ho riso, ma poi mi è venuta una gran voglia di (ri)abbracciarlo e dirgli che era okay, che infondo le foto da bimbomichia erano peggio che poi sarebbe solo una scusa per abbracciarlo un'altra volta.
stasera saranno usciti tutti insieme, o saranno (di nuovo) a giocare alla wii e io sono qua che scrivo di getto perché magari, stanotte, non mi sveglio ripensando al suo profumo e alle ciglia nerissime, lunghissime e foltissime e scrivo di getto perché almeno mi libero la mente e smetto di pensare al fatto che quando scrivevo alla mia amica (che poi era seduta in braccio a me) e gli dicevo delle fossette e delle guanciotte gli stavo dicendo che lui, in pratica, era la persona più tenera di questo mondo.
ed era bello essere bassa, quando tu mi hai abbracciato e sono finita ad affondare nel tuo piumino e quell'abbraccio che io ho sciolto, perché mi sentivo la faccia andare a fuoco e lo sfarfallio delle farfalle nello stomaco mi stava terrorizzando.
stasera guida piano, non inchiodare come fai di solito e non prendere i dossi "a 130 all'ora", non ho voglia di sentire che ti sei fatto male.

Scrivo su fogli di carta, mi sento un po' naufraga e il mondo va avanti anche senza di me.

Devo comprare la moleskine, senza di lei scrivo su fogli di carta volanti, che poi semino per i cassetti di camera mia e io coi fogli volanti non ci vado d'accordo, mi fanno sentire un po' più persa, un po' più naufraga e senza porto sicuro.
Soffro il jet-lag da una parte all'altra dell'Italia, quelle tre ore di treno mi hanno scombussolato l'organismo, o forse non è il jet-lag ma è Milano che se mi saluta con il sole come a dirmi che mi aspetta col sorriso mi manda in crisi, convincendomi che quello è il mio posto, non questo. Forse non è neanche Milano, lo smog, la nebbia, i campi vicino a dove sta la D., forse non è il posto, forse sono le persone che riescono a farmi sorridere mentre sul mio viso scendo le lacrime per chi prende strade diverse promettendo di rimanere amici, forse non è neanche quello, forse è che la timidezza c'era, ma si faceva vincere facilmente, non come qua che mi fa balbettare e diventare rossa come un peperone senza darmi la capacità di fare una frase sensata o forse è semplicemente che io, qua, non mi sento a casa e là mi sentivo libera di essere me stessa, libera di sentirmi a casa.
Sorrido e sono tenace, l'ho promesso prima di tutto a me stessa, ma io ora come ora sono stufa di questa strana convinzione che solo io posso affrontare quella persona, che solo io sarò in grado di fargli una discorso per capire cosa cazzo ha, perché non ne sono convinta, io so che quando lo vedrò rischierò di balbettare e di farmi infinocchiare dai suoi "con lei sono felice" e vaffanculo persino al sorriso e alla tenacia. E vaffanculo anche a me che ieri sera mi sono addormentata ripensando a quanto era bello quel fottutissimo abbraccio, anche se veloce e se io sono affondata nel suo piumino, e vaffanculo che mi addormento pensando a quel "ci vediamo, magari a marzo se riusciamo a venire" che mi fa sorridere e venir voglia di sperare in qualche cosa, anche se di speranze (con lui) non ci saranno mai.
E inizio l'anno col sorriso, ma poi sono malinconica e poi rido e poi mi sento naufraga e poi rido di nuovo di gusto e poi mi chiedo se quell'abbraccio è piaciuto solo a me.
E io scrivo su fogli di carta volanti e mi sento naufraga, perché il mio porto sicuro devo ancora comprarlo e io mi sto forzando a scrivere qua, perché gli occhi degli altri mentre scrivo mi mettono in imbarazzo, tanto anche.