E' uno di quei periodi brutti dove mi sembra che dopo il temporale, anziché arrivare il sole, arriva solo un altro temporale e poi pure le inondazioni. E' uno di quei periodi dove cerco di essere una brava persona, una brava studentessa, una brava figlia, una brava amica, ma mi sembra sempre di fallire in tutto, di non azzeccare nulla. E' uno di quei periodi dove se mi dicono che sono una merda ci credo, senza farmi dubbi su come e chi l'ha detto.
Mi sembrava che le cose andassero meglio, ma piano piano sono scivolata sempre più giù, la mia ansia, i miei dubbi, la mia fatica e poi le litigate con chi credevo amica, l'incidente, la macchina che forse è andata a puttane e io che mi sento un disastro in tutto, che torno a dipendere dagli autobus, dagli altri, dal non poter chiedere all'unica amica vicina di vederci per qualche sigaretta al "nostro pub perché non so più come muovermi. Cerco un appiglio in me e non trovo che un muro senza appigli. Mi risento come anni fa, come quando era tutto buio. Poi mi siedo e anziché vedere solo il buio vedo qualche luce, non tanto nella mia famiglia che più che mai sembra uscita da una canzone di Eminem, ma nelle amiche. Poche, pochissime, spesso lontane, ma sono lì e allora basta poco e anche se gli occhi pizzicano e faccio fatica a respirare almeno mi ricordo che non sono sola. Almeno c'è qualcuno e se urlo, questa volta non si perde nel buio. Qualcuno sente.
E' una consolazione forse da poco, ma che ora come ora è l'unica certezza che mi resta insieme alla musica. Tutto il resto frana, queste due cose no.
"Guarda chi resta", ha detto qualcuno e aveva ragione
martedì 19 dicembre 2017
domenica 5 novembre 2017
And I know, you're a part of me.
Ho sempre inseguito la figura di mio nonno cercando di essere quanto più simile a lui: forte, onesta, sincera, coerente nelle proprie idee, una brava persona. Ho sempre pensato che pur avendo imparato tanto da lui, come il fatto di battermi sempre per le cose in cui credo e in quello che credo giusto, io non abbia niente di lui né caratterialmente né fisicamente. L'unica cosa che ho preso da mio padre è il mento che è di mia nonna, non di nonno, e poi nient'altro, perché lui bellezza fuori dal comune con occhi di ghiaccio e capelli corvini, io anonima e niente di che. Lui uno da cui imparare, io un caso umano. E ho sempre sofferto un po’ di non riuscire ad essere come lui, soprattutto dopo la sua morte, perché sentivo di averlo perso, che non mi restava nulla.
Oggi ho riguardato vecchie foto con zia, mi mancavano troppo e avevo bisogno di rivedere i volti, di trovare i ricordi. Abbiamo parlato di nonno, di un biglietto di auguri e amore a nonna, abbiamo ricordato come sapesse scrivere e zia mi ha guardato dicendomi “ci sapeva fare con la penna, come ogni P.”. Ora ho gli occhi lucidi, perché so cosa intendeva con “come ogni P.” e allora capisco che non l'ho perso, che qualcosa di lui in me c'è.
Oggi ho riguardato vecchie foto con zia, mi mancavano troppo e avevo bisogno di rivedere i volti, di trovare i ricordi. Abbiamo parlato di nonno, di un biglietto di auguri e amore a nonna, abbiamo ricordato come sapesse scrivere e zia mi ha guardato dicendomi “ci sapeva fare con la penna, come ogni P.”. Ora ho gli occhi lucidi, perché so cosa intendeva con “come ogni P.” e allora capisco che non l'ho perso, che qualcosa di lui in me c'è.
venerdì 20 ottobre 2017
Quanta strada abbiamo fatto da quelle briciole d'estate per sei corde arrugginite e per un pizzico di libertà.
La verità è che non sono mai stati “la mia band preferita”, perché sono sempre stati qualcosa di più. Sono stati il mio porto sicuro nel bel mezzo di ogni tempesta in cui sono finita, in cui mi ritrovo.
Ripensandosi a giorni di distanza, penso che abbia davvero ragione mia madre quando dice che “ti hanno vista crescere, tu hai visto crescere loro“. Infondo, è vero perché gli ho visti cambiare, passare da essere idolatrati dalle ragazzine a doversi sentire dire “ah, quindi siete ancora vivi!?“; gli hon visti sorridere di cuore a chi c'è sempre stato e a chi è arrivato dopo; ho visto cambiare il loro modo di approcciarsi alla musica, di farla, sperimentare, rischiare di sbagliare e parlarne con i fan a cuor leggere, accettando ogni parere con un sorriso sul viso anche quando ammettono che, sulle prime, ci sono anche rimasti male per alcuni commenti, ma che è un album da ascoltare, perché il cambiamento c'è, si sente e può spaventare, non piacere (anche se, per qualcuno, era più scontato che non piacesse l'album di cinque anni fa). Loro mi hanno visto crescere attraverso undici anni della mia vita, mi hanno sentito ammettere che li devo molto, sanno quanto ci sia dietro a quel "siete il mio porto sicuro", dietro a un tatuaggio che ogni tanto brucia per il significato che ha; mi hanno vista ridere e piangere dalla transenna.
L'ultimo album ha preso diverse critiche senza meritarle, ma è stato bello parlarne con loro come tra vecchi amici. Non sono fiera di nessun musicista come lo sono di questi quattro ragazzi.
Ripensandosi a giorni di distanza, penso che abbia davvero ragione mia madre quando dice che “ti hanno vista crescere, tu hai visto crescere loro“. Infondo, è vero perché gli ho visti cambiare, passare da essere idolatrati dalle ragazzine a doversi sentire dire “ah, quindi siete ancora vivi!?“; gli hon visti sorridere di cuore a chi c'è sempre stato e a chi è arrivato dopo; ho visto cambiare il loro modo di approcciarsi alla musica, di farla, sperimentare, rischiare di sbagliare e parlarne con i fan a cuor leggere, accettando ogni parere con un sorriso sul viso anche quando ammettono che, sulle prime, ci sono anche rimasti male per alcuni commenti, ma che è un album da ascoltare, perché il cambiamento c'è, si sente e può spaventare, non piacere (anche se, per qualcuno, era più scontato che non piacesse l'album di cinque anni fa). Loro mi hanno visto crescere attraverso undici anni della mia vita, mi hanno sentito ammettere che li devo molto, sanno quanto ci sia dietro a quel "siete il mio porto sicuro", dietro a un tatuaggio che ogni tanto brucia per il significato che ha; mi hanno vista ridere e piangere dalla transenna.
L'ultimo album ha preso diverse critiche senza meritarle, ma è stato bello parlarne con loro come tra vecchi amici. Non sono fiera di nessun musicista come lo sono di questi quattro ragazzi.
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| "il tempo cambia il modo di guardare, ma le cose belle restano". |
lunedì 9 ottobre 2017
entro le quattro devo mandare la recensione sul film di Patti Smith, sto aspettando che sia pronto il caffè mentre finisco di segnarmi i dettagli tecnici prima di mettermi a scrivere cercando di rimanere oggettiva, quando vorrei solo dire che tutti dovrebbero vedere "Patti Smith: dream of life".
E ringrazio il cielo per essermi segnata per fare questo articolo e non quello su "To stay alive: a method", perché una parte di me sta ancora ripensando allo sguardo di Iggy Pop e ha di nuovo voglia di piangere (come se non avessi pianto per tutto il film, io che non piango mai sui film).
Mi piacciono queste mattinate calme di ottobre. Hanno un sapore nuovo, ma sembra un buon sapore.
E ringrazio il cielo per essermi segnata per fare questo articolo e non quello su "To stay alive: a method", perché una parte di me sta ancora ripensando allo sguardo di Iggy Pop e ha di nuovo voglia di piangere (come se non avessi pianto per tutto il film, io che non piango mai sui film).
Mi piacciono queste mattinate calme di ottobre. Hanno un sapore nuovo, ma sembra un buon sapore.
lunedì 2 ottobre 2017
Ieri sera mi è arrivata una mail, mi hanno selezionato come membro della redazione dell'area musicale del blog affiliato alla radio dell'università. Era la domanda secondaria tra le due che avevo fatto, la prima era per speaker, ma, come ho detto alla ragazza al colloquio, se mi avessero preso come blogger sarei stata onorata comunque.
E mi hanno preso. Io che quest'anno sono andata fermamente convinta che non mi avrebbero presa, che ho detto all'amica che era con me "vabbe, che si fa, ci si riprova l'anno prossimo?" sono sta presa.
Quella mattina sono andata al colloquio scoglionata, mi sono messa in caffetteria ad aspettare un'amica leggendo Guida galattica per autostoppisti con un espresso in tazzina grigia pensando che la frase che descrisse meglio la mattina fosse "avrei voluto squagliarmela con il Dio del Tuono" (che poi, per inciso, è uno state of mind di tutta la mia vita) mentre tenevo le cuffie per evitare che qualcuno mi parlasse. La riproduzione non faceva che passare una canzone che recita se lo vuoi, tutto è possibile. Non ci ho mai creduto. Mi fido così tanto di quella band da essermi tatuata un'altra loro canzone, ma in questa canzone non ho mai creduto e non mi hai mai neanche portato fortuna, ma ero così scoraggiata, così convinta che non sarebbe andata che ho detto "lasciamola, che male può fare?". Non ha fatto male, mi ha solo convinta ad andare e tentare con tutta la voglia che avevo di convincere, poi come andava andava. Sono andata, ho dato il meglio, ma uscendo ero convinta che sarebbe stato un nulla di fatto. Invece, ieri, ho avuto un po' di senso di colpa per la mia amica, che poi ha lasciato il posto alla paura folle di non essere all'altezza, di non essere in grado e alla convinzione che farò una brutta figura. Oggi, invece, ne sorrido, tanto. L'ho detto mio padre, al telefono, che come prima cosa mi ha detto "non ti hanno preso come eri convinta?" e, poi, quando gli ho raccontato che sì mi hanno preso per scrivere, dopo che gli ho spiegato, tutto contento mi ha detto "poi mi spieghi come leggerlo" seguito da "a scrivere sei brava, te la caverai bene". Ho sorriso, tanto, ho anche sentito pizzicare il naso.
Ho fatto un primo passo verso quello che sogno di fare da grande. Non so come andrà, quanto spesso sbaglierò e quanto dovrò impegnarmi per essere all'altezza, ma l'ho fatto.
E mi hanno preso. Io che quest'anno sono andata fermamente convinta che non mi avrebbero presa, che ho detto all'amica che era con me "vabbe, che si fa, ci si riprova l'anno prossimo?" sono sta presa.
Quella mattina sono andata al colloquio scoglionata, mi sono messa in caffetteria ad aspettare un'amica leggendo Guida galattica per autostoppisti con un espresso in tazzina grigia pensando che la frase che descrisse meglio la mattina fosse "avrei voluto squagliarmela con il Dio del Tuono" (che poi, per inciso, è uno state of mind di tutta la mia vita) mentre tenevo le cuffie per evitare che qualcuno mi parlasse. La riproduzione non faceva che passare una canzone che recita se lo vuoi, tutto è possibile. Non ci ho mai creduto. Mi fido così tanto di quella band da essermi tatuata un'altra loro canzone, ma in questa canzone non ho mai creduto e non mi hai mai neanche portato fortuna, ma ero così scoraggiata, così convinta che non sarebbe andata che ho detto "lasciamola, che male può fare?". Non ha fatto male, mi ha solo convinta ad andare e tentare con tutta la voglia che avevo di convincere, poi come andava andava. Sono andata, ho dato il meglio, ma uscendo ero convinta che sarebbe stato un nulla di fatto. Invece, ieri, ho avuto un po' di senso di colpa per la mia amica, che poi ha lasciato il posto alla paura folle di non essere all'altezza, di non essere in grado e alla convinzione che farò una brutta figura. Oggi, invece, ne sorrido, tanto. L'ho detto mio padre, al telefono, che come prima cosa mi ha detto "non ti hanno preso come eri convinta?" e, poi, quando gli ho raccontato che sì mi hanno preso per scrivere, dopo che gli ho spiegato, tutto contento mi ha detto "poi mi spieghi come leggerlo" seguito da "a scrivere sei brava, te la caverai bene". Ho sorriso, tanto, ho anche sentito pizzicare il naso.
Ho fatto un primo passo verso quello che sogno di fare da grande. Non so come andrà, quanto spesso sbaglierò e quanto dovrò impegnarmi per essere all'altezza, ma l'ho fatto.
"Se lo vuoi, tutto è possibile"
"Avevi dubbi?", mi ha chiesto provocatoriamente qualcuno.
sabato 30 settembre 2017
Hello darkness, my old friend.
Una mia ex compagnia di classe si è sposata, una convive, le altre sembrano tutte più o meno felici della propria vita, felici con quello che hanno, con quello che fanno. C'è chi si è laureato e ora lavora, chi non ha continuato, ma ha trovato un buon lavoro e incassa piccoli successi che, prontamente, spiattella ovunque sui social, perché sia mai che vadano persi, non notati.
E poi ci sono io. Io che a ventitré anni continuo a lavorare su obiettivi che, con buona probabilità, non raggiungerò mai, di conseguenza avrò passato anni a proseguire i miei studi, a impegnarmi, a sfruttare ogni dannata possibilità che mi sono trovata davanti (incassando un insuccesso dietro l'altro), e cerco di non darlo a vedere. Ogni cazzo di volta evito la gente per strada, perché io alla domanda "cosa fai ora?" dovrei rispondere "studio, tu?" sentendo poi arrivare la lista dei loro successi, professionali e personali, mentre io sono in uno di quei periodi in cui vedo tutto nero.
Come ti vedi tra dieci anni?
Non realizzata professionalmente, magari con un lavoro che mi permette di vivere, ma che mi fa schifo, che non mi dà soddisfazione alcuna. Forse vivrò per conto mio, in un appartamento in zona, perché non sarò riuscita ad andarmene, con un gatto e bottiglie vuote di una cena con le amiche, quelle che nel mentre si saranno realizzate, avranno messo su famiglia, avranno figlia che mi chiameranno zia. Come zia simpatica, matta come un cavallo (che poi non è matta, ma solo insoddisfatta, infelice, tabagista disperata e con un principio di alcolismo, ma nasconde tutto dietro alla simpatia), mi ci vedo bene.
E poi ci sono io. Io che a ventitré anni continuo a lavorare su obiettivi che, con buona probabilità, non raggiungerò mai, di conseguenza avrò passato anni a proseguire i miei studi, a impegnarmi, a sfruttare ogni dannata possibilità che mi sono trovata davanti (incassando un insuccesso dietro l'altro), e cerco di non darlo a vedere. Ogni cazzo di volta evito la gente per strada, perché io alla domanda "cosa fai ora?" dovrei rispondere "studio, tu?" sentendo poi arrivare la lista dei loro successi, professionali e personali, mentre io sono in uno di quei periodi in cui vedo tutto nero.
Come ti vedi tra dieci anni?
Non realizzata professionalmente, magari con un lavoro che mi permette di vivere, ma che mi fa schifo, che non mi dà soddisfazione alcuna. Forse vivrò per conto mio, in un appartamento in zona, perché non sarò riuscita ad andarmene, con un gatto e bottiglie vuote di una cena con le amiche, quelle che nel mentre si saranno realizzate, avranno messo su famiglia, avranno figlia che mi chiameranno zia. Come zia simpatica, matta come un cavallo (che poi non è matta, ma solo insoddisfatta, infelice, tabagista disperata e con un principio di alcolismo, ma nasconde tutto dietro alla simpatia), mi ci vedo bene.
mercoledì 27 settembre 2017
Cose positive in ordine sparso #1.
Treno in orario.
Un ragazzo che in treno leggeva una vecchia copia di La storia infinita.
Persona che ti consiglia di vedere il film del libro che stai leggendo perché "è fantastico!".
Le persone che offrono sigarette senza che io le chieda, anche senza conoscermi.
Le amiche che danno sostegno a distanza.
"Mi ricordo di te, eri venuta un anno fa, vero?" "Sì, ci ho riprovato" "Hai fatto bene".
Socializzare con gente simpatica che non rivedrai mai più.
"Salti tu, salto io" "Uno dei due alla fine muore".
Riprovare a fare un passo verso un grande obiettivo, nonostante un fallimento passato.
"Davvero, mi ricordo di te [...]. Non so perché non ti abbiamo richiamato" (senza che io l'abbia domandato).
Pensare "come va va".
Risate isteriche a caso.
Dormire.
Le canzoni belle alla radio.
Leggere Guida galattica per autostoppisti in caffetteria davanti a un espresso.
Le patatine classic stick a un passo da mezzanotte.
La riproduzione casuale che sa cosa passare.
Un ragazzo che in treno leggeva una vecchia copia di La storia infinita.
Persona che ti consiglia di vedere il film del libro che stai leggendo perché "è fantastico!".
Le persone che offrono sigarette senza che io le chieda, anche senza conoscermi.
Le amiche che danno sostegno a distanza.
"Mi ricordo di te, eri venuta un anno fa, vero?" "Sì, ci ho riprovato" "Hai fatto bene".
Socializzare con gente simpatica che non rivedrai mai più.
"Salti tu, salto io" "Uno dei due alla fine muore".
Riprovare a fare un passo verso un grande obiettivo, nonostante un fallimento passato.
"Davvero, mi ricordo di te [...]. Non so perché non ti abbiamo richiamato" (senza che io l'abbia domandato).
Pensare "come va va".
Risate isteriche a caso.
Dormire.
Le canzoni belle alla radio.
Leggere Guida galattica per autostoppisti in caffetteria davanti a un espresso.
Le patatine classic stick a un passo da mezzanotte.
La riproduzione casuale che sa cosa passare.
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